Zavalloni, segretario generale Fegica: “Prospettive incerte, necessario razionalizzare la rete”

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Dopo un calo delle vendite dell’85-90% il settore deve fare i conti con una ripresa vincolata da una serie di condizionamenti, in particolare la chiusura delle scuole
 

Intervista ad
ALESSANDRO ZAVALLONI, segretario generale FEGICA (Federazione italiana gestori impianti carburanti e affini)

 

Un calo delle vendite tra l’85 e il 90% durante i mesi di lockdown per contenere la pandemia di coronavirus e una ripresa in corso rallentata da vari condizionamenti. È questo il quadro descritto dal segretario generale di Fegica Cisl, Alessandro Zavalloni, che in un’intervista ha illustrato la situazione attuale del settore dei gestori degli impianti di carburanti e affini e le sue prospettive per il futuro. “In termini generali il Covid sul settore ha avuto un impatto pesante per due ordini di fattori: il primo è stato il calo di vendite dall’85 al 90%, ha dichiarato Zavalloni. “Passare tre mesi in queste condizioni ha generato un problema chiaro anche ai non addetti ai lavori”, ha sottolineato il segretario generale di Fegica, ricordando che tale situazione non ha consentito di ridurre nemmeno i costi fissi. Sulla rete ordinaria i costi sono stati “sufficientemente pesanti”, tuttavia, come osservato da Zavalloni, è sulla rete autostradale che i costi sono stati maggiormente avvertiti, a causa di un’apertura 24 ore al giorno, sette giorni su sette con tre turni di lavoro per giornata. “Anche nei punti vendita che normalmente di media erogano intorno ai cinque-sei milioni di litri, già al limite della sostenibilità economica, in questo periodo di calo delle vendite e costi inalterati si sono avvertite situazioni particolarmente drammatiche”.

Per quanto riguarda la situazione post-riapertura Zavalloni ha osservato che si è assistito a una ripresa, vincolata tuttavia a una serie di condizionamenti importanti, in particolare la chiusura delle scuole. In questo senso, per Zavalloni la riapertura dei plessi scolastici a settembre sarà un “elemento essenziale” per comprendere le prospettive future. Infatti, secondo il segretario generale di Fegica, oltre al movimento e quindi anche al consumo dei carburanti, legato alle seconde macchine, la ripresa delle scuole avrà effetti anche sulla riapertura dei luoghi di lavoro. “Se le scuole aprono gli uffici si ripopolano, se non aprono sarà un problema e continuerà ad esserci lo smart working”, ha spiegato.

Zavalloni ha sottolineato che in questo periodo, la Fegica si è posta “come obiettivo di ragionare con le compagnie petrolifere e con i titolari di autorizzazione in generale” riuscendo a chiudere accordi in emergenza che hanno consentito di tamponare la situazione. “Siamo riusciti a inserire la nostra categoria a buon diritto dentro i provvedimenti di carattere generale. Sulla rete autostradale abbiamo ottenuto per i gestori che non avevano potuto usufruire delle misure previste dalla cassa integrazione in deroga che i contributi fossero figurativi, con uno sconto sulla contribuzione. In termini generali siamo riusciti a far inserire la categoria, con la peculiarità della figura giuridica del gestore autostradale, anche sui contributi a fondo perduto che hanno rappresentato una sorta di boccata d’ossigeno. Per quanto la situazione sia stata drammatica, critica dopo il lockdown, ed è del tutto incerta per il futuro, sia con le nostre controparti naturali e anche con il governo la categoria ha ottenuto dei risultati, che non sono riusciti a pareggiare la criticità, ma sono riusciti a tamponarla e i gestori non si sono trovati generalmente allo scoperto”, ha sottolineato Zavalloni.

Per quanto riguarda le prospettive per il futuro, secondo il segretario generale di Fegica, a breve termine c’è grande incertezza. “La prospettiva è incerta sul breve periodo, lo è in tutto il paese, ed è difficile immaginarla in un settore come il nostro che risente dei movimenti che si creano nel paese”, ha affermato Zavalloni, ricordando che il settore della rete di distribuzione carburanti è uno di quelli che risente di più di alcune dinamiche e rientra, non a caso, in una serie dei monitoraggi sulla situazione del paese su cui fanno affidamento gli istituti di ricerca e il governo. Per quanto riguarda il lungo periodo e la possibilità di valutare e tentare l’accesso a fondi europei, Zavalloni ha sottolineato: “Lavoreremo per avere accesso ai fondi, ma sarebbe un errore non solo strategico ma anche irresponsabile immaginare che quella è la prospettiva del settore”. Infatti, per il segretario generale di Fegica è al settore stesso che spettano “il compito, la forza, la capacità, l’ambizione di governare sé stesso”. “Ci sono tante cose che dovrebbero essere fatte”, ha osservato Zavalloni, in modo che i gestori abbiano la possibilità di avere condizioni di lavoro eque, se non brillanti, ma ciò può accadere “solo se il settore in generale, imbocca una strada virtuosa”.

“Noi – ha precisato – già prima del Covid abbiamo detto che dovevamo uscire dall’emergenza del contratto di solidarietà. Una delle cose da fare è mettere mano agli accordi e rivedere le condizioni economiche, ma fare solo richieste non avrebbe senso. Ci siamo quindi posti la domanda, come Fegica, di dove reperire le risorse”. Tra le proposte delineate a questo proposito dal dirigente vi è anzitutto la razionalizzazione della rete. Infatti, tale necessità è dovuta a un erogato medio inefficiente, con un certo numero di impianti che sopravvivono solo grazie a carburanti, e alla scarsa manutenzione, con problemi di sicurezza e di impatto ambientale. Inoltre, secondo Zavalloni, un’altra problematica che impone una maggiore razionalità della rete riguarda la continua apertura di punti vendita in un settore definito saturo, alimentando situazioni che sono anche fonte di illegalità.

“Noi abbiamo un progetto che renderemo pubblico (a settembre). Dal nostro punto di vista dobbiamo avere l’ambizione e la forza di chiudere nell’arco dei prossimi tre anni almeno 10 mila punti vendita, riducendo a 15 mila punti la rete italiana. E sulla rete ordinaria chiudere almeno cento aree di servizio. Ciò non vuol dire chiudere tutta l’aerea di servizio, ma mantenere aperta la ristorazione e l’assistenza”, ha precisato Zavalloni. Per il segretario generale di Fegica infatti non ha senso avere ogni 30 chilometri un distributore, soprattutto alla luce dell’80 per cento delle vendite in meno dal 2008 a oggi. In ogni caso, secondo Zavalloni, è possibile avere una rete più razionale ricorrendo a strumenti che sono stati usati in altri paesi europei, come Belgio e soprattutto Paesi Bassi, che hanno razionalizzato la propria rete facendo in modo che i titolari chiudessero una parte dei nuovi impianti conferendoli a un fondo di natura pubblica, alimentato in parte da privati e in parte dal pubblico. Per il segretario generale di Fegica ciò consentirebbe di avere razionalità, procedure identiche, bonifica del terreno in maniera codificata e certificata. “Il Covid è un problema ma va trasformato in un’opportunità, cioè la necessità di avere una rete nazionale, non solo per avere impianti più efficienti ma anche per avere maggiore legalità”, ha concluso Zavalloni.