La coordinatrice della Commissione Attività produttive della Conferenza delle Regioni, Emanuela Bora, assessora della Regione Marche, spiega gli impegni delle Regioni e delle Province autonome nella realizzazione dell’Anagrafe e sottolinea l’impegno per i carburanti alternativi e la valorizzazione dei prodotti “non oil” del territorio

 Laureata in Economia delle Amministrazioni Pubbliche e delle Istituzioni Internazionali all’Università Bocconi di Milano, Manuela Bora è assessora della Regione Marche con delega al Commercio fiere e mercati e Produzione e distribuzione dell’energia. Da settembre 2015 coordina la XI commissione Attività Produttive della Conferenza delle Regioni.

 

Qual è il ruolo delle Regioni nella piena realizzazione dell’Anagrafe della rete carburanti?
Le Regioni e Province Autonome con le novità previste nella L. 124/2017 si vedono assegnato un ruolo di coordinamento e di supporto per quanto concerne sia gli impianti presenti sulla rete stradale che autostradale. Questo ruolo lo stanno già svolgendo in sinergia tra di loro all’interno della Commissione attività produttive della Conferenza delle regioni.

Possiamo dire che dal punto di vista gestionale la legge ripartisce le competenze amministrative sugli impianti di distribuzione tra il Mise (Gestione anagrafica) e i Comuni competenti per territorio (Funzioni amministrative autorizzative) e le Regioni e Province autonome che hanno il ruolo di interoperabilità nel sistema di gestione dell’anagrafe  con funzioni di raccordo dei dati stessi .

Da evidenziare come con questa nuova legge si passa, per gli impianti della rete ordinaria, da un sistema dove i Comuni erano titolari unici delle funzioni amministrative al nuovo assetto in cui le stesse sono “condivise” con il Mise soggetto titolare dell’anagrafica degli impianti di distribuzione carburanti, iscrizione che di fatto “condiziona” il rilascio del titolo autorizzativo: infatti il comma 107 della citata legge , prevede che “l’iscrizione all’anagrafe è requisito fondamentale per la validità del titolo autorizzativo”.

 

Quale sarà il destino degli impianti incompatibili?
La L. 124 /2017 ha lo scopo di voler razionalizzare l’attuale rete di distribuzione carburanti del nostro Paese, obiettivo che va realizzato anche attraverso la chiusura degli impianti incompatibili.

E’ difficile, al momento, quantificare il numero degli impianti che, in base alle norme contenuto nei commi 112 e 113, non verranno a essere iscritti all’anagrafica e/o non potranno adeguarsi alle disposizioni della nuova normativa.

Va ricordato  che le Regioni e le Province Autonome da anni intervengono sui nuovi impianti di distribuzione carburanti con proprie norme che imponevano principi di incompatibilità a volte più rigide di quelle previste dalla L. 124/2017 e quindi le maggiori criticità dovrebbero riguardare gli impianti di più antica costruzione e quelli situati nei centri urbani dove gli spazi agibili a disposizione del distributore sono limitati. Compito delle Regioni e delle Province Autonome sarà quello di effettuare dal 24 agosto 2018 in poi un monitoraggio dei dati che emergeranno dall’anagrafica degli impianti di distribuzione carburanti in modo da verificare le eventuali criticità che si dovessero segnalare e individuare le possibili soluzioni. Mi ripeto le soluzioni saranno prese a livello di sistema all’interno della Commissione attività produttive.

 

Quali sono le altre questioni più calde sul tavolo delle Regioni?
Le Regioni e le Province Autonome sono impegnate in questa fase in molte questioni connessi al settore dei carburanti anche perché è un segmento economico in continua dinamicità dove ai prodotti tradizionali si vanno ad affiancare sempre più i cosiddetti combustibili alternativi.

Le questioni da affrontare nel periodo medio a solo titolo di esemplificativo sono i seguenti:

  • gli elementi contenuti nella direttiva DAFI troveranno piena applicazione tra la fine dell’anno 2018 e nell’anno 2019,
  • l’anagrafica degli impianti di distribuzione carburanti prevista dalla L. 124/2017 consentirà a tutte le Regioni e le Province Autonome di avere un monitoraggio completo e aggiornato della rete dei carburanti nel proprio territorio,
  • la gestione “sperimentale” dell’anagrafica richiederà una continua presenza per risolvere e interpretare , insieme con Mise e gli Enti locali, tutte le varie criticità che dovessero emergere in fase di iscrizione, variazione dati e possibili difficoltà dei gestori interessati ad adeguare gli impianti inizialmente incompatibili.

