
F.A.I.B. – Federazione Italiana Benzinai – nasce nel 1963 grazie all’impegno dei gestori emiliani e toscani e nel 1970, insieme ad altre federazioni, fonda la CONFESERCENTI che ad oggi è l’associazione più rappresentativa nel settore della distribuzione dei carburanti. L’associazione prenderà parte alla manifestazione Oil&nonOil in fiera a Verona.
A pochi giorni dall’edizione 2025 dell’evento, abbiamo intervistato il Presidente Nazionale di FAIB Confesercenti, Giuseppe Sperduto, ponendogli alcune domande sullo stato dell’arte del settore e sul dibattito che porterà sul palco della manifestazione giovedì 23 ottobre.
Tra riforma della rete distributiva e potere contrattuale dei gestori. Quali sono oggi le priorità per il vostro settore?
Quella che noi, intendo l’insieme del settore e il Governo nazionale, definiamo come la riforma del settore, che da alcuni anni ci vede impegnati in un confronto serrato, affronta diverse problematiche: se da un lato mira a risolvere alcune criticità e cerca di indicare un percorso di innovazione, allo stesso tempo contiene anche una rinnovata disciplina contrattuale che spazza via le “illegalità” con le quali oggi si stanno gestendo moltissime attività di distribuzione carburanti. Per la nostra categoria la riforma non sarà tale se non affronterà e ripristinerà la legalità contrattuale sia negli affidamenti degli impianti, sia con la negoziazione degli aspetti economici. Del resto una profonda e seria ristrutturazione della rete, che sappia affrontare la doppia transizione digitale e dei carburanti a minor impatto, non può raggiungere i risultati auspicati se non dentro un quadro di regole certe e definite, senza le quali il settore si trasformerebbe in un mercato selvaggio con una fortissima e permanente conflittualità.
Le recenti sentenze dei tribunali che riaffermano i diritti delle gestioni contro i contratti capestro, di rispetto delle intese economiche e delle negoziazioni, dimostrano che questi aspetti assumono oggi una priorità rilevante dell’insieme della riforma.
Innovazione tecnologica, digitalizzazione e nuovi carburanti a basse emissioni: come saranno le aree di servizio nel prossimo futuro?
Volendo stare alla domanda potrei dire che l’orizzonte volge verso aree di servizo sempre più integrate da servizi, che assumeranno maggiore rilevanza rispetto a quella di oggi, in cui ci si rifornirà dei carburanti a minor impatto e si potranno realizzare servizi di assistenza, ricaricare batterie, noleggiare mezzi per la mobilità cittadina o fermarsi per uno spuntino. Si tratta di un processo sulla falsariga delle reti europee, ma non del tutto scontato e che impiegherà ingenti risorse e tempi lunghi, in cui probabilmente prevarrà una caratterizzazione nazionale.
Intanto osserviamo che sono in atto importanti processi di trasformazione delle titolarità dei punti vendita: cresce la quota di impianti la cui titolarità è riconducibile ai cosiddetti petrolieri privati, mentre si affacciano nuovi gruppi internazionali integrati. E ancora non sappiamo quali scelte si determineranno in sede europea sulla transizione ecologica dei carburanti. Anche per queste ragioni penso che come diceva un nostro vecchio dirigente, citando un detto latino, che esprimo in italiano: prima si pensi a vivere, poi a fare della filosofia.
I temi della legalità e della sicurezza sono centrali nella vostra attività di rappresentanza e sono il focus di un convegno che organizzerete durante Oil&nonOil. Come salvaguardarli al meglio?
Proprio così: la legalità e la sicurezza sono centrali della nostra attività. Ne aggiungo uno: la redditività delle nostre micro e piccole aziende di gestione su cui poggiano le reali e concrete operatività dei punti vendita. In questi ultimi anni abbiamo fatto uno sforzo enorme come associazioni di categoria per mettere al centro dell’attenzione dei nostri interlocutori – privati e pubblici – queste emergenze. Per molto tempo purtroppo inascoltati. Anzi, abbiamo subito una vera e propria aggressione con contratti capestro imposti, sistematica violazione degli accordi, lesione dei diritti e una totale colpevole assenza della parte pubblica, costretti a far fronte in piena autonomia a responsabilità improprie scaricate sulla categoria, spesso facendoci carico di oneri della sicurezza, mentre abbiamo subito una significativa contrazione della nostra redditività per effetto dell’aumento dei costi. Mi permetta una battuta: sugli impianti chi rischia la propria incolumità sono i gestori e i loro addetti, che ogni giorno assicurano, con un margine di solo alcuni centesimi al litro, un servizio di pubblica utilità. Non ci si può girare dall’altra parte. Oggi la riforma, a cui abbiamo accennato, serve proprio a ripristinare queste condizioni di sostenibilità della rete distributiva.


