Oil&nonOil: idrogeno, infrastrutture sfida principale, per sviluppo serve neutralità tecnologia

  FIERA, Oil&nonOil Verona 2021

Le infrastrutture e la neutralità tecnologica sono stati i temi centrali del convegno “La sfida italiana dell’idrogeno” che si è tenuto oggi nell’ambito della prima giornata del salone Oil&nonOil, a Veronafiere. Complessivamente sono emersi diversi punti di vista e aspetti critici sulla possibilità che questa preziosa risorsa svolga un ruolo di rilievo nella transizione energetica

Ad aprire i lavori un’introduzione di Maria Alessandra Gallone, segretaria e membro della commissione Ambiente, territorio e beni ambientali del Senato, esponente di Forza Italia. All’interno del piano per la transizione ecologica il tema dell’idrogeno è centrale tra le fonti rinnovabili e ci si si sta concentrando soprattutto sull’idrogeno verde, ma “il sistema infrastrutturale è lontano dall’essere ideale”, ha riferito la senatrice. “Sappiamo bene che l’idrogeno prodotto da fonti rinnovabili può aiutare la transizione e siamo a buon punto rispetto al pensiero”, ha premesso Gallone. Riguardo alle azioni da mettere in campo “ciò che ha bisogno di investimenti è la realizzazione degli impianti”. Quella attuale è una fase di previsione: “si stanno prevedendo le infrastrutture”, “si stanno prevedendo dei distretti” ed “è indubbio che per i territori sarebbe una grande opportunità”, ha concluso Gallone.

Su tutt’altra posizione Giuseppe Chiazzese, membro della commissione Trasporti, poste e comunicazioni della Camera dei deputati, del Movimento 5 stelle, per il quale lo scenario possibile “è utilizzare l’idrogeno dove non si può fare altro”. In altre parole l’idea è di usarlo per il trasporto aereo e marittimo e per la mobilità pesante, ma non per la mobilità leggera e il riscaldamento delle abitazioni. Chiazzese, che ha impostato il suo ragionamento sull’idrogeno verde, ha definito molto ambizioso l’obiettivo della Strategia nazionale per l’idrogeno di una capacità di cinque gigawatt entro il 2030: vorrebbe dire realizzare qualcosa come “500 impianti grandi come 26 campi di calcio”, ha detto. “Starei attento a dire che l’idrogeno può essere usato ovunque e con facilità” perché impiegarlo per uso domestico o per l’auto “è un processo assolutamente inefficiente”, ha sintetizzato il deputato.

Sulla neutralità tecnologica hanno molto insistito gli interventi dei due rappresentanti del mondo produttivo e della ricerca. Franco Del Manso, responsabile dei rapporti internazionali, ambientali e tecnici di Unione energie per la mobilità (Unem), ha parlato non solo di idrogeno verde, ma anche grigio e blu. Il relatore ha definito la cattura e sequestro del carbonio (Ccs) una “tecnologia chiave” e si è soffermato sui carburanti liquidi a basso contenuto di carbonio (Lclf), che “potrebbero essere utilizzati su tutto il parco veicolare” e quindi dare subito un contributo alla decarbonizzazione. “Sono tecnologie già disponibili e competitive sui mercati”, ha spiegato Del Manso, pur ammettendo che ci sono “problematiche tecniche” per le stazioni di rifornimento. Il futuro è la trasformazione delle stazioni di servizio in “punti vendita di energie per la mobilità”, idrogeno compreso, ma “per la decarbonizzazione serve la neutralità tecnologica”. Invece, “il quadro normativo non è neutrale”, ha affermato il rappresentante di Unem, perché considera solo le emissioni allo scarico. “È una cosa per noi assolutamente sbagliata che obbliga ad andare verso la tecnologia elettrica (…) Se restasse una normativa del genere quale investimento potremmo fare?”, ha domandato Del Manso, avvertendo che senza una prospettiva in campo stradale non sarà possibile investire in campo aereo e marittimo.

Per Gianpiero Ruggiero, primo tecnologo del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr), è giusto che la politica fissi gli obiettivi di lungo termine ma non che decida anche le tecnologie. “La ricerca va lasciata libera. La neutralità carbonica è un obiettivo irrinunciabile, ma serve anche la neutralità tecnologica”, ha sottolineato Ruggiero. L’esperto del Cnr ha espresso alcune riserve sui termini del dibattito attuale, che dovrebbe tenere in maggior considerazione i tempi di realizzazione, i limiti infrastrutturali, le esigenze dei consumatori, il complesso quadro amministrativo. A suo parere, anche “l’innovazione digitale deve entrare nella partita del clima” e “occorre superare schematismi e far diventare le nostre città dei laboratori”. Soprattutto Ruggiero ha invocato una “logica di filiera”. Attualmente la situazione è “a macchia di leopardo” e l’idrogeno rappresenta ancora il due per cento nel mix energetico dell’Unione europea e l’uno per cento in quello dell’Italia. L’orizzonte temporale previsto, ha avvertito Ruggiero, “potrebbe rivelarsi troppo ravvicinato” per consentire la mobilitazione necessaria per lo sviluppo di questa risorsa preziosa ma molto energivora. Entro il 2030 il contributo dell’idrogeno verde potrebbe essere “vicino allo zero”.