Bruno Bearzi commenta a Oil&nonOil alcune questioni, portando la voce della sua associazione, Figisc Confcommercio. La categoria ha lasciato diverse memorie al governo sulla riforma della rete e, secondo Bruno Bearzi, quest’ultima andrebbe attuata soprattutto in termini numerici perché l’Italia conta circa 22.500 impianti (in Francia sono circa 11.000, in Germania 14.000 e nel Regno Unito 8.500). Nel nostro paese, inoltre, la media è intorno al milione e 300 mila litri contro i 3,1 milioni della Francia e 3,5 di Germania e Regno Unito. Sono dati che fanno capire l’efficienza della rete che, nel nostro caso, non esiste. Bearzi riporta come ci siano tantissimi impianti che vendono sotto il mezzo milione di litri e, un 30% di impianti, non raggiungono la soglia di sopravvivenza in termini di marginalità. Continua Bearzi: «Bisogna capire quanti di questi impianti siano in qualche modo delle lavatrici di soldi sporchi con infiltrazioni della criminalità organizzata. C’è l’illegalità fiscale e illegalità contrattuale».
L’associazione pensa che andrebbero chiusi tra i 6 e gli 8 mila impianti a basso erogato che non sono a norma secondo il codice della strada e che non sono stati chiusi con l’ultima razionalizzazione, la quale ha prodotto scarsi risultati in termini di chiusure. Perché questo avvenga, inoltre, sono necessarie delle risorse e il Governo non gradisce questa richiesta. Per chiudere gli impianti andrebbero eliminate le sovrastrutture e bonificate le strutture sottoterra: i prodotti inquinanti possono espandersi a causa di costruzioni vecchie e causare un danno ambientale.
Bearzi riporta inoltre la volontà di formalizzare il contratto di franchising o quello di affitto di ramo d’azienda ottenendo una liberalizzazione a tutto tondo e una svolta fondamentale per la figura del gestore che attualmente è titolare di partita iva ma non ha autonomia sul prezzo d’acquisto e su quello finale.
Sono stati presentati degli studi al ministero e, secondo Figisc, gli impianti attualmente esistenti, e che esisteranno dopo la decurtazione, dovrebbero diventare degli hub per la mobilità. Il futuro prossimo si baserà sull’idrogeno e sarà l’approccio finale per la mobilità. Nel frattempo, per il trasporto pesante, i biocarburanti vengono già utilizzati e fanno parte dell’offerta che dovrà essere presente in questi hub. Le colonnine diffuse sui territori, secondo Bearzi, portano via parcheggi: portare elettricità con dei kilowatt importanti per avere ricariche veloci è riduttivo, sarebbe più idoneo che l’automobilista, a prescindere dal carburante di riferimento, trovasse nella stazione di servizio tutto ciò di cui necessita.


