La maggior parte degli associati non trova il tempo da dedicare allo scambio di esperienze, al confronto delle idee, al vantaggio che viene dal lavorare insieme”. Alessandro Proietti, presidente di Assoindipendenti e di S.UN.-Società Unite, fa un vero e proprio rimprovero ai propri associati e in generale agli operatori della rete carburanti: “Dentro e fuori Assoindipendenti ho trovato di tutto”, da una “visione individualistica del mondo”, alla “presunzione di essere più bravo di chiunque altro” fino alla “scarsa abitudine al confronto”.

Nonostante le difficoltà, Proietti però non demorde e, nell’intervista che segue, parla anche dei prossimi obiettivi di Assoindipendenti: la promozione di una attività commerciale, l’apertura agli operatori extrarete¸ lo sviluppo di una “Think Tank” inter-associativa con Assopetroli e Grandi Reti.

 

Come si pone Assoindipendenti di fronte alla “transazione energetica”?

Non ho avuto ancora la possibilità di discutere questo tema a livello associativo e, quindi, le dirò della mia posizione. Pur non essendo del tutto convinto della responsabilità in esclusiva della CO2 nei cambiamenti climatici, nel dubbio, cercare di contenere il suo aumento mi sembra corretto. Inoltre l’inquinamento da emissioni varie, specialmente nelle grandi città, è una emergenza certa. Quindi andiamo avanti con la “transizione energetica” che tradotta in parole povere oggi vuol dire verso forme “zero carbon” e quindi il superamento dell’era del petrolio, degli idrocarburi nei loro vari usi.

Mi sentirei più a mio agio se qualcuno però rispondesse ad alcune domande.

  • Pensando alla riduzione della CO2 ho qualche problema con il riconciliare le iniziative in corso per la sua riduzione e gli investimenti delle major petrolifere nell’upstream in previsione di un aumento della domanda almeno nei prossimi due-tre decenni. All’ uomo della strada una situazione del genere dice che in alcune parti del pianeta si cercherà di ridurre la produzione della CO2 e non in altre e che quindi, agli effetti della “salute” del pianeta la situazione non cambierà. Quale coerenza in tutto questo?
  • La transizione energetica verso fonti “pulite” rappresenta una logica necessità, ma è giustificata l’accelerazione con la quale ci viene proposta da ambientalisti, da lobby di potere, da tanti neo “influencer” dei social network di dubbia competenza, dalla politica?  Da dove viene la convinzione che l’energia elettrica, energia peraltro derivata da altre, sia l’energia del futuro, ad esempio nella mobilità, sopravvalutando i “pros” e sottovalutando i “cons” che vanno dal sociale, al finanziario, alla operatività pratica di tutti i giorni?

Mi sentirei più a mio agio se qualcuno mi convincesse che la Transizione Energetica come mi viene oggi presentata non nascondesse, come spesso la cronaca mi ha costretto a considerare, interessi diversi dalle pure e sane motivazioni all’origine. Non mi piace il fatto che oggi tutti, ma veramente tutti, si sono scoperti ambientalisti, che si guardi solo ai grandi progetti di trasformazione, ma non a quelli a portata di rapido intervento a cominciare dalla identificazione delle reali fonti di produzione di inquinanti. Vorrei capire perché il “diesel” era buono fino a qualche giorno fa e adesso è diventato “cattivo”.  Vorrei sapere se chi ha deciso che tra quattro anni a Roma non dovranno circolare più “diesel” ci ha pensato bene, un po’ di più quando ha annunciato con enfasi che nel 2019 saranno istallate ben 700 colonnine di ricarica che divise per la superficie del Comune fanno 0,6 colonnine a kmq. Vorrei avere una idea, approssimativa, ma “certificata” dei costi di una tale transizione energetica. Vorrei sapere che cosa c’è di sbagliato nella “neutralità tecnologia”, vorrei che si parlasse degli “incentivi”. In due parole vorrei poter contare su una informazione completa esaustiva ragionevolmente corretta, trasparente.

In particolare quale lettura dà della “transizione” della rete carburanti e della mobilità?