 

Quale contributo può venire dalla Regioni per le politiche di sviluppo della mobilità elettrica e per lo sviluppo dell’utilizzo del Gnl nel trasporto pesante?
Le Regioni e le Province Autonome hanno sempre dimostrato la piena disponibilità a promuovere e valorizzare lo sviluppo dei cosiddetti combustibili alternativi.

A solo titolo esemplificativo basterebbe ricordare il ruolo propositivo avuto in occasione della predisposizione delle linee guida per il recepimento dell’art. 18 del D. Lgs. 257/2016 di recepimento della direttiva DAFI, norma che contiene molte misure tese alla diffusione del GNC, del GNL e dell’elettricità nel trasporto stradale.

Resta inteso che il gruppo del settore carburanti della Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome ha evidenziato, in più occasioni, che lo sviluppo dei cosiddetti combustili alternativi va realizzato in base anche alle regole del mercato e non attraverso il “solo” strumento dell’obbligo di legge.

 

La proliferazione dei depositi sembra essere un elemento che possa contribuire a far funzionare le forme di illegalità che inquinano il mercato dei carburanti, sarebbe utile riportare tutte le concessioni in capo alle Regioni?
In questi ultimi anni le forme di illegalità nel settore dei carburanti hanno avuto un incremento da molti considerato notevole.

A livello di principio è necessario intervenire sul fenomeno e sicuramente la riduzione dei soggetti autorizzati al rilascio delle concessioni può essere uno strumento utile.

 

Le Regioni potrebbero sostenere in qualche modo una più forte presenza del non oil nelle stazioni di servizio, incentivando la proposta di vendita prodotti a “km 0”?  

Si possono avviare iniziative che mirino ad accrescere la capacità di promozione del territorio da parte dei gestori che sono, soprattutto in autostrada, un punto di contatto con un elevato numero di turisti stranieri?
Le Regioni e le Province Autonome di principio sono disponibili a valutare le iniziative volte a far diventare gli impianti di distribuzione un luogo di erogazione di servizi complessi sia nella parte oil che non oil.

Finora è prevalso l’impegno per le questioni riguardanti il settore oil.

Rimane l’impegno di valutare e intervenire nell’ambito delle proprie competenze su una proposta predisposta da parte dei gestori dei servizi non oil per la realizzazione di rete di vendita di prodotti del territorio a “km 0”. Come coordinatrice della Commissione Attività produttive sarà mia cura di prendere in esame la problematica e promuovere incontri tecnici e politici al fine di valorizzare  anche e soprattutto il non oil.

 

Da più parti s’invoca una maggiore uniformità delle normative regionali relative alle reti carburanti: è possibile? Una simile scelta quali vantaggi e rischi comporterebbe?
Premesso che da anni le Regioni e Province autonome hanno lavorato insieme per arrivare ad avere norme standardizzate del settore; vorrei ricordare che proprio per questo a volte gli studiosi del settore parlano di legge fotocopie in senso negativo. Ma per noi non è da considerare negativo aver delle  leggi omogenee: i principi generali sono stati sempre condivisi a livello di Commissione attività produttive  e poi ogni Regione li ha recepiti con proprie leggi ma sempre nel  rispetto delle peculiarità territoriali.

A tal proposito, proprio per confermare quanto da me detto sopra, la Commissione attività produttive  da tempo ha affidato al proprio Gruppo carburanti il compito di tenere aperto un tavolo tecnico permanente con tutti i soggetti interessati al settore dei carburanti (Mise , Anci e Associazioni di categoria)  in modo da realizzare linee guida condivise e finalizzate a produrre documenti omogenei e validi su tutto il territorio nazionale.

Il metodo di collaborazione tra tutti i soggetti interessati in questi ultimi anni ha funzionato ne sono un esempio sia l’approvazione delle “Le linee guida per il recepimento della L. 257/2016 norma emanata in attuazione della direttiva europea definita “DAFI” che l’accordo sottoscritto tra il Governo, le Regioni e Province Autonome e gli Enti Locali in attuazione dell’articolo 1, commi 98-118 della L. 124/2017.