Unem, per abbattere le emissioni nei trasporti serve il concorso di diverse tecnologie

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L’Unione energie per la mobilità nell’audizione alla Camera dei deputati ha sottolineato la necessità di soluzioni concrete, assicurando che il settore è pronto a offrirle

L’obiettivo di abbattere le emissioni di anidride carbonica nei trasporti richiede investimenti significativi, norme chiare e il concorso di diverse tecnologie. Questa la posizione espressa da Unem – Unione energie per la mobilità, nell’audizione del 20 settembre davanti alle commissioni Ambiente e Attività produttive della Camera dei deputati sullo schema di decreto legislativo di recepimento della direttiva europea 2018/2001 (Red II).

L’associazione riunisce e rappresenta le principali aziende che operano in Italia nell’ambito della lavorazione, della logistica e della distribuzione dei prodotti petroliferi, di prodotti energetici low carbon, tra cui i biocarburanti e gli e-fuels, e di tutte quelle nuove realtà industriali attive nell’innovazione e nella ricerca di tecnologie per la mobilità.

“Gli obiettivi in materia di riduzione delle emissioni climalteranti al 2030 richiederanno quote sempre maggiori di energia rinnovabile e, di conseguenza, nuovi e significativi investimenti che hanno bisogno di una normativa chiara, stabile, pienamente armonizzata con la disciplina comunitaria e coerente con gli altri Piani e target, ha premesso Unem, come si legge in un comunicato. L’associazione, infatti, ha sottolineato che gli operatori hanno bisogno di una prospettiva di lungo termine per lo sviluppo dei prodotti rinnovabili regolati dal decreto.

Unem si è poi soffermata sul settore dei trasporti, oggetto del titolo V dello schema del decreto. A questo proposito, le aziende associate “possono dare, da subito, un contributo concreto in termini di prodotti decarbonizzzati, quali sono i low carbon liquid fuels (Lclf). A partire dai biocarburanti che già oggi rappresentano, in termini di energia, il 10% dei carburanti immessi in consumo, per arrivare ai carburanti da carbonio riciclato (Rcf)”.
Questi ultimi, però, “scontano la mancanza di una metodologia di calcolo del Ghg saving, ovvero l’obbligo di abbattimento di una quota di gas a effetto serra (Ghg). Riguardo al calcolo per l’abbattimento di questi gas, secondo Unem, in attesa della regolamentazione della Commissione europea, è necessario anticipare a livello nazionale una metodologia, così da avvalersi immediatamente di quest’opzione, che può offrire un contributo all’economia circolare.

In particolare, per Unem è “molto positivo che ai fini del calcolo dell’obbligo, che lo schema di decreto fissa al 16% (comunque superiore al 14% previsto dalla direttiva), vengano prese in considerazione tutte le tipologie di biocarburanti (inclusi quelli di origine non biologica e da carbonio riciclato) indipendentemente dal settore di trasporto in cui sono immessi in consumo. Questo perché così non si pregiudica la competitività di alcuni segmenti del trasporto, come quello aereo e marittimo.

In conclusione, Unem ha ribadito l’impegno per gli obiettivi 2030 in materia di energie rinnovabili nei trasporti, assicurando che il settore è “in grado di offrire soluzioni pronte e concrete” e sostenendo la necessità di avvalersi di “diverse tecnologie” e di “tutte le materie prime disponibili purché rispettino puntualmente i criteri di sostenibilità.