Unem, la transizione energetica va gestita evitando contraccolpi del sistema di produzione

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Nell’assemblea annuale il presidente, Claudio Spinaci, ha osservato che i combustibili fossili sono ancora dominanti nella crescita della domanda e ha espresso preoccupazione per un dibattito limitato all’elettrificazione dei consumi

La vera sfida è gestire la transizione energetica “senza contraccolpi del sistema industriale e del sistema europeo di produzione”. È quanto affermato dal presidente di Unem – Unione energie per la mobilità, Claudio Spinaci, in occasione dell’assemblea annuale 2021. Spinaci ha notato come il dibattito in Europa sia limitato esclusivamente all’elettrificazione dei consumi e come il vero problema delle fonti “decarbonizzate” sia aumentare la produzione: “Dovremmo aumentare ricerca e sviluppo per aumentare le produzioni rinnovabili, ha detto.

La domanda di energia “ha ripreso a crescere in modo significativo ed è in larga parte coperta dalle fonti fossili che sono ancora dominanti e lo saranno ancora per diversi decenni, in assenza di soluzioni alternative nel soddisfare i fabbisogni essenziali, soprattutto nelle zone più povere del pianeta”, ha sottolineato il leader di Unem. A fronte della ripresa dalla crisi pandemica, la domanda di energia a livello internazionale ha ripreso a crescere – secondo le stime dell’Agenzia internazionale per l’energia (Aie) – del 4,6% nel 2021. Il 70% di questo incremento si avrà nei mercati emergenti e nelle economie in via di sviluppo. I fossili continuano a coprire gran parte della domanda di energia (l’80%): il petrolio rimane la prima fonte, subito dopo il carbone. “Mentre il petrolio è ancora un po’ in ritardo, il carbone ha già recuperato quanto perso nel 2020. Le rinnovabili continuano a crescere, ma meno dell’incremento di domanda e coprono circa il 30% della produzione di energia elettrica”, ha osservato Spinaci, che ha aggiunto: “Chi auspica il superamento delle fonti fossili, non considera il rischio che ciò deflagri in una pesante crisi energetica”.

Dal punto di vista della domanda petrolifera, nel quarto trimestre del 2021 dovremmo arrivare agli stessi livelli di domanda del 2019, intorno ai cento milioni di barili al giorno. L’Aie prevede che entro il 2026 la domanda petrolifera mondiale risalirà di circa 7,6 milioni di barili al giorno. Per quanto riguarda gli investimenti in estrazione e produzione, c’è stato un taglio superiore nelle compagnie occidentali (International Oil Companies) rispetto a quelle dei Paesi produttori (National Oil Companies), mentre si sta verificando una contrazione degli investimenti in ricerca e sviluppo di nuove fonti di grezzo e gas. Il baricentro della raffinazione mondiale continua invece a spostarsi verso Oriente, creando un problema strategico di sicurezza energetica e il rischio di una “forte delocalizzazione con un indebolimento della tenuta industriale dell’Europa e nessun beneficio dal punto di vista ambientale, ha avvertito il presidente di Unem.

In Italia, la domanda di energia nel 2020 è diminuita del 9,3% e la fonte che ha subito la maggiore contrazione è quella petrolifera, essendo legata principalmente ai trasporti. “Mentre le altre fonti di energia, in particolare il gas, hanno già recuperato nei primi mesi del 2021 gran parte di quanto perso nel 2020, il petrolio mostra ancora un certo ritardo”, ha evidenziato Spinaci. Stando alle stime di Enea, la domanda di energia in Italia nel 2021 salirà del 4%, recuperando circa due terzi di quanto perso lo scorso anno. “Nel settore dei carburanti, prevediamo un allineamento ai consumi 2019 già da luglio. Per quanto riguarda i consumi di jet fuel, si stima una crescita rispetto al 2020, ma con consumi inferiori rispetto al 2019. La piena domanda sul jet fuel potrà ritornare ai livelli pre-Covid non prima del 2024-2025, secondo tutti gli istituti di previsione”, ha spiegato il presidente dell’Unione, chiedendo un sistema normativo neutrale, che non escluda la raffinazione dal processo di transizione, e un tavolo di confronto con il ministero della Transizione ecologica.

Il tasso di utilizzo delle raffinerie in Italia dal 2020 è di circa dieci punti più basso dello storico-medio degli ultimi anni. Spinaci si è infine soffermato sul prezzo dei carburanti, specificando che gli italiani pagano il carburante 7-10 centesimi in più a causa dell’incidenza fiscale, perché il prezzo industriale è stabilmente più basso di quello che pagano gli altri Paesi europei e che quindi “il fenomeno illegalità è ancora presente”. Il presidente ha pertanto auspicato l’estensione a tutti i trasporti di alcune modalità di controllo, tipo il Gps, e il pieno riconoscimento strategico per il settore dei carburanti nel Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr).