Il Biogas, o meglio il “Biogasfattobene” è un elemento fondamentale per contribuire al raggiungimento degli obiettivi climatici di Parigi. Tuttavia le potenzialità del settore “vanno ben al di là dell’attuale livello di produzione”. E’ quanto emerge dalla parole di Marco Pezzaglia, responsabile delle attività istituzionali del CIB, secondo cui “le prospettive di sviluppo sono reali e di sostanza” ma “molto dipenderà dalle politiche in campo energetico ed agricolo”.

Marco Pezzaglia, ingegnere elettrotecnico del Politecnico di Milano, nel 2001 passa all’Autorità per l’energia dove dal 2002 al 2006 ricopre il ruolo di Responsabile dell’Unità Reti elettriche e dal 2007 a tutto il 2009 il ruolo di Responsabile dell’Unità Produzione di energia, fonti rinnovabili e impatto ambientale. E’ stato direttore del centro studi della Fondazione REEF dal 2010 al 2011 e direttore del CIB – Consorzio Italiano Biogas dal 2013 al 2014 dove occupa ancora oggi il ruolo di responsabile delle attività istituzionali.

 

La “transizione energetica” è ormai al centro di ogni dibattito. Anche il biogas prodotto da fonti rinnovabili ha un grande valore in questo processo. In che modo?

Il biogas, come più volte detto dal CIB, non è soltanto una bioenergia, ma rappresenta un elemento di una catena più ampia di buon uso delle risorse. In particolare, attraverso il biogasfattobene, è possibile produrre un vettore energetico (energia elettrica, termica e biocarburanti) da fonti rinnovabili e, contemporaneamente, ottimizzare l’utilizzo del suolo eliminando la necessità di uso di concimi chimici attraverso l’uso del digestato.

 

Quindi il gas rinnovabile può contribuire significativamente al raggiungimento degli obiettivi climatici di Parigi?

Assolutamente sì. È proprio il biogasfattobene a consentire un uso del suolo di modo che la produzione di biogas sia associata a una catena che consente la cattura di CO2 nel suolo attraverso l’intensificazione delle colture e l’introduzione di nuove tecniche agricolturali. Il Biogasfattobene è una catena “carbon negative” che può contribuire al raggiungimento degli obiettivi climatici di Parigi.

 

A marzo è entrato in vigore il Decreto Ministeriale sul biometano. Va nella direzione giusta? Perché?

Il decreto appena adottato va sicuramente nella direzione di stimolare la nascita di un mercato del biometano e, specialmente, di un biometano di particolare qualità quale il biometano avanzato. La qualità del biometano avanzato sta nel fatto che le materie prime avviate alla digestione anaerobica non devono porsi in competizione con l’uso alimentare del suolo.

 

Prospettive di sviluppo del biogas/biometano?

Le potenzialità del settore biogas/biometano vanno ben al di là dell’attuale livello di produzione, nonché dell’attuale limite di quantità incentivati di biometano per i trasporti pari a 1,1 Mld di mc/anno. Studi effettuati dal CIB, poi riconosciuti anche dalla SEN 2017, dimostrano una producibilità di biometano che raggiunge gli 8 mld di mc annui al 2030: una quantità che copre più del 10 % dell’attuale fabbisogno di gas naturale nel nostro paese. Le prospettive di sviluppo sono quindi reali e di sostanza: molto dipenderà dalle politiche in campo energetico ed agricolo. Sarà molto utile che queste tengano conto anche della programmabilità della produzione di biogas.

 

In particolare, quali sono le potenzialità di sviluppo del settore agricolo aperte dall’impiego di biometano?

Del predetto potenziale di biometano di 8 mld di mc annui al 2030, deriva tutto da matrici agricole. Se a questi si aggiunge la produzione da FORSU (Frazione Organica del Rifiuto Solido Urbano) il potenziale nazionale sale a 10 mld di mc annui. Il settore agricolo gioca quindi un ruolo essenziale per lo sviluppo del sistema biometano il quale beneficerà delle nuove tecniche di coltivazione che porteranno fertilità ai suoli e redditività economica alle imprese che potranno così competere a livello globale continuando a produrre i prodotti agricoli dell’eccellenza italiana.

 

Cib è in partnership con Assogasmetano dal 2011 per la definizione delle normative per l’utilizzo del biometano per i trasporti a mezzo rete e carri bombolai. Un bilancio di questi anni?

La collaborazione tra CIB e Assogasmetano è di fondamentale importanza per un reale sviluppo del settore. Nel corso degli anni è stato provato come le competenze delle due associazioni, compendiandosi tra loro hanno potuto fornire un contributo unitario e a 360° per la crescita del biometano.

 

Uno dei problemi che la filiera del biometano deve affrontare è la sua immissione in rete. Quali sono gli ostacoli da superare?

Il maggiore ostacolo da superare è rappresentato dal costo delle connessioni che per impianti non particolarmente prossimi alle reti esistenti diventa una componente rilevante del business plan. Per tali ragioni il CIB, in risposta alla recente consultazione dell’ARERA – Autorità Regolazione Reti Ambientali – conclusasi il 30 luglio 2018, ha invitato l la stessa autorità ad avviare una riflessione sulle modalità di attribuzione dei costi di connessione prevedendo la possibilità di allocare una parte consistente di tali costi ai gestori di rete alla pari di quanto accade in altri mercati di riferimento quali, ad esempio, la Germania.

 

Quali limiti e vantaggi dell’autoconsumo?

Sulla base della normativa vigente i vantaggi dell’autoconsumo elettrico sono del tutto evidenti in quanto sull’energia autoprodotta non vengono corrisposte le parti variabili degli oneri di rete degli oneri di sistema. Tuttavia, la continuazione di tale approccio dipenderà molto dagli impatti che tale sistema riverserà sui consumatori che non hanno autoproduzione che sono poi quelli che sostengono i vantaggi di quelli che, invece, l’autoproduzione ce l’hanno. Dal punto di vista del biometano, l’autoconsumo in mezzi propri aziendali è un segnale molto importante di sostenibilità ambientale della produzione aziendale.

 

Il Consorzio ha di recente criticato l’Autorità, in quanto “non sembra molto pushing” in tema di biometano. Che intendevate dire di preciso?

L’avvento del biometano segna il passaggio molto importante per il nostro sistema gas in quanto da sistema praticamente tutto importatore si arricchisce di una componente di produzione endogena potenzialmente molto rilevante. È evidente che una tale trasformazione richiede una particolare attenzione da parte del regolatore che si trova innanzi a una rivoluzione di sistema. Si comprendono, quindi, le riserve e le cautele di fronte ad una tale trasformazione, ma non bisogna dimenticare neppure che il d. lgs 28/2011 stabilisce che le direttive impartite dall’Autorità devono “favorire un ampio utilizzo del biometano” (cfr. art. 20, comma 2, lettera b). Serve quindi trovare un giusto equilibrio tra cautela, raziocinio delle scelte adottate e necessità, comunque, di dare effettivo impulso allo sviluppo del settore. La sfida dello sviluppo del biometano passa anche dalle scelte dell’Autorità.