Sono convinto che verso la fine del secolo, la mobilità sarà al 100% elettrica o a “idrogeno” (celle a combustibile) grazie al progresso della tecnologia. A quel tempo la “rete carburanti” ovviamente non avrà più alcun senso mentre si sarà affermato il concetto di “rete di assistenza alla mobilità”, una attività di retailing a 360° realizzando quindi una nuova offerta commerciale, in poche parole, un altro business.

La domanda è dunque quale sia il probabile percorso che i titolari delle autorizzazioni dei pv/reti si troveranno a volere/potere/dovere fare.

Cominciamo con le società petrolifere “major”. Le attuali strategie suggeriscono il progressivo sostanziale disimpegno dal mercato della distribuzione: nei fatti due delle major continueranno a essere impegnate in questa attività, per una terza, dopo le recenti dichiarazioni del suo Ad a favore di una società “carbon neutral” lo capiremo meglio entro la fine dell’anno. Le altre, per strategia, dimensioni, ed altro non sembrano rilevanti. Non voglio essere negativo, ma non sono proprio certo, che le strategie delle 2+1 di cui sopra resistano alle sfide dei prossimi due decenni soprattutto se dalla politica non arriveranno segnali convincenti e rassicuranti. Vedremo.

New Entry: nel breve-medio termine magari esteso ai prossimi 10-15 anni, la rete carburanti sarà nelle mani delle società di cui sopra e della imprenditoria privata comprendendo in questa la GDO.

La riduzione dei consumi per la sempre crescente efficienza dei motori endotermici, una più spinta motorizzazione a gpl, metano, GNL lo sviluppo delle “ibride”, imporranno, finalmente la ristrutturazione della rete con buona pace di coloro che in un modo o nell’ altro l’hanno sempre contrastata. Chiuderanno molti impianti non efficienti e se ne costruiranno, o ristruttureranno, di meno almeno fino a quando la politica non darà input più precisi sui tempi di progressione della transizione energetica ed in quale forma. Tanto per capirci se nel 2020 avessi in mente un investimento da 2 milioni di Euro, vorrei essere convinto della solidità dei miei economics a 15/20 anni, certezza che oggi non ho.

Inevitabilmente assisteremo ad aggregazioni delle società che compongono oggi l’imprenditoria privata, perché l’efficienza dipenderà anche da una riscoperta economia di scala che viene da un business di determinate dimensioni minime, e relativa concentrazione dei brand superando così la situazione ridicola di oggi con centinaia di brand diversi e probabilmente alle associazioni si chiederà qualcosa di più di una semplice rappresentanza verso le istituzioni per difendere contingenti interessi di parte, forse la costituzione di una Holding Strategica, qualcosa che la categoria non ha mai avuto o mai messo in funzione.

Sia nel breve, e a maggior ragione nel lungo termine, non vedo sinergie tra la rete di oggi, tutto oil e poco non-oil, e la mobilità elettrica che ci viene proposta: elettricità e liquidi, oli per trasformatori a parte, fanno “corto circuito” anche se non saranno qualche migliaio di colonnine installate sui pv ad uso dei clienti “ibridi” a determinarlo. Che piaccia o meno, il mercato della distribuzione carburanti è ormai avviato verso il suo progressivo declino: si tratta allora di gestire questa fase, di certo di diversi decenni, al meglio possibile.

Tra le difficoltà che ci pare di individuare nell’associazione c’è quella di elevare il livello di collaborazione e scambio di informazioni tra le aziende iscritte. Quali ritiene siano le ragioni principali?

Assoindipendenti l’ho sempre presentata come una “palestra” autogestita dove un ristretto numero di persone, nel doppio ruolo di frequentatori ed istruttori, possono allenarsi per confrontarsi meglio con le sfide che il futuro riserva loro. Nel gruppo sono certamente rappresentati allenatori e atleti di prestigio per esperienze, professionalità anche molto diverse, anche al di fuori del mondo oil, utili per un progetto di formazione rivolta a coprire i nuovi ruoli che gli imprenditori privati del settore sono chiamati ad assolvere.

