Unione Petrolifera coglie la sfida della decarbonizzazione e diventa Unione Energie per la Mobilità

  Carburanti, Innovazione tecnologica, Mobilità sostenibile, NEWS & INTERVISTE

Il cambiamento di nome, dopo 70 anni di storia, riflette la nuova realtà delle aziende associate, attive sulle tematiche ambientali, i carburanti low carbon, l’innovazione e la ricerca

Unione Petrolifera (Up) ha cambiato il proprio nome in Unione Energie per la Mobilità (Unem). L’annuncio è avvenuto il 6 ottobre in occasione dell’assemblea annuale dell’associazione presieduta da Claudio Spinaci. Dalla nuova denominazione emerge la rinnovata mission strategica dell’associazione: promuovere, accompagnare e sostenere l’evoluzione dei propri associati e rappresentare nuove realtà attive sulle tematiche ambientali, sui carburanti decarbonizzati e sull’innovazione e la ricerca in tali ambiti. Il nome scelto, secondo l’associazione, crea continuità con il passato attraverso il termine “Unione” e introduce un nuovo concetto – energie per la mobilità – che “rappresenta l’evoluzione delle attività delle nostre associate”. “Ciò ha richiesto diverse modifiche dello Statuto per ampliare il perimetro di rappresentanza e ricomprendere non solo la produzione, stoccaggio e distribuzione dei diversi carburanti low carbon, tra cui gli e-fuel (carburanti sintetici non di origine fossile), ma soprattutto la ricerca per il loro sviluppo”, si legge in un comunicato stampa di Unem. “Le attività del Gruppo strategico carburanti ed energie alternative per la mobilità, istituito in Unione nel 2018, evidenziano questa trasformazione del settore che richiederà il contributo di tutte le tecnologie disponibili”, precisa la nota. “Dato il percorso evolutivo avviato, si è ritenuto che la denominazione Unione Petrolifera non comprendesse più pienamente, già oggi, le attività delle associate e, a maggior ragione, in prospettiva. Si è quindi ritenuto necessario individuare una nuova denominazione, in grado di descrivere questa nuova realtà, recependo la trasformazione avviata e, al contempo, consolidando i valori dell’associazione. È infatti di prioritaria importanza non perdere il patrimonio di credibilità, competenza e responsabilità costruito in oltre settant’anni da Unione petrolifera”, sottolinea il comunicato.

Lo scenario in cui nasce Unem coincide con un mutamento dell’intera filiera del settore dei carburanti, al lavoro per cogliere la sfida della decarbonizzazione, percorso che richiede ulteriori investimenti in ricerca e lo sviluppo di nuove soluzioni per dare una risposta concreta alle esigenze della mobilità moderna di merci e persone. Come sottolinea la stessa Unem nella presentazione sul nuovo sito ufficiale, il settore è all’avanguardia in Europa e l’Italia è uno dei pochi Paesi europei che può contare su due bioraffinerie. Altri progetti sono attualmente in fase di studio come la trasformazione in biocombustibile della biomassa lignocellulosica, la conversione termochimica come processo per convertire la biomassa prima in syngas e poi in una miscela di idrocarburi che può essere utilizzata per la produzione di biodiesel e carburanti di seconda generazione per bio-carboturbo. Un altro esempio è la tecnologia “Waste-to-Fuel”, la trasformazione di rifiuti grassi e oli in carboturbo rinnovabile, diesel e nafta, con una riduzione del 90 per cento dell’impronta di anidride carbonica rispetto ai combustibili convenzionali. Diverse raffinerie stanno inoltre lavorando su progetti finalizzati all’utilizzo o alla produzione del cosiddetto “idrogeno verde” che offre il doppio vantaggio di ridurre le emissioni dei carburanti e degli altri prodotti della raffinazione, consentendo al tempo stesso lo stoccaggio dell’elettricità rinnovabile in eccesso generata quando l’offerta supera la domanda. Un’altra tecnologia riguarda i sistemi CCS (Carbon capture and storage) dove l’anidride carbonica emessa dalle attività industriali (comprese le raffinerie) viene raccolta e stoccata in serbatoi sicuri e permanenti (di solito pozzi di petrolio o gas esauriti), per la produzione di idrogeno decarbonizzato (blu) da gas naturale, mentre l’anidride carbonica raccolta può essere utilizzata in combinazione con idrogeno (verde o blu) per la produzione di e-fuel.

Come sottolinea Unem, le raffinerie potranno quindi avere un ruolo determinante per altri comparti industriali, divenendo hub energetici a sostegno dello sviluppo e della produzione di idrogeno clean e low carbon, svolgendo inoltre un ruolo chiave nella gestione delle emissioni di anidride carbonica all’interno dei cluster industriali fornendo una gamma di energie e prodotti a basse emissioni di carbonio, sia per il settore dei trasporti che per la petrolchimica. Il futuro sviluppo di carburanti alternativi avrà ricadute positive anche per aziende dei comparti della logistica e della distribuzione, con un aumento della gamma di carburanti ed energie alternative da offrire ai clienti e piani per rendere “energeticamente e carbonicamente neutrali” i punti vendita.