Stazioni di servizio: il futuro digitale è dietro l’angolo

  Tecnologia

Automobili a guida autonoma, applicazioni mobili e veicoli connessi in rete rivoluzionano la distribuzione di carburanti

a cura della società di consulenza Oliver Wyman

Riuscite a immaginare un mondo in cui non occorre mai fare benzina a una stazione di servizio, né scendere dall’auto? E non perché la stazione di servizio abbia assunto più benzinai.

Pompa e veicolo sono in grado di comunicare tra loro, cooperare per scegliere il carburante desiderato, e riempire il serbatoio senza l’intervento dell’automobilista. Come accade con il Telepass, si paga mediante un’applicazione connessa al cloud che, in futuro, verrà integrata di serie sulla maggior parte delle auto. Se il vostro veicolo è a guida autonoma, potrete restarvene comodi e felici a letto o al computer, mentre la vostra auto fa benzina senza nemmeno che voi siate presenti.

Questo è il futuro che attende le stazioni di servizio e i consumatori di benzina. Oggi, le app di confronto possono sembrare il massimo della tecnologia al vostro benzinaio di fiducia, ma nel giro di 10-20 anni, la stazione di servizio dietro l’angolo si troverà con ogni probabilità a dover rifornire di tutto, dalle automobili ibride, a guida autonoma ed elettriche ai veicoli utilizzati per il car sharing, e a dover offrire loro ben più della semplice benzina normale e super plus.

 

Una rivoluzione digitale

Come è già accaduto a diversi settori industriali, sconvolti e trasformati dalla tecnologia, anche la classica stazione di servizio è destinata a subire, a breve, una rivoluzione digitale radicale, che la connetterà non soltanto al consumatore, ma al veicolo stesso. Si tratta di un mutamento dettato non da un singolo trend, ma da tutta una serie di sconvolgimenti che vanno al di là del semplice rapporto tra automobilista e veicolo e delle modalità in cui il carburante viene venduto. E sulla scia di tutti questi cambiamenti, anche il modello commerciale su cui si basa la stazione di servizio dovrà, in ultima analisi, iniziare a rispecchiare questa nuova realtà.

La domanda di benzina ha iniziato a calare nelle economie più mature: una contrazione destinata a proseguire, considerato il crescente numero di persone che non aspirano più a possedere un’auto quanto le generazioni precedenti.

L’ultimo censimento svolto negli Stati Uniti ha rilevato un lieve incremento del numero di famiglie senza auto nel 2015, forse dovuto in parte al fatto che un numero maggiore di persone decide di vivere nei centri urbani, e in parte al documentato scarso interesse dei millennial (ovvero la nuova generazione nata tra gli anni ’80 e il 2000) a diventare proprietari di un’automobile.

La stazione di servizio, diciamo, del 2030 non dovrà soltanto funzionare in modo diverso, ma dovrà farlo in modo tale da ricavarne un profitto. Un’idea futuristica potrebbe essere, ad esempio, quella di far consegnare agli automobilisti, comodamente in attesa sul proprio veicolo, gli spuntini o i pacchetti ordinati in precedenza, a droni a corto raggio.

 

È il servizio che conta, non la benzina

La stazione di servizio del futuro dovrà rispecchiare la varietà della sua clientela. Data la crescente popolarità dei veicoli ibridi ed elettrici, come quelli costruiti da Tesla, la stazione di servizio dovrà prendere in considerazione di offrire delle stazioni di ricarica, come alcuni operatori già fanno in Europa. Oppure, la clientela potrebbe richiedere gas naturale compresso o gas di petrolio liquefatti. Già oggi, benzina e gasolio generano meno del 30% dei profitti di una stazione di servizio media: un dato che potrebbe continuare a calare, a causa non necessariamente di una diminuzione della domanda, ma dell’elevata quantità di altri servizi e prodotti proposti dalla stazione di servizio.

Naturalmente, siamo abituati a stazioni di servizio simili a minimarket, un aspetto che le rende più familiari, oltre che un servizio destinato a diventare sempre più diffuso e sofisticato con il passare del tempo. Ma la stazione di servizio diventerà anche, con ogni probabilità, un luogo in cui ritirare gli articoli acquistati su Amazon, consegnati in loco da un drone, oppure la spesa precedentemente ordinata o la biancheria lavata a secco. Sostanzialmente, la stazione di servizio di fiducia si trasformerà in una enorme casella postale, o in una sorta di portineria personale: un pratico sportello unico in un’era di fiorente sharing economy.

Inoltre, la trasformazione potrebbe non limitarsi ai servizi offerti dalla stazione di servizio, arrivando a rivoluzionarne gli orari. Una stazione di servizio del 2035 potrebbe registrare l’ora di punta alle due di notte, quando le automobili a guida autonoma sono programmate per recarsi a fare il pieno, in modo tale da essere pronte a raggiungere l’ufficio la mattina successiva.

Con il diffondersi dei servizi di rifornimento su richiesta, esiste inoltre la possibilità che i pagamenti non vengano effettuati alla stazione di servizio. Tramite un’applicazione, i consumatori possono digitare il proprio ordine e ricevere il carburante richiesto nel parcheggio dell’ufficio o nel vialetto di casa.

 

Un nuovo modello commerciale

Con il moltiplicarsi dei servizi di car sharing, come Lyft e Uber, le stazioni di servizio si troveranno a gestire anche un numero maggiore di acquirenti all’ingrosso. Invece di vendere ai singoli automobilisti, le diverse catene potrebbero limitarsi a siglare contratti a lungo termine con le aziende che assumono i conducenti per questi servizi. I costruttori di automobili a guida autonoma, inoltre, potrebbero decidere di elaborare programmi di rifornimento a lungo termine per chi acquista i loro veicoli.

Se, da un lato, questo sconvolgimento potenzialmente travagliato non costituisce una notizia particolarmente gradita per i titolari di stazioni di servizio indipendenti, dall’altro rappresenta un’opportunità per i pionieri pronti ad accogliere e anticipare il cambiamento. Già iniziano a diffondersi stazioni di servizio sperimentali, dotate di sistemi di analisi predittiva e di altre innovazioni tecnologiche come i servizi di pagamento su dispositivi mobili. Ad esempio, una catena statunitense di stazioni di servizio-minimarket è pronta a ridurre i prezzi del carburante fino al 10% al gallone per i clienti che decidono di pagare con addebito diretto via app.

Entro il 2022, le auto integreranno una connettività internet tale che gli automobilisti potranno semplicemente indicare al proprio veicolo dove andare a fare rifornimento, e attendere che sia l’auto stessa a pagare per il servizio. Nel Regno Unito, Jaguar e Shell stanno testando una serie di funzionalità avanzate per consentire un’interazione tra le stazioni di servizio e veicoli dotati di una connessione in rete di questo tipo.

La rivoluzione digitale ha già compresso il ciclo di vita dei prodotti e sconvolto con un vento di innovazione numerosi settori industriali. Volenti o nolenti, la tradizionale industria dei carburanti sembra essere uno dei prossimi obiettivi di questa rivoluzione.

Solo una cosa non è ancora chiara: quali operatori andranno a far parte dei pionieri di questa nuova era, e quali invece preferiranno restare a guardare.

 

LA STAZIONE DI SERVIZIO DAL 2030 IN POI

La stazione di servizio del futuro potrebbe essere chiamata più a offrire servizi che non a vendere i carburanti tradizionali

 

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