Il problema è che, così come nelle palestre vere, ogni soggetto, rigorosamente per proprio conto, si sceglie l’attrezzo, la cyclette, i pesi o quello che è, poi si mette le cuffie per ascoltare in perfetta solitudine la sua musica preferita e alla fine di tutto va sotto la doccia per poi scappare via nel suo mondo di impegni, anche nell’“Assoindipendenti Gym” la maggior parte degli associati non trova il tempo da dedicare al “post esercizio”, appunto allo scambio di esperienze, al confronto delle idee, al vantaggio che viene dal “lavorare insieme”.

Le ragioni principali? Dentro e fuori Assoindipendenti ho trovato di tutto: la ancora incerta convinzione che sia proprio necessario cambiare rispetto al passato a causa di una visione individualistica del mondo, la scarsa conoscenza delle problematiche al confine del classico “orticello”, la presunzione di essere più bravo di chiunque altro e quindi di poter fare a meno del contributo altrui oppure il timore di scoprire di non esserlo, il confronto in genere centrato sul “collega” piuttosto che sui problemi, l’interpretazione molto restrittiva della privacy nel senso “va bene conoscere gli affari degli altri ma nessuna disponibilità a far conoscere i propri”, la scarsa abitudine al confronto con gli altri specie se in pubblico, il timore di assumersi la responsabilità di esporsi con le proprie idee e quindi di generare reazioni e di non sapere come gestirle, ma anche, e giustamente, il tempo, l’impegno richiesto dalla quotidianità con le sue difficoltà e rischi che non sono pochi.

Un’ultima possibile ragione: la stanchezza che deriva da ormai una lunga stagione fatta di difficoltà, confusione, disimpegno, assenza di punti di riferimento, di incertezza, con la domanda se valga la pena di affrontare un futuro, tentare di reagire a questa situazione, se non sia meglio lasciarsi andare a una forma di “cupio dissolvi”. Confesso che me lo chiedo anch’io sempre più spesso, ma per il momento sento di avere ancora sufficienti energie ed entusiasmo per reagire e sperare di contagiare qualcuno.

Altri aspetti su cui c’è ancora da lavorare? La promozione di una attività commerciale?

Certamente sì. Nella mia gestione di Assoindipendenti continuerò a impegnarmi per lo sviluppo di una cultura di business adeguata ad affrontare il futuro, ma mi sono pure reso conto che per suscitarla e alimentarla è opportuno sviluppare alcune iniziative rivolte a migliorare i risultati delle operazioni correnti delle aziende associate recuperando così anche una delle finalità alla base della costituzione della associazione. Si tratta anche di una opportunità, quella di sfruttare le attuali e potenziali risorse disponibili in associazione. Sarebbe infatti una follia rinunciare alle potenzialità della associazione per la professionalità ed esperienza di 30 associati di chiaro successo che operano in una decina di mercati diversi sia rete che extra rete, per la professionalità ed esperienza di altri che hanno occupato, oppure occupano, posizioni al top di società italiane e multinazionali nel campo dell’ energia non solo petrolifera, per la esperienza specifiche di assoluto rilievo nel settore del supply e della logistica, del mercato del Gpl, del metano e del GNL. Alcune professionalità rappresentano una esclusiva assoluta di Assoindipendenti rispetto ad altre associazioni, e mi auguro che l’attività di Assoindipendenti possa suscitare l’interesse di altre persone di consolidato prestigio. Per essere Assoindipendenti una associazione che non ha fine di lucro sono da escludersi iniziative dirette di tipo commerciale. L’associazione si dedicherà pertanto alla ricerca di potenziali ottimizzazioni che poi le singole aziende associate potranno sviluppare direttamente oppure attraverso una Newco completamente separata dalla associazione e con esplicite finalità di lucro, che svilupperà una attività propriamente commerciale con acquisto e fornitura di prodotti, attrezzature, servizi vari dal trasporto a vari generi di consulenza) tanto agli associati quanto a terzi.

