Oil&nonOil, infrastrutture pronte alla transizione se non sarà a senso unico verso l’elettrico

 In FIERA, Oil&nonOil Verona 2021

Il ruolo del sistema logistico nella transizione energetica e nel rilancio del nostro Paese in una prospettiva internazionale. Questo il tema del convegno “Il futuro della logistica nelle nuove sfide globali”, che si è svolto a Veronafiere nell’ambito della 16ma edizione di Oil&nonOil. Nuova globalizzazione, neutralità tecnologica, intermodalità, specializzazione sono alcuni dei concetti chiavi emersi dal dibattito, in cui le infrastrutture hanno fatto da filo conduttore

Zeno D’Agostino, presidente dell’Autorità di sistema portuale del Mare Adriatico Orientale, ha inquadrato la questione in un contesto di “caos”, di cui la pandemia è solo uno degli elementi e in cui è difficile fare previsioni. In sintesi, il mondo rimane globalizzato ma si sta affermando una nuova globalizzazione con macroregioni e piattaforme di produzione industriale e “anche la logistica si adegua a questo tipo di nuova localizzazione della manifattura a livello globale”.

Dario Sorìa, direttore generale di Assocostieri, ha evidenziato un nodo fondamentale: il ruolo delle infrastrutture nel passaggio alle rinnovabili. “L’attuale mix energetico è messo giustamente in discussione” e per il 2050 si punta a “un nuovo mix energetico decarbonizzato”; il punto critico è il metodo per attuare la transizione e per Assocostieri occorre ragionare con “un approccio neutrale”. Serve una visione complessiva per capire “come le nostre infrastrutture possono essere utilizzate”.

Su questa linea di ragionamento anche Franco Del Manso, responsabile dei rapporti internazionali, ambientali e tecnici dell’Unione energie per la mobilità (Unem), per il quale “la transizione è fortemente vincolata all’aspetto normativo, che deve essere non penalizzante, neutrale, abilitante”. “La nostra struttura logistica è già in grado di operare con gran parte delle materie prime rinnovabili”, ma “servirà a poco se dovessimo transitare verso una transizione totalmente elettrica”, ha spiegato, ritenendo tuttavia “altamente improbabile” tale esito.

Sulla questione si è espresso anche Guido Germano Pettarin, membro della commissione Bilancio, tesoro e programmazione della Camera dei deputati, per il quale “non possiamo creare da zero” ma occorre “riconvertire, modernizzare, adeguare una filiera che c’è”. Tanto più che per l’Italia “il problema non è solo quello di riuscire a superare la crisi pandemica ma anche di recuperare vent’anni di stagnazione precedente” e “i tassi di interesse non resteranno bassi per sempre”.

Concorde Silvia Migliorini, direttrice di Federchimica-Assogasliquidi, per la quale, per le risorse che abbiamo in termini di infrastrutture sia a monte sia a valle, sarebbe opportuno parlare di una “logica di valorizzazione” più che di una “logica di riconversione”.

Natalino Mori, vicepresidente della Federazione autotrasportatori italiani (Fai), ha osservato che una delle più importanti leve del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) è legata allo sviluppo dell’intermodalità e del trasporto combinato, ma che è stato avvantaggiato lo sviluppo delle reti mentre è stato trascurato quello degli scambi intermodali. A ciò si aggiunge un’altra osservazione: oltre il 70% delle merci è trasportato su tratti inferiori a 300 chilometri, cosa che “definisce il perimetro dell’insostituibilità del trasporto su gomma” e fa pensare a Gnl e bioGnl come a “una ragionevole fonte di alimentazione per il prossimo futuro”.

Rispetto al Pnrr Diana Fabrizi, responsabile delle relazioni istituzionali dell’Associazione logistica dell’intermodalità sostenibile (Alis), ha indicato tre pilastri: sostenibilità, digitalizzazione e formazione. Quest’ultima è particolarmente importante perché “c’è una grandissima carenza di figure professionali specializzate nel settore”.

Infine, Guido Castelli, assessore alle Reti di trasporto della Regione Marche, ha invocato “raziocinio e gradualità” nell’azione sul clima, per preservare la coesione sociale.