Oil&nonOil: la sfida geopolitica dell’idrogeno, per l’Italia nuovi scenari nel Mediterraneo

  FIERA, Oil&nonOil Verona 2021

Diversi membri del Parlamento italiano e di quello europeo si sono confrontati oggi sul tema “La sfida dell’idrogeno tra geopolitica e nuovi equilibri”, oggetto di un convegno organizzato dal salone Oil&nonOil, a Veronafiere, nella terza e ultima giornata della 16ma edizione. Il Mediterraneo è stato lo sbocco, per così dire, naturale del dibattito, che ha avuto un orizzonte ampio, di carattere culturale oltre che economico, e al quale ha partecipato anche l’Imam della Grande Moschea di Roma

Ad aprire i lavori un intervento di Ettore Rosato, vicepresidente della Camera dei deputati, che ha auspicato una nuova partenza dopo la pandemia, premettendo tuttavia che “ogni giorno dovremmo spendere cento milioni di euro” e che ciò significa “correre, anche in settori in cui è difficile”, come nel caso dell’idrogeno. Rosato ha sottolineato che serve “una grande consapevolezza” sia nel pubblico sia nel privato dell’importanza di “una sfida che con possiamo perdere” e ha ricordato che “gli investimenti sull’idrogeno non hanno una redditività immediata”. Tuttavia, a suo parere, “nel panorama italiano ci sono aziende ed esperienze che possono sfruttare questa occasione anche per un lavoro di presenza nel mondo”.

Andrea Cozzolino, presidente della Delegazione per le relazioni con i paesi del Maghreb e l’Unione del Maghreb arabo (Dmag) del Parlamento europeo, ha evidenziato le due fasi del processo di transizione: “una fino al 2030 che avrà un impatto soprattutto sul ciclo industriale e una dal 2030 al 2050 che avrà un impatto sul sistema dei trasporti, la mobilità, le case”. Per l’eurodeputato “l’idrogeno ci apre una prospettiva di sviluppo di rapporto con il Mediterraneo straordinaria. Possiamo aprire uno scenario del tutto inedito soprattutto con alcuni Paesi”, a vantaggio loro e delle nostre imprese. Cozzolino si è soffermato sui tre con i quali lavora nelle commissioni miste dell’Ue: Tunisia, Algeria e Marocco, in particolare quest’ultimo, “il Paese più stabile e sicuro del Mediterraneo”.

Per Nader Akkad, imam della Grande Moschea di Roma, la transizione ecologica mette il mondo arabo davanti a “sfide che riguardano la condivisione delle risorse col pianeta”. L’imam ha elencato diversi Paesi interessati all’idrogeno, come l’Algeria, o già avanti nello sviluppo, come gli Emirati Arabi Uniti e soprattutto l’Arabia Saudita. “Oggi le grandi sfide non si vincono da soli”, ha affermato Akkad, per il quale servono “alleanze che favoriscano non solo la questione del green ma la crescita del nostro pianeta dal punto di vista dell’ecologia integrale”. Il riferimento è a papa Francesco, alla visione di un mondo in cui gli uomini sono interdipendenti tra loro e con la madre terra. Certamente nel Mare Nostrum si può immaginare “una grande collaborazione tra la sponda nord e la sponda sud, ma non dimentichiamo i Paesi del Golfo dentro una strategia unica”, ha detto.

Andrea Causin, membro della commissione Difesa del Senato, ha evidenziato che il tema dell’idrogeno è oggetto di grande attenzione da parte delle potenze mondiali e che lo sarà a lungo. È “un tema che si svilupperà nei prossimi trent’anni”, ma già tra 10-15 anni saremo in una fase più concreta. Per il senatore bisogna vedere “in che misura il tema dello sviluppo dell’idrogeno verde può essere un tema europeo” e l’Italia può farne parte. A questo proposito, portando il punto di vista di un parlamentare europeo, Paolo Borchia, membro della commissione per l’Industria, la ricerca e l’energia (Itre) del Parlamento Ue, ha invocato un approccio non ideologico, criticando la relazione sulla Strategia per l’idrogeno approvata qualche mese fa perché “sbilanciata sulla promozione esclusiva dell’idrogeno verde”.