All’ultima vostra assemblea avete aperto l’iscrizione all’associazione agli operatori extrarete, con quali obiettivi? Questa scelta conferma o smentisce l’asserzione, ormai molto comune, che il “confine tra rete ed extrarete è sempre meno marcato”?

Alcuni associati, e quattro in particolare, svolgono già una significativa attività anche in extra rete e non c’è mai stata alcuna riserva nei confronti di chi opera anche esclusivamente nel mercato extra rete: direi semplicemente che Assoindipendenti è nata per volontà di un certo numero di retisti e nella circostanza di una particolare congiuntura che ha riguardato il mercato retail. Riserva che tanto meno avrebbe una logica oggi quando il sostenere che “il confine tra rete ed extra rete e sempre meno marcato” non è soltanto una opinione, ma una realtà. Se per mercato extra-rete ci limitiamo al settore autotrazione, è ormai da tempo che le strategie di pricing sono sostanzialmente allineati e d’altra parte non potrebbe essere diversamente quando il cliente finale è per la maggior parte lo stesso.

La “palestra Assoindipendenti” mette ufficialmente a disposizione degli imprenditori extra rete uno spazio con tanto di “attrezzi” dedicati: si chiamano supply, logistica e naturalmente rappresentanza. Se la cosa non era nota è perché, nella logica di mantenere un corpo sociale entro 20-30 associati, non è mai stata svolta una azione di informazione sulla attività della associazione e comunque mai a scopo di promuoverne le adesioni. Se nella recente assemblea si è deciso di rendere esplicita l’apertura agli operatori extra rete” è perché sono emerse due esigenze. La prima ci riporta al problema della partecipazione e collaborazione: il mercato della distribuzione, e quindi di riflesso le associazioni che lo rappresentano, per la sopravvivenza del sistema, hanno bisogno di persone disponibili a dare il loro contributo in termini di, professionalità, di esperienza, e che siano disponibili ad esprimerlo in termini concreti con idee, suggerimenti, proposte, creatività, innovazione.

Come associazione sentiamo l’esigenza di confrontarci con quanti più soggetti possibili: dobbiamo allargare i nostri orizzonti e quindi chiunque ritenesse di poter favorire questo obiettivo sarà il benvenuto. Questa esigenza è talmente sentita che non solo abbiamo aperto l’associazione a chi opera nell’ extra rete ma anche alle aziende che operano nei settori associati alla distribuzione carburanti, vedi i trasporti, e più in generale nei servizi alla mobilità di oggi e di domani. Sempre in questa logica apriremo Assoindipendenti a sponsor qualificati, di provata e consolidata immagine, con l’obiettivo primario di avere input utili a tutto vantaggio degli associati.

La seconda esigenza che ci fa vedere con favore la presenza in associazione di chi opera nell’ extra-rete è chiaramente opportunistica. In un mercato dove il fornitore di prodotto non fa più distinzione tra rete ed extra rete il fattore volume diventa un elemento importante e quindi gli associati extra rete potranno contribuire efficacemente alla costituzione di una massa critica che migliori il potere negoziale nelle operazioni supply e logistica.

Assoindipendenti ha proposto lo sviluppo di una “Think Tank” inter-associativa con Assopetroli e Grandi Reti che possa rappresentare una Holding Strategica virtuale del comparto degli imprenditori privati che operano nella distribuzione carburanti: Riscontri?

La proposta è nata dalla considerazione che “il mondo oil” sembra non poter far riferimento a scenari, obiettivi e strategie di settore, perché ogni attore, ogni singola società petrolifera, ogni singolo imprenditore privato sembra aver generato il suo scenario di mercato, i suoi obiettivi e strategie senza preoccuparsi della coerenza con la situazione che il sistema vive o vivrà nel suo insieme. Altri mercati, la chimica, la farmaceutica, la ecosostenibilità, la comunicazione, ecc. sembrano essere meglio attrezzati e lo dimostra l’esistenza di una significativa attività di lobbying ufficialmente registrata. Le organizzazioni di rappresentanza nel settore oil, se nel passato una funzione di guida l’hanno svolta, oggi, di fronte alle difficoltà che conosciamo, sembrano aver rinunciato a questo ruolo lasciando così spazio a progressive forme di diaspora. “Ognuno per sé” sembra essere il mantra di chi lavora in questo mercato.

