“Tra vent’anni le colonnine elettriche avranno un ruolo simile a quello delle attuali pompe di benzina e i carburanti tradizionali se non spariti, saranno marginali”. Rossella Muroni, deputata e vicecapogruppo di Liberi e Uguali alla Camera, se la immagina così la rete carburanti in un futuro non così lontano.

L’idea di Muroni è “superare i carburanti fossili spostando il carico fiscale sui carburanti più inquinanti, riequilibrando la tassazione dall’uso alla proprietà dei mezzi; favorendo l’acquisto di veicoli a zero emissioni, tassando maggiormente quelli più inquinanti e imponendo quote di mercato obbligate per i veicoli elettrici”. Quanto alla Strategia energetica nazionale – Sen “sarebbe utile se prevedesse un sostegno più deciso alle energie pulite”. E il taglio delle accise promesso dal vicepremier Salvini?: “un tentativo di mantenere una promessa propagandistica fatta in campagna elettorale”.

 

La mobilità è il settore più inquinante in Europa. Quali sono le azioni fondamentali per ridurre le emissioni?

L’obiettivo a lungo termine è arrivare a superare i carburanti fossili. Ma si può iniziare a ridurre le emissioni e lo smog promuovendo il trasporto pubblico e sostenibile, che va dai mezzi elettrici alla bicicletta, passando per quelli condivisi. Un aiuto strategico in questa direzione può venire dalla leva fiscale: bisogna mettere fine ai sussidi fossili e premiare i cittadini che scelgono mezzi puliti e trasporto condiviso. Una rivoluzione che può partire spostando il carico fiscale sui carburanti più inquinanti, riequilibrando la tassazione dall’uso alla proprietà dei mezzi; favorendo l’acquisto di veicoli a zero emissioni e tassando maggiormente quelli più inquinanti. Utile anche accompagnare queste misure con quote di mercato obbligate per i veicoli elettrici.

 

Lei parla di un decollo del trasporto pubblico, del car-sharing e delle piste ciclabili. Eppure sono tutti settori che fanno fatica a decollare. Perché? Quali misure bisognerebbe mettere in atto?

Innanzi tutto va detto che le condizioni in cui si trova il trasporto pubblico locale in molte città italiane scoraggia l’uso dei mezzi collettivi. Anni di austerità in troppe città italiane hanno pesantemente condizionato il parco mezzi, la quantità di corse e la qualità del servizio. Basti pensare ai treni pendolari, sempre strapieni negli orari di punta con corse in ritardo o soppresse senza avviso. Un caso eclatante è quello della Ostia-Lido ma in giro per l’Italia ce ne sono molti.

Ma nel Paese ci sono anche casi di amministrazioni virtuose, che hanno puntato su una mobilità collettiva e meno inquinante. Prendiamo Milano, come ha evidenziato Legambiente con il suo recente Forum QualeMobilità, grazie a un sistema di trasporti moderno, intermodale ed efficiente, che sfrutta anche le potenzialità delle nuove tecnologie negli ultimi venti anni ha perso 100mila auto e guadagnato 100 mila abitanti. Segno evidente che la macchina non ha più il monopolio della mobilità.

Sul fronte del car-sharing stiamo crescendo a ritmo sostenuto: nel 2017 gli utenti iscritti ai servizi sono arrivati a 1,3 milioni  – +21% rispetto al 2016. E secondo l’ultimo Rapporto nazionale sulla Sharing Mobility nel 2017 il bike sharing italiano è primo in Europa per diffusione, con 39.500 bici a disposizione degli utenti in 265 Comuni. E l’Istat ci dice che il 4% degli italiani va al lavoro in bicicletta. Per un Paese auto-centrico come l’Italia è l’inizio di una rivoluzione.

Per sostenere questi processi bisogna aumentare la diffusione dei parcheggi per il car-sharing, o quella delle ‘flotte libere’. E bisogna rendere sicura la mobilità in bicicletta, aumentando i percorsi protetti e riducendo i limiti di velocità specialmente in città.

 

Qualche tempo fa lei ha annunciato che avrebbe depositato in commissione Ambiente una risoluzione sulla mobilità, aperta a tutti i gruppi politici. A che punto è?

L’ho effettivamente depositata, oltre ai colleghi di Leu ha già raccolto anche alcune firme di colleghi del PD e spero possa raccogliere altre adesioni. Soprattutto mi auguro venga calendarizzata in tempi stretti.

 

Il Governo vuole cambiare la Strategia energetica nazionale (Sen). Cosa ne pensa?

Bisogna ovviamente vedere cosa si intende cambiare e come. Ad esempio sarebbe auspicabile allinearla al recente e più ambizioso target europeo sulle rinnovabili al 2030. Dunque sarebbe utile se prevedesse un sostegno più deciso alle energie pulite e consentisse all’Italia di raggiungere l’obiettivo del 32% dei consumi energetici soddisfatti da rinnovabili al 2030.

 

Il vicepremier Matteo Salvini ha detto di voler tagliare le accise sui carburanti “entro l’anno”. Condivide questa scelta?

Più che le accise, taglierei i sussidi ai combustibili fossili. Ma mi stupirei di essere della stessa idea di Salvini. Il suo è il tentativo di mantenere una promessa propagandistica fatta in campagna elettorale. Che va contro il principio europeo di mantenere almeno un livello minimo di accise per scoraggiare lo spreco di energie e che potrebbe costare cara agli italiani: l’accisa sui carburanti nel 2017 ha garantito alle casse dello stato 25,7 miliardi di euro.

 

Un settore su cui si sta puntando molto è quello della mobilità elettrica. Fino a che punto lo Stato deve dare supporto con incentivi e agevolazioni?

Come dicevo, la fiscalità può essere uno strumento strategico per scoraggiare comportamenti e consumi ad alto impatto ambientale e premiare chi scegli la sostenibilità. Bisogna avere una visione d’insieme insomma, sapere in che direzione si vuole andare.

Intanto l’elettrico sta crescendo rapidamente nella sharing mobility: le auto elettriche in condivisione sono 49% a Firenze, 26% a Roma. I taxi elettrici sono già 70 a Firenze.

Se le auto elettriche, anche a causa dei ritardi di FCA, sono in Italia oggi solo lo 0,2% delle vendite, le e-bike hanno rappresentato il 10% delle biciclette vendute nel 2017 (ben 158.000), la produzione nazionale è in crescita a doppia cifra. Fabbriche come la bolognese Five sono pronte a produrre sino a 30 mila e-bike di qualità alimentandosi con i pannelli solari sui tetti dei capannoni.

Ed è già elettrica una parte del trasporto pubblico: treni, metro, tram ed anche tapis roulant, funivie e ascensori in città dense, collinari o montane come molte città italiane. Basti pensare che a Milano il 73% degli spostamenti su mezzi pubblici avviene in elettrico, a Napoli il 37%. Possiamo proporci di elettrificare tutto il trasporto pubblico, come Milano, entro il 2030. Ma ci vuole un governo che guidi e aiuti tutte le città.

Sul fronte della mobilità elettrica e sostenibile un buon esempio cui ispirarsi è Amsterdam. Città dove le bici in circolazione sono quattro volte più numerose delle macchine e dove, già nel 2017, più del 7% delle auto in circolazione erano elettriche. Entro la fine del 2018 la città punta a raddoppiare i punti di ricarica pubblici arrivando a quota 4mila. Risultati cui è arrivata avendo iniziato nel 2009 a istallare le prime colonnine di ricarica pubbliche e ad acquistare e-car per comune e aziende pubbliche. E avendo fissato un prezzo massimo ai fornitori di energia che vogliono alimentare le auto su suolo pubblico in città. Tutto senza incentivare la diffusione di punti di ricarica privati su suolo pubblico: i privati che hanno già un posto auto di proprietà non hanno diritto a chiederne un secondo su suolo pubblico e la ricarica la fanno in garage.

 

Nel settore mobilità sono fondamentali anche gli enti locali. Come si possono coinvolgere maggiormente?

Gli Enti Locali sono fondamentali. Perché sono quelli più a contatto con i cittadini e quelli competenti per il trasporto pubblico locale. E considerando che il 60% degli spostamenti abituali è sotto i 5 chilometri si capisce quanto la partita della mobilità si giochi dentro le città. Non a caso le pratiche più virtuose e innovative si sperimentano nei territori.

La mobilità casa-lavoro e casa-scuola va considerata come parte del welfare. Insieme allo Stato e agli Enti Pubblici possono fare tanto anche i datori di lavoro e le imprese. Pensiamo agli abbonamenti annuali ai mezzi pubblici che si paga a rate scontato in busta paga, oppure alle aziende che stanno offrendo con lo stesso meccanismo biciclette ed e-bike o persino servizi di sharing mobility aziendali: Unipol a Bologna, Bon Prix di Biella, Eon e Aon a Milano e in altre città.

 

Come si trasformerà la rete carburanti tra vent’anni? Ci saranno colonnine prevalentemente elettriche? I carburanti tradizionali che ruolo avranno? I carburanti alternativi?

I cambiamenti sono così veloci che fare previsioni non è facili. Ma credo di non sbagliare se dico che le colonnine elettriche avranno un ruolo simile a quello delle attuali pompe di benzina e che i carburanti tradizionali se non spariti, saranno marginali.