Secondo il presidente di Assogasmetano le domanda di auto alimentate a gas naturale non viene meno quando il mercato offre modelli nuovi e performanti. Le regole sul self service mirano a proteggere anche gli utilizzatori. Si basa su argomenti deboli il tentativo del mondo dell’elettrico di sminuire il ruolo energetico e ambientale del metano

Paolo Vettori è da anni una riconosciuta autorità nel mondo nazionale e internazionale del gas naturale. Dinamico, competente e polemico quando occorre, si batte per l’affermazione del CNG nel contesto energetico e ambientale del nostro paese fin dalla metà degli anni ’70. Partecipa e anima congressi, gruppi di lavoro, comitati, eventi, scrive, puntualizza…

 

Se un amico fraterno le comunicasse l’intenzione di acquistare un’auto elettrica, cosa gli direbbe?

Gli consiglierei di chiedere un mutuo per comperare due auto, una elettrica per “fare shopping” in centro città e una con altra alimentazione, meglio se metano, per poter “viaggiare”.

 

Viene praticamente meno la proposta nazionale di vetture a metano nel momento in cui la rete ha dimensioni e capillarità accettabili e nel momento in cui è forte la necessità di rispettare i parametri ambientali, come interpreta questa scelta industriale? Quali conseguenze prevede?

Parlerei di “una, sola, scelta” industriale, che appare incomprensibile.Quella di Fiat che dopo aver fatto il mercato e ottenuto vendite con numeri importanti, raggiungendo anche 140.000 immatricolazioni in un anno, adesso lo abbandona a vantaggio di case automobilistiche estere che hanno approfittato del vuoto lasciato dalla casa di Torino e producono vari veicoli oltretutto con ottime prestazioni che hanno riscontrato favorevole accoglimento da parte degli automobilisti. Ciò a dimostrazione che quando ci sono auto a metano performanti e pure belle, la domanda ancora c’è. Mi arrabbio quando penso a quante “Tipo” o “500X”, che hanno lo stesso pianale della Panda, sarebbero state vendute. Modelli che gli automobilisti hanno aspettato invano per mesi.

 

Percorrenza breve, revisione delle bombole, prezzo più elevato dell’auto…sono alcuni degli elementi che pare abbiano frenato l’affermazione dell’auto a metano: cosa occorre comunicare agli automobilisti ora che l’offerta di modelli risponde a differenti esigenze, le percorrenze sono medie e vengono proposte anche auto “lussuose”?

La domanda è bene posta: “pare abbiano frenato l’affermazione dell’auto a metano”.

La frenata, che indubbiamente c’è stata, non certo deriva dalla “percorrenza breve” o dalla “revisione delle bombole”, ma trova altre cause. In primo luogo il disorientamento da parte degli utenti che attendevano (giustamente) nuovi modelli Fiat e la conseguente assenza di domanda che ha fatto improvvisamente calare le immatricolazioni. Poi come è arrivata l’offerta, in particolare dei modelli del gruppo Volkswagen, il momento recessivo delle vendite è cessato e le immatricolazioni sono immediatamente aumentate in percentuali anche a due cifre,fino al 60 %. La seconda battuta d’arresto della domanda si è verificata a metà 2018 per questioni legate all’aggiornamento dei modelli del gruppo citato, ma ora le cose sono state sistemate e la domanda è immediatamente ritornata. Siamo fiduciosi che il 2019 si chiuda in positivo. Ci dispiace per Fiat che dopo aver investito in tecnologia e promozione, improvvisamente ha abbandonato un mercato che era suo e visti i risultati di VW avrebbe potuto fare anche numeri importanti.

 

Gli incentivi (come quelli concessi dalla Regione Veneto), anche valutando iniziative del passato, possono realmente favorire una significativa ripresa della domanda di auto a metano?

Certamente, specie in questo momento in cui si sta facendo largo, più sulla demagogia politica che indirizza gli utenti verso la voglia di mobilità elettrica o pseudo tale quale è quella ibrida, sarebbe auspicabile ritornare ad incentivare l’acquisto di nuove auto a metano ma anche, la trasformazione in modalità retrofit che darebbe un grosso contributo allo svecchiamento del parco auto circolante fino a euro4 (circa 12 milioni di vetture).

 

Non ritiene che chiedere il patentino per il self service sia un altro elemento che freni la scelta del metano e che silenziosamente faccia percepire il gas naturale compresso come pericoloso?

Quello che lei definisce il “patentino” non deve essere visto come un freno, come argomenta qualcuno che vuole polemizzare, ma è un segno di “responsabilità” a garanzia della sicurezza. Non possiamo nasconderci dietro a un dito: i serbatoi installati sulle auto contengono metano a 220 bar (e qualcuno vorrebbe spingersi fino a 260 bar) e per questo i materiali e le caratteristiche dei serbatoi seppure sappiamo rispettano norme costruttive rigorose, ma anche l’esercizio del rifornimento del metano non può prescindere da tale aspetto che è stato, quindi giustamente, normato dal Ministero dell’interno.

Quindi, non parliamo di metano pericoloso. Lo può diventare se qualcuno fa il furbo e non vuole rispettare, a sua tutela, le regole, magari anche, in alcuni casi, con un aiutino da parte di chi, agisce al di fuori dei circuiti ufficiali e affidabili di revisione delle bombole.

 

Gnl e biometano concorreranno a fare del CNG il carburante della transizione?

Certo. Non vengono percepiti così solo da chi vorrebbe fare sparire il metano nelle sue declinazioni, in quanto visto, dalla componente della mobilità elettrica, come concorrente. Se non fosse così, perché ci stanno facendo la guerra con argomenti deboli (per loro) sugli aspetti ambientali, utilizzando lobby che si spacciano per consulenti o una certa politica demagogicamente compiacente (bonus malus, docet)? Perché anche se si proclamano quelli “puliti”, proprio puliti del tutto non sono e noi, lo diciamo e poi siccome non hanno argomenti, controbattono affermando che noi diciamo scemenze. Forse invece è il contrario e lo abbiamo anche scritto. Non pare una scemenza paradossale affermare che l’Italia investendo nel metano ha buttato miliardi in infrastrutture che non serviranno più? Questo hanno detto autorevoli rappresentanti del mondo elettrico e ambientalisti che ora sono passati dalla loro parte.

 

Cosa può accelerare la produzione e l’utilizzo del biometano?

Quanto a “produzione e utilizzo” non occorre accelerare perché la potenzialità del biometano è già superiore di quasi sei volte l’attuale consumo di Cng per i trasporti ed è già iniziata la immissione in rete e il suo trasporto a mezzo carri bombolai.