Presidente Assogasmetano Merigo: l’Italia sia capofila di una politica decisa di sostegno al biometano

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Per Flavio Merigo il biometano rappresenta l’unica alternativa concreta ed attuale ai carburanti più inquinanti. Necessario riconoscere ai veicoli a biometano lo status Zero Emission Vehicle e promuovere gli stessi incentivi dati ora ai veicoli elettrici

L’Italia dovrebbe puntare su una politica decisa di sostegno al biometano, un carburante di cui disponiamo in quantità e che siamo in grado di produrre, lanciando una visione trainante anche a livello europeo, che permetta di sviluppare un paradigma della transizione energetica basato sulle effettive capacità dei singoli Paesi membri. Ne è convinto il presidente di Assogasmetano Flavio Merigo, per il quale l’ostinata promozione europea dell’elettrico si basa su un assunto semplice quanto errato, ossia il fatto che i veicoli a batteria siano a emissioni zero. “Con la proposta di abbattere del 55% le emissioni di CO2 per le auto entro il 2030 la Commissione europea si rimangia quanto detto in questi anni” sul futuro dei trasporti, commenta Merigo, che definisce “completamente fuori dalla realtà” la posizione europea e ricorda che lo smaltimento delle batterie è invece uno dei problemi più grandi che abbiamo. Per il presidente di Assogasmetano appare impraticabile anche solo pensare di poter passare in modo drastico da un sistema dei carburanti all’altro. A provarlo – osserva – ci sono i dati dell’ultima Global Electricy Review di Ember, nella quale “emerge come nessun Paese al mondo riesca al momento a combinare la richiesta di energia elettrica alla riduzione delle emissioni”: il sistema è al contrario confrontato ad una grande richiesta di energia, ed in questo contesto la Cina ha avviato la costruzione di 45 nuove centrali a carbone.

A fronte di un importante costo energetico e con la prospettiva di un impiego dell’idrogeno che per quanto allettante rimane ad oggi lontana, per Merigo il biometano rappresenta l’unica alternativa concreta ed attuale ai carburanti più inquinanti. Se siamo fra i maggiori produttori di biogas, con la maggiore rete europea per trasportarlo, perché non puntare in modo deciso su questo carburante?, chiede il presidente di Assogasmetano, ricordando che “se vogliamo ridurre le emissioni di anidride carbonica dobbiamo capire quali vengono prodotte”, e che la stessa direttiva europea Dafi riteneva necessario, per sviluppare una politica energetica alternativa adeguata, conoscere nel dettaglio le potenzialità e caratteristiche di ogni Paese. Da questo punto di vista, per Assogasmetano il primo passo da fare è riconoscere ai veicoli a biometano lo status Zero Emission Vehicle e promuovere gli stessi incentivi dati ora ai veicoli elettrici. “Un altro aspetto su cui stiamo lavorando sono le miscele idrogeno-metano”, spiega ancora Merigo, ricordando che oggi i veicoli alimentati con gas naturale possono esserlo anche a biometano senza modifiche importanti: “Se mescoliamo fino al 30% di idrogeno nel metano o nel biometano non serve procedere ad ulteriori modifiche”, ricorda, invitando a lavorare in questo senso, visto che l’idrogeno è pensato come “il carburante del futuro”, mentre il biogas è l’alternativa “dell’oggi”.

Il dibattito sulla richiesta globale di energia si allaccia del resto anche con le ripercussioni sui prezzi, in primis quello del gas, “fenomeno complesso” e che per Merigo richiede un’analisi da diversi punti di vista: energetica, logistica, politica. Nell’ultimo anno, nel periodo compreso fra la prima metà del 2020 e lo stesso periodo del 2021, la richiesta di energia della Cina è aumentata del 14%, una tendenza che, con cifre diverse, è riscontrabile in tutti i Paesi e alla quale si è scontrato in diversi casi un mancato razionamento di elettricità per i periodi di crisi. A questo si aggiunge che alcuni Paesi non hanno saputo creare le scorte di gas per i periodi di crisi, mancanza che stanno cercando di colmare ora, mentre d’altro canto il contesto pandemico ha fatto ridurre la distribuzione di carburante sul territorio. Non ultimo, il presidente di Assogasmetano osserva che nel periodo di crisi a far lievitare i prezzi ha contribuito anche la diminuzione della quantità di metano distribuita in Italia: una questione che è legata anche al contesto geopolitico e ha toccato le importazioni del carburante.