Secondo il presidente di Assogasmetano, Paolo Vettori, la crisi dei consumi di metano non trova origine nelle dimensioni della rete,  ma essenzialmente dalla carenza di modelli a metano che hanno deluso le attese degli utenti , e dagli orientamenti di “certa politica” che incomprensibilmente favorisce le auto ibride e punta sull’elettrico, nascondendo tutta una serie di difficoltà di un simile obiettivo.

Paolo Vettori, decenni di battaglie a favore del metano, affronta, con la solita chiarezza, il tema della crisi di cui indica cause e soluzioni.

 

A fronte di una rete che ha raggiunto una discreta capillarità, si registra un calo, che non pare episodico, delle vendite di auto a metano: quali possono essere le ragioni?

Prima di tutto occorre dire che quello che sta succedendo, se ancora ce ne fosse bisogno, dimostra  che non è la rete che fa il mercato delle auto. Infatti,  mentre la rete in dieci anni è raddoppiata e continua a crescere mensilmente senza soluzione di continuità, le immatricolazioni stanno scendendo in modo significativo  da oltre due anni. La causa del calo quindi, non è la carenza della rete distributiva,  ma ha altre spiegazioni.

Mi riferisco in particolare ai problemi che hanno avuto alcune case automobilistiche estere a far tempo dal 2013 riguardo l’utilizzo delle bombole in composito che poi con il dichiarato supporto,  purtroppo anche  di una parte della filiera CNG e del MIT, hanno portato alla modifica  delle modalità di revisione delle bombole creando sconcerto, disagi, costi e diffidenza degli utenti verso i veicoli a metano con il loro abbandono. Poi, cosa che ha ulteriormente aggravato la situazione e ce ne dispiace molto,  l’attesa andata delusa di nuovi modelli di auto a metano di produzione italiana,  ha decisamente e definitivamente fatto virare le scelte degli utenti verso vetture che utilizzano altri carburanti,  in particolare verso quelