Venditti (EG Italia): illegalità e assenza non oil fenomeni solo italiani

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Meno “non oil” e stazioni di rifornimento di gran lunga più piccole. Troppe associazioni e regole poco chiare. E soprattutto, un’illegalità che è “solo italiana”: “in altri paesi se accadessero fenomeni simili verrebbero repressi immediatamente e definitivamente”. Leandro Venditti, da aprile scorso Director of Business Development and Transformation Sales di EG Italia, elenca le molteplici differenze tra la rete italiana e quella degli altri Paesi. Nell’intervista che segue, poi, parla anche dei prossimi obiettivi in Italia della società.

 

Dopo quasi due anni di presenza di EG nella rete distributiva italiana, come vedete il mercato italiano?

Il mercato italiano e la rete hanno caratteristiche diverse da quelle in cui abitualmente EG opera negli altri paesi, caratterizzati da una forte prevalenza dei business diversi dall’Oil. I bilanci delle società italiane che operano sulla rete dicono che il business portante continua ad essere l’Oil. Le attività non-oil, quasi mai gestite direttamente, sostanzialmente sono funzionali ad integrare l’offerta della stazione ed a sostenere il conto economico del gestore.

 

Quindi, visto il ritardo della rete italiana, quali sono i vostri piani di sviluppo sul non oil?

Stiamo iniziando adesso a sviluppare in alcune stazioni il nostro modello adattandolo al mercato italiano, li consideriamo test che nel giro di un anno daranno importanti indicazioni su come e dove operare a regime. Certamente non è ipotizzabile un azione su ampia scala per i vincoli commerciali, comportamentali e strutturali tipici del mercato italiano, dalle abitudini di acquisto dei clienti alla disponibilità di spazi, elementi non certo trascurabili.

 

In generale, quali sono gli obiettivi nel medio e lungo periodo per lo sviluppo del business?

EG dispone di quasi tutti i principali brand food presenti sul mercato mondiale. Considerate che un format tipico di EG – come ad esempio le stazioni inglesi di proprietà – sorgono su “qualche ettaro” di terreno con le diverse offerte (Convenience, fast-food, lavaggi, hotel, etc.) dislocate in modo armonico ed ognuna dotata di propri spazi di servizio: le strutture che EG costruisce hanno un grande negozio Convenience che offre un’ampia gamma di prodotti, estremamente convenienti e aperti 24 ore su 24, 7 giorni a settimana.

Le stazioni italiane della rete ordinaria sono piccole, raramente superano i 3000/4000 mq di terreno su cui viene realizzato tutto – oil e non-oil – e, come gli operatori di settore ben sanno, spesso si fa fatica a trovare gli spazi per un semplice potenziamento con GPL o metano/GLN.

Lo sviluppo del business italiano, quindi, non potrà che essere focalizzato sul miglioramento del network attraverso investimenti in tecnologia, efficientamento, immagine, implementazione ragionata di format non-oil oltreché eventuali acquisizioni a condizioni sostenibili.

 

Come pensate di rispondere alla diversificazione di richiesta di carburanti? Installerete punti di ricarica elettrica? Aggiungerete punti di rifornimento GNL?

Sul GNL ed elettrico seguiamo con attenzione l’evoluzione del mercato, stiamo valutando diverse posizioni su cui poter investire.

 

Come deve cambiare la figura del gestore per dirigere stazioni di servizio caratterizzate dall’offerta di varie attività?

Personalmente credo molto nei gestori e nel modello tradizionale di gestione: il gestore è il vero, unico, terminale commerciale verso i clienti. Purtroppo il processo di selfizzazione e la competizione sui prezzi degli ultimi anni ne hanno svilito il ruolo. Le stesse Compagnie e le organizzazioni dei gestori, nonostante le aperture di alcune di esse verso soluzioni innovative in termini di relazioni e contenuti, fanno fatica a trovare accordi che rappresentino al meglio le esigenze attuali del mercato. Credo che il gestore 4.0 dovrà, da un lato avere un profilo imprenditoriale e professionale molto elevato, ma dall’altro avere una stazione che abbia – per strutture e servizi offerti – un assetto quanto più completo: un mix non facile da trovare. Il resto della rete dovrà necessariamente essere gestito con modelli alternativi a quelli tradizionali.

Dal punto di vista Oil occorre recuperare i fondamentali “di una volta”, tutti quei comportamenti ed attenzioni che portavano il gestore a stabilire una relazione sincera ed apprezzata col cliente, tornare ad essere presenti e lavorare sul piazzale.

 

Le compagnie petrolifere mostrano interesse decrescente per la rete, in Italia la distribuzione è assicurata da centinaia di operatori che gestiscono piccole reti di diverse dimensioni, a suo parere nel lungo periodo potrà reggere questo assetto?

Il processo di compravendita delle reti in Italia investe già da tempo compagnie ed operatori privati: sono in vendita molte più reti di quello che si vede o si sente ma domanda ed offerta, al momento, non si incontrano facilmente. E’ probabile che alcuni degli operatori privati di dimensioni già rilevanti e solidi finanziariamente, possano nei prossimi anni crescere fino a raggiungere e superare la dimensione – su base regionale – di compagnie petrolifere. Considerata la tendenza piuttosto irreversibile alla compressione di volume e margini li considero gli unici per cui le acquisizioni hanno un valore e che possono gettare il cuore oltre l’ostacolo.

 

Sembra non arginabile il fenomeno delle vendite illegali, quali interventi si possono ipotizzare?

Per esperienza diretta nella mia attività di consulenza prima di arrivare in EG, ho avuto modo di seguire alcune importanti vicende sull’illegalità sia dalla parte delle Procure che di operatori coinvolti dalle indagini. Se dovessi sintetizzare il mio pensiero credo che da un lato molti operatori di settore dovrebbero fare quotidianamente l’esame di coscienza – non solo riguardo l’acquisto/vendita di prodotti ma spesso anche l’affitto o la cessione di PV ad operatori notoriamente discutibili – ma dall’altro è necessario che gli organi preposti al controllo aumentino la propria competenza specifica sui carburanti – dal trading, alla logistica fino alla commercializzazione e gestione del PV. Mi auguro di sbagliare ma credo che quasi nessuno dei procedimenti in corso sull’illegalità produrrà i risultati da tutti attesi. Quindi, oltre a nuovi interventi normativi sulla parte fiscale di cui ormai si parla quotidianamente, occorre che le indagini e le tesi accusatorie siano costruite in modo molto più accurato e strutturato di quanto sino ad oggi ho avuto modo di vedere.

 

Il fenomeno è presente in altri paesi in cui operate?

No, è un fenomeno solo italiano, in altri paesi se accadessero fenomeni simili verrebbero repressi immediatamente e definitivamente.

 

EG Italia ha chiesto l’adesione a Assopetroli. Come mai la scelta di questa associazione e non di altre?

E’ quella più affine alla natura di EG. EG è proprietaria e gestisce stazioni di servizio, non ha interessi nella raffinazione e nell’upstream.

 

Non crede che in Italia ci sia un eccesso di “associazionismo” (dal metano ai retisti fino ai gestori)? Troppe associazioni in realtà non finiscono per indebolire una posizione che potrebbe essere comune? Anche al di fuori dell’Italia si registra una situazione simile?

Le centinaia di piccoli operatori e le loro esigenze diverse portano alla moltiplicazione delle rappresentanze sulla cui efficacia dubito quanto voi. Negli altri paesi è tutto molto più semplice e lineare principalmente sono più chiare le regole e la macchina amministrativa/legale funziona al meglio.

 

Oil&nonoil Roma ha una maggiore connotazione convegnistica e di confronto rispetto all’edizione veronese. Il Palazzo dei Congressi è vicino ai centri politici ed economici che guidano il settore, quali ritiene possano essere i temi da affrontare per offrire agli operatori un quadro chiaro del loro futuro?

I temi – purtroppo ancora irrisolti – sono sempre gli stessi:

– Una seria e definitiva ristrutturazione della rete avente come obiettivo la chiusura certa di impianti inefficienti (vedi gli effetti pressoché nulli della legge 124);

– Il contrasto e la risoluzione definitiva dell’illegalità e delle frodi del settore;

– L’introduzione di semplificazioni amministrative/legislative sia per i gestori – molti di essi rinunciano alla professione per la grande mole di adempimenti, le incertezze normative, il carico fiscale – che per gli operatori (semplificazione e riduzione dei tempi medi dei procedimenti amministrativi e legali). Quest’ultimo punto è quello che davvero – in modo drammaticamente immutabile nel tempo – danneggia l’apporto di ricchezza che il nostro settore può dare al paese.