Rigetto, sospensione e revoca delle autorizzazioni per i depositi di prodotti energetici, destinatari registrati e traders: brevi cenni di riflessione

  FIERA, Oil&nonOil Verona 2021

Intervento a cura di Avv. Bonaventura Sorrentino, Partner Studio legale e tributario Sorrentino Pasca Toma

La lotta alle frodi nel settore petrolifero coinvolge tipicamente talune categorie di operatori e strumentalmente, i depositi oggetto della loro attività fraudolenta; parliamo, nello specifico, di: depositi fiscali, depositi commerciali con operatività da destinatari registrati e depositari conto terzi (traders).
Il fenomeno delle frodi è legato alla privatizzazione del settore, che ha aperto spazi di mercato a nuovi soggetti non sempre affidabili che danni all’Erario ed ai principi di una corretta corretta concorrenza.

 


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giovedì 25 novembre 2021
16:30-18:00 • SALA VERDE, Padiglione 12
Istanze autorizzazioni per depositi fiscali e presupposti per rigetto: carenza normativa e tutele per il contribuente

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Il legislatore di recente ha concentrato i propri sforzi normativi in contrapposizione al fenomeno prevedendo, in presenza di talune condizioni che riguardano l’impresa richiedente od il rappresentante legale della stessa, normativamente regolamentate dagli articoli 8 e 23 del Testo Unico del 26 ottobre 1995 n°504, il rigetto, la sospensione o la revoca delle autorizzazioni.
Quelli che vanno chiariti sono taluni aspetti esegetici delle norme di riferimento, in sede di verifiche ed accertamenti preliminari al rilascio delle autorizzazioni; controlli che, talvolta, vanno oltre il dettame normativo.
Sostanzialmente, la carenza delle norme di merito nei loro criteri di attuazione, può comportare il rischio di rigetti e revoche prive di fondamento; ad esempio, con riferimento alla verifica del requisito della economicità in capo al richiedente.
Notoriamente le condizioni per l’ottenimento delle autorizzazioni riguardano requisiti oggettivi e soggettivi in capo al richiedente, sono distintamente riportati all’articolo 23, comma 6 e seguenti, con riferimento ai depositi fiscali, ed all’articolo 8 comma 1 bis per quanto riguarda i destinatari registrati, nell’ art. 1, commi da 945 a 959, della legge 27 dicembre 2017, n. 205 in materia di depositari conto terzi (traders).
Sinteticamente, il legislatore ha stabilito, con riferimento ai destinatari registrati che l’autorizzazione è negata e l’istruttoria per il relativo rilascio è sospesa, allorché ricorrano nei confronti del soggetto che intende operare come destinatario registrato le condizioni di cui ai commi 6 e 7 dell’articolo 23; ossia “…., nel quinquennio antecedente la richiesta, sia stata pronunciata sentenza irrevocabile di condanna ai sensi dell’articolo 648 del codice di procedura penale, ovvero sentenza definitiva di applicazione della pena su richiesta, ai sensi dell’articolo 444 del codice di procedura penale, per reati di natura tributaria, finanziaria e fallimentare e per i delitti non colposi previsti dai titoli II, V, VII, VIII e XIII del libro secondo del Codice penale, per i quali sia prevista la pena della reclusione. La predetta autorizzazione è altresì negata ai soggetti nei confronti dei quali siano in corso procedure concorsuali o siano state definite nell’ultimo quinquennio, nonché ai soggetti che abbiano commesso violazioni gravi e ripetute, per loro natura od entità, alle disposizioni che disciplinano l’accisa, l’imposta sul valore aggiunto e i tributi doganali, in relazione alle quali siano state contestate sanzioni amministrative nell’ultimo quinquennio…”.

Con riferimento ai depositi fiscali di prodotti energetici, oltre ai casi richiamati per il destinatario registrato l’autorizzazione di cui ai commi 3 e 4 può essere sospesa dall’Autorità giudiziaria, anche su richiesta dell’Agenzia delle dogane e dei monopoli, nei confronti del depositario autorizzato per il quale sia stato emesso, ai sensi dell’articolo 424 del codice di procedura penale, decreto che dispone il giudizio per reati di natura tributaria, finanziaria e fallimentare.
L’autorizzazione di cui al primo periodo è in ogni caso sospesa dall’Agenzia delle dogane e dei monopoli laddove venga pronunciata nei confronti del depositario autorizzato sentenza di condanna non definitiva, con applicazione della pena della reclusione, per reati di natura tributaria, finanziaria e fallimentare.
Il provvedimento di sospensione ha effetto fino alla emissione della sentenza irrevocabile.

La norma chiarisce infine che nel caso di persone giuridiche e di società, l’autorizzazione e la licenza sono negate, revocate o sospese, ovvero il procedimento per il rilascio delle stesse è sospeso, allorché le situazioni di cui ai commi da 6 a 10 ricorrano, alle condizioni ivi previste, con riferimento a persone che ne rivestono funzioni di rappresentanza, di amministrazione o di direzione, nonché a persone che ne esercitano, anche di fatto, la gestione e il controllo.

Gli stessi limiti e condizioni riguardano l’operatività dei traders.
In sintesi, mentre sulle condizioni soggettive dell’impresa (soggetto giuridico) oppure del rappresentante legale (persona fisica) è sufficientemente semplice verificare le condizioni di rigetto o revoca, oltra cosa è emettere un provvedimento alla luce di dati oggettivi, normativamente regolamentati.

È dunque fondamentale che l’Amministrazione Finanziaria nella sua operatività di verifica si attenga, per fini di giustizia, ad una interpretazione che rispetti i principi di ragionevolezza amministrativa oltre quelli di corretta interpretazione ed applicazione della norma.
Va considerato che ogni provvedimento emanato dalla Amministrazione pubblica, dunque anche dalla Amministrazione Finanziaria, deve riflettere una interpretazione ed applicazione della norma di riferimento che esprima ragionevolezza.
Un principio che, seppure normativamente inespresso, si desume dall’articolo 97 della Costituzione, quale precipitato giuridico del principio del buon andamento ed imparzialità dell’azione amministrativa.
Espressione di tale principio è riscontrabile anche nel contenuto degli articoli 3 e 6 della legge 241 /90, in materia di obbligo di motivazione del provvedimento e degli obblighi del responsabile del procedimento ed in particolare, della istruttoria conforme alle indicazioni normative di riferimento.

Secondo una serie di pronunciamenti del Consiglio di Stato, il canone della ragionevolezza costituisce un limite negativo dell’esercizio del potere discrezionale, desumibile dall’istruttoria e dalla motivazione delle scelte effettuate.
Esemplificativamente, si legge spesso nei provvedimenti di rigetto di istanze di autorizzazioni, di condizioni di inammissibilità dipendenti da un presunto coinvolgimento del richiedente in una filiera fraudolenta praticata da un suo fornitore, ancor prima che il richiedente sia oggetto diretto di provvedimento in tal senso e dunque senza che possa dimostrare la sua inconsapevolezza della frode praticata.

L’auspicio è che l’Amministrazione Finanziaria venga fornita di norme di operatività e di merito che possano consentirle di praticare una giustizia giusta, senza il rischio di coinvolgere in rigetti o sospensive di autorizzazioni soggetti estranei a disegni fraudolenti e nel contempo contrapporsi con veemenza a pratiche fraudolenti che ledono sensibilmente l’Erario (si parla di sei miliardi di evasione) e gli imprenditori onesti del settore petrolifero.

 


 

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