La proposta è la costituzione di una “Think Tank” con l’obiettivo di dare qualche solido riferimento a chi opera in questo settore, un gruppo interassociativo costituito da esperti nei suoi vari segmenti ma soprattutto da risorse esterne che non siano condizionate da interessi di parte o da una monocultura dominante, condizioni essenziali per essere credibili all’ interno del sistema ed all’ esterno nell’attività di rappresentanza. Con un pensiero rivolto alla transizione energetica si tratta di una esigenza di assoluta attualità

Riscontri? Solo parole di condivisione sulla opportunità di fermarci a pensare, ma in sei mesi niente di più. Vorrà dire che cercherò di realizzare la “Think Tank” in Assoindipendenti.

A dicembre quattro associati Assoindipendenti hanno costituito una Newco, SUN, Società Unite, di cui lei è presidente. Un bilancio di questi primi mesi? Stando ai primi sei mesi di esperienza della S.UN., su quali aspetti insisterebbe per incoraggiare altre aggregazioni di aziende della filiera distributiva?

E’ la sorpresa dell’anno. Quattro imprenditori che decidono di gettare il cuore al di là degli ostacoli e costituiscono una società, non un consorzio, mettendo insieme le loro risorse per lavorare insieme, per conseguire comuni obiettivi di breve-medio e lungo termine, per quanto a me noto, rappresentano una novità assoluta nel segmento della imprenditoria privata che opera nella distribuzione. Anche se l’esperienza dei vantaggi di una collaborazione di tre anni finalizzata ad accordi di fornitura l’ha favorita alla costituzione di S.UN. i quattro imprenditori sono arrivati alla società attraverso un processo individuale e collettivo che ha richiesto il suo tempo per superare difficoltà oggettive.

A mio parere sono tre i fattori che hanno consentito la costituzione di S.UN.: la condivisione dei   futuri scenari di mercato, la   convinzione che “lavorare insieme” offre grandi potenzialità, la conoscenza e la stima reciproca che si è andata stabilendo nel tempo, quindi “trust”, fiducia. Forse c’è anche un quarto fattore ed è quello della consapevolezza che i rischi in gioco sono minimi a fronte dei potenziali vantaggi.

Il bilancio di questi primi mesi conferma che la fase di decollo di qualsiasi attività richiede tempi più lunghi di quelli auspicati il che vuol dire che per avere S.UN. full operating, dovremo far passare l’estate, ma ritengo che, al di là di certi risultati già acquisiti in termini di efficiente gestione della società, trovo molto indicativa l’attitudine dei  soci nei confronti delle iniziative in corso:  in questi giorni si sta lavorando ad un brand, ad un sistema di carte comune, allo sviluppo di una attività commerciale vera e propria con offerta di servizi a terzi.

Una considerazione mia personale sulla scelta del presidente. Ho apprezzato la dimostrazione di stima e simpatia che i quattro imprenditori nei miei confronti ma credo che la scelta di un presidente non-socio risponda alla inconscia esigenza di poter contare su un garante della prevalenza degli interessi della società su quella dei singoli, forse il vero ostacolo per tutti quando si parla di aggregazione. Un esempio da imitare? Certamente sì perché sono convinto che l’aggregazione tra imprenditori è il solo mezzo per arrivare in buone condizioni nel futuro e per rimanerci. S.UN. è un piccolo esempio che può essere imitato a rischio zero. Siamo a disposizione di chi vuol saperne di più. Si può cominciare per gradi avendo come primi obiettivi la condivisione degli scenari di mercato, degli obiettivi e delle strategie e soprattutto la conoscenza reciproca per arrivare a generare quella fiducia che è fondamentale per realizzare un percorso comune. Una missione impossibile solo nel caso che si convenisse che nel migliaio di imprenditori del settore non ce ne sia nemmeno uno che meriti la nostra fiducia. E’ davvero così?