Un autunno di sfide per il settore dei carburanti

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Secondo le federazioni dei gestori i prossimi mesi saranno decisivi per affrontare questioni come la razionalizzazione della rete, la lotta all’illegalità, la digitalizzazione, la transizione verde e la fiscalità

La pandemia di coronavirus ha avuto un forte impatto sull’economia e la filiera dei carburanti non fa eccezione. La ripresa delle attività economiche su scala nazionale lo scorso 4 maggio e la riapertura delle scuole il 14 settembre hanno contribuito al graduale ritorno alla normalità, confermando tuttavia il 2020 come un anno critico, ma anche come un’occasione per ripensare l’organizzazione del settore, alle prese con un calo drastico dei consumi, stimato nel 15% quest’anno rispetto al 2019. In questo contesto gli ultimi mesi del 2020, che vedono le federazioni dei gestori impegnate nel confronto con le compagnie petrolifere e col governo, si presentano come decisivi. Il settore, infatti, deve affrontare una serie di sfide che la pandemia di coronavirus ha reso ancora più evidenti come la razionalizzazione della rete, la lotta all’illegalità, la digitalizzazione e l’introduzione di carburanti a basso impatto ambientale in linea con gli obiettivi di decarbonizzazione.

Per quanto riguarda la razionalizzazione della rete, la domanda dovrà fare i conti con le politiche dell’Unione europea per la decarbonizzazione e la maggiore efficienza in ambito motoristico, rendendo necessaria una ricalibratura dei punti vendita. Le richieste di razionalizzare la rete giungono da più parti, dalle associazioni sindacali a quelle degli industriali, secondo cui nei prossimi anni vi sarà la necessità di ridurre gli attuali 25mila punti vendita, ridondanti rispetto al passato, considerata la riduzione dell’80% delle vendite dal 2008 a oggi.

La razionalizzazione della rete avrebbe ricadute positive anche sulla lotta all’illegalità. Il fenomeno è sempre più diffuso e dall’ultimo “Libro blu” dell’Agenzia Dogane e Monopoli emerge che nel 2019 nel settore dei carburanti sono state accertate 983 violazioni per un valore di maggiori diritti accertati (Mda) pari a circa 108 milioni di euro.

Un’altra sfida per il settore riguarda il processo di digitalizzazione. Dal primo ottobre infatti è entrato in vigore l’obbligo di utilizzo del sistema informatizzato per l’emissione e la compilazione del Documento di accompagnamento semplificato (Das) limitatamente alla movimentazione, nel territorio nazionale dello Stato, della benzina e del gasolio usato come carburante assoggettati ad accisa. In sostanza il modulo che accompagna l’immissione sul territorio di un prodotto commerciale soggetto ad accisa è diventato elettronico. Ciò dovrebbe agevolare il controllo dei movimenti di carburante e il perseguimento dell’importazione e del commercio illegali di prodotti petroliferi destinati all’autotrazione. Tuttavia, l’entrata in vigore dell’obbligo dell’e-Das in un momento di crisi ha suscitato qualche preoccupazione per gli oneri dell’adeguamento dei sistemi informatici e dell’aggiornamento delle procedure.

La filiera della distribuzione petrolifera inoltre sta facendo i conti con un mutamento delle fonti di approvvigionamento che vanno dal gas nelle sue varie forme (CNG, bio-CNG, LNG e bio-LNG) ai nuovi carburanti a basso impatto ambientale, come il biodiesel e l’elettrico. La transizione verso nuove fonti è alla base del Green Deal per la transizione verde dell’Unione europea, che prevede la neutralità carbonica nei trasporti entro il 2050, e risulta fondamentale per poter intercettare i fondi che verranno messi a disposizione dall’Ue, dato che il 37% delle risorse erogate tramite il Recovery Fund sarà destinato a progetti “green”. Il percorso per l’utilizzo di nuove fonti per la mobilità, in particolare quella pesante, è già in corso, come dimostra, ad esempio, il decreto ministeriale del 14 agosto (pubblicato in Gazzetta ufficiale il 23 settembre) con cui il ministero delle Infrastrutture e dei trasporti (Mit) ha predisposto gli incentivi per i cosiddetti tir “verdi”, con contributi per le imprese di autotrasporto merci da un minimo di 2mila a un massimo di 20mila euro per singolo mezzo.

In questo contesto, la sfida per i prossimi mesi e per il 2021 è rappresentata anche dalla fiscalità, un tema ricorrente nell’ambito dei carburanti. I dati di Unione petrolifera mostrano come a causa delle accise i consumatori italiani, sia privati che commerciali, paghino un prezzo più alto per i prodotti petroliferi di uso più comune pari a circa 4 miliardi di euro in più rispetto alla media europea. Al vaglio delle autorità vi è il taglio ai sussidi ambientalmente dannosi che potrebbe portare a un ulteriore rialzo dell’accisa sul gasolio, che ora gode di un’agevolazione. Come sottolineato da diversi operatori del settore, con l’evoluzione motoristica che oggi è livello di euro 6d e lavori già avviati per un nuovo standard euro 7, le emissioni di carburanti sono molto contenute e in alcuni casi già prossime allo zero. La richiesta da più parti è quella di tenere conto dell’intero ciclo di vita del binomio veicolo-propellente e non solo dello scarico, anche attraverso la riformulazione della fiscalità energetica europea sulla base delle reali emissioni di anidride carbonica calcolate con il metodo Lca (Life Cycle Analysis).