Operare insieme con un nuovo approccio

  Intervista

Lucio Laureti, presidente della neocostituita Associazione Italia Reti energie per la mobilità, illustra ragioni e finalità della nuova aggregazione nata in seno alla Confesercenti. Gli operatori indipendenti e gli strumenti per facilitare la loro crescita e collaborazione al centro del progetto
Un professore universitario di Economia Politica, Lucio Laureti, con radici familiari affondate nel mondo petrolifero da tre generazioni, mira a fornire una risposta nuova agli imprenditori del settore carburanti che devono essere i protagonisti attivi dell’evoluzione che investe ogni componente della rete

 

L’associazionismo di ogni tipo è in crisi: su quali basi lanciate un nuovo soggetto in un settore già ricco di aggregazioni di categoria?

E’ vero che l’associazionismo è in crisi, ma è vero che è in crisi l’associazionismo vecchia maniera, cioè quello della mera rappresentanza di una categoria (normalmente abbastanza standardizzata) nei confronti degli Enti e di terzi. Nel nostro settore invece, dopo 40 anni di quasi totale immobilismo sia nelle strategie che nei soggetti, assistiamo a una trasformazione degli operatori, del loro numero e dimensione, dei rapporti nei confronti del pubblico e del privato e soprattutto un nuovo approccio dovuto alle trasformazioni tecnologiche. Tutto ciò ha generato nuove e molteplici esigenze che possono essere soddisfatte soltanto mettendoci insieme, ecco alcune ragioni che ci hanno spinto a costituire.

 

Quale ruolo assegnate agli indipendenti nell’attuale frammentazione del mercato?

Gli indipendenti sono la vera novità in un settore che, come dicevo prima, è ingessato da decenni. Quasi 200 marchi nuovi si sono affacciati sul mercato, ognuno di dimensioni variabili, da 2 a diverse decine di impianti, con visioni ed esigenze nuove e differenti. Essere così frammentati non conviene a nessuno.

 

Quali rapporti intendete avviare con gli attuali protagonisti della trasformazione della rete?

 

Credo che negli ultimi tempi ci sia stato un percorso di sostituzione degli storici attori del settore con nuovi. Questa “competizione” andrà avanti fino ad arrivare ad una situazione di equilibrio e stazionaria. A quel punto si apriranno spazi per reciproche collaborazioni soprattutto nella logistica e nelle forniture. Si dovrà studiare una cooperazione di tipo win/win.

 

Quali analisi e obiettivi vi distinguono?

Qui ci distinguiamo dalle associazioni “tradizionali”. Abbiamo obiettivi concreti che derivano non dalle esigenze delle associazioni ma da quelle degli operatori che conosciamo bene. Vogliamo essere utili anche a operatori piccoli. I nostri programmi sono nel fare cose e azioni concrete che sono le stesse che ogni singolo operatore sognerebbe di fare, ma non può farle da solo.

 

Qual è la vostra opinione del fenomeno dell’illegalità? Da cosa è alimentato e come bisogna combatterlo?

E’ il virus che sta affliggendo tutto il settore. Purtroppo è figlio della legislazione comunitaria sul pagamento dell’IVA. L’Italia ha il primato europeo sull’evasione di IVA e il settore carburanti ne ha una grande responsabilità. Dopo le recenti introduzioni della fatturazione e del DAS elettronico, le Forze dell’Ordine hanno maggiori strumenti di contrasto soprattutto nei confronti dei depositi dove si nazionalizza il prodotto. Ovviamente ritengo che sia più semplice e produttivo per loro controllare pochi e ben localizzati depositi che centinaia di utenti che, oltretutto non hanno alcuna possibilità di incidere sulla filiera. Tutti i disagi che stiamo sopportando con la fatturazione elettronica devono servire a dare degli strumenti per un maggior controllo e a contrastare il fenomeno.

 

Qual è il ruolo dell’imprenditore indipendente in un settore che deve sapere coniugare la necessità di continuare a fornire ancora per decenni prodotti energetici derivanti da fonti fossili, senza trascurare le energie da fonti rinnovabili?

Questa è una delle scommesse che il settore deve affrontare e vincere. La tecnologia è molto fluida e veloce oggi e nessuno può conoscere con anticipo quale sarà la fonte energetica del futuro. Probabilmente ci sarà una frammentazione di prodotti energetici, dai carburanti fossili (benzina e gasolio) a quelli gassosi (metano, GNL, GNC, GPL) all’energia elettrica o idrogeno. Nella misura in cui la distribuzione e la capillarizzazione sono ancora un grande valore occorre essere lungimiranti e affrontare il problema. Oggi non lo si sta affrontando.

 

Nelle aree di servizio punterete sullo sviluppo di altre offerte oltre la fornitura di “carburanti”?

Le attività non oil sono allo studio di tutti gli attori del settore. C’è l’impianto, la posizione in strade di grande comunicazione ma non si va oltre le attività tradizionali come un tempo. Anche in questo campo parlare per nuove iniziative con un respiro nazionale e non locale potrà portare benefici a tutti. Attualmente una attività che ci sembra proficua, anche utilizzando fondi regionali, è quella della produzione di energia con l’impianto fotovoltaico sulla pensilina.

 

Quali saranno le vostre tre prime mosse?

1) realizzazione con il sistema già costituito in Confesercenti con primari istituti bancari di una carta di credito petrolifera, accettata a livello nazionale da tutti i marchi no-logo. 2) Definizione di quella che immaginiamo sarà la stazione del futuro con i prodotti e servizi che serviranno nei prossimi decenni. 3) Creazione di alcune basi in cui far confluire prodotto estero a prezzi convenienti per i nostri associati (ovviamente solo nella assoluta legalità). A latere un sistema di formazione e informazione a disposizione di tutti gli associati che si perdono nella miriade di normative, oltretutto diverse da Regione a Regione.

 

In quali aree geografiche pensate di poter avere più adesioni?

Abbiamo già interlocuzioni dalla Toscana, Liguria Emilia fino a Calabria e Sicilia. Direi tutto il territorio nazionale: i problemi sono gli stessi in tutta Italia.