Standard Ue per i veicoli, il settore dei combustibili rinnovabili chiede un approccio più inclusivo

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In una lettera aperta 12 associazioni richiamano il principio della neutralità tecnologica e segnalano il rischio di lasciare indietro una parte dell’Europa

L’Unione europea dovrebbe riconoscere “il contributo dei combustibili rinnovabili sostenibili” negli standard in materia di anidride carbonica per i veicoli. In altre parole, dovrebbe attenersi al principio della neutralità tecnologica nella sua proposta di revisione degli standard, nell’ambito del pacchetto “Fit for 55”, contenente 12 misure per conseguire l’obiettivo di riduzione delle emissioni di gas-serra del 55% entro il 2030.

Questo l’appello rivolto in una lettera aperta all’Ue da 12 associazioni europee per i combustibili rinnovabili: AECC – Association for Emissions Control by Catalyst, CLEPA – European Association of Automotive Suppliers, CO2 Value Europe, EBB – European Biodiesel Board, eFuel Alliance, ePure, EWABA – European Waste-based & Advanced Biofuels Association, FuelsEurope, Methanol Institute, NGVA – Natural & bio Gas Vehicle Association, Upei – The voice of Europe’s independent fuel suppliers e VDMA – Mechanical Engineering Industry Association.

Secondo i firmatari si tratta di un riconoscimento che permetterebbe di sostenere l’espansione della produzione di carburanti a tasso di anidride carbonica basso o nullo “in modo tempestivo, efficiente dal punto di vista socioeconomico e senza lasciare indietro nessuno.

Nella lettera – datata 2 luglio e indirizzata al vicepresidente della Commissione, Frans Timmermans, e ai commissari Adina-Ioana Vălean (Trasporti), Kadri Simson (Energia) e Thierry Breton (Mercato interno) – si sottolinea che “un motore a combustione interna (Ice) alimentato con combustibili sostenibili rinnovabili ha un’impronta carbonica paragonabile a quella di un veicolo elettrico alimentato con elettricità verde” e che “i combustibili rinnovabili sostenibili sono pienamente compatibili con i veicoli esistenti, le infrastrutture logistiche e le strutture di rifornimento”.

Secondo i rappresentanti della catena del valore del trasporto su strada sostenibile, l’aumento di questi combustibili è praticabile e può aggiungersi ai benefici dell’elettrificazione ed è necessaria una prospettiva “olistica” che vada al di là della valutazione delle sole emissioni di scarico.

A loro parere questo cambiamento di focus potrebbe tradursi in “cambiamenti normativi relativamente piccoli”, in particolare nell’introduzione di un “meccanismo volontario di accredito per i carburanti rinnovabili e sostenibili nelle politiche in materia di anidride carbonica per i veicoli”. Ciò garantirebbe anche “un livello di scelta dei consumatori e l’accesso alla mobilità per tutti i cittadini europei”.

Le varie associazioni coinvolte, infatti, vendono il rischio di “un’Europa a più velocità” e di “una quota significativa di consumatori europei lasciata indietro”, soprattutto nell’Europa centrale, orientale e meridionale, dove i parchi circolanti sono più datati, e con conseguenze anche per l’occupazione. In sintesi, “è necessario un approccio più inclusivo, che valuti il contributo di tutte le tecnologie a basse emissioni di anidride carbonica”, concludono i firmatari, dichiarandosi disponibili a collaborare con la Commissione per elaborare “una strategia integrata”.