Razionalizzazione della rete, la proposta di Faib, Fegica e Figisc

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Le tre federazioni di gestori hanno illustrato oggi il loro modello di stazione di rifornimento, con più di 600mila litri dichiarati e attività integrative, proponendo la chiusura degli impianti al di sotto di tali parametri

Faib Confesercenti, Fegica Cisl e Figisc/Anisa Confcommercio hanno presentato nell’ambito del salone Oi&nonOil, organizzato da Veronafiere e Mirumir che ha preso il via oggi a Verona, “il modello per una rete razionale per abbattere i fuorilegge e dare un futuro” al settore della rete distributiva dei carburanti. In una nota congiunta le tre federazioni osservano come siano in corso da 40 anni interventi legislativi per tentare di razionalizzare la rete distributiva dei carburanti: il primo con il Dpcm 8/7/1978, l’ultimo con la legge 124/2017. In questo contesto, l’unico tentativo riuscito è avvenuto in epoca di concessione pubblica: da più di 38 mila impianti nel 1978, a meno di 25 mila nel 1998. Per Faib Confesercenti, Fegica Cisl e Figisc/Anisa Confcommercio liberalizzazioni e “aperture” del mercato “hanno fallito miseramente”. Secondo i dati del ministero dello Sviluppo economico (Mise) al primo ottobre 2020 sono 23.805, contro i 22.460 del 21 ottobre 2021 pari a 1.345 i punti vendita in più, solo negli ultimi 12 mesi, nonostante la pandemia di Covid-19. In questo contesto l’erogato medio annuo per impianto in Italia è di 1.367 litri, contro i 3.460 in Germania, i 3.912 in Francia e i 4.155mila in Regno Unito. Secondo il ministero delle Finanze, già nel 2016, oltre 5.000 impianti dichiaravano di aver venduto meno di 300 mila litri.

Nella nota congiunta Faib Confesercenti, Fegica Cisl e Figisc/Anisa Confcommercio hanno annunciato di assumere l’iniziativa rendendo pubblico il loro modello di riforma per una rete più efficiente e razionale. Tra gli obiettivi dichiarati del modello quello di imporre a compagnie e retisti la chiusura di 10mila impianti inefficienti (sotto i 600mila litri dichiarati, senza attività integrative, abbandonati dal gestore) più 150 in autostrada, tra il 2021 e il 2023, per ottenere una rete più snella, favorire i controlli degli organi ispettivi e aumentare l’indice di produttività per impianto. Di conseguenza, restituire alla collettività almeno otto miliardi di euro di gettito erariale evaso e almeno 1,4 miliardi al mercato agli operatori onesti; ricostruire un sistema regolatorio certo, favorire il rientro delle multinazionali; attirare nuovi investimenti da dedicare alla modernizzazione della rete in coerenza con una mobilità sostenibile sul piano ambientale e con l’attuale fase di transizione energetica. Strumenti essenziali del modello, sottolinea la nota sono: il Fondo pubblico a cui i proprietari debbono conferire gli impianti da portare in chiusura, per garantire trasparenza, effettivo smantellamento e il relativo rispetto dei tempi e degli standard legislativi per la bonifica ambientale; il Durn carburanti con il quale i proprietari degli impianti debbono certificare di non aver pendenze con la giustizia e di aver pienamente rispettato le leggi speciali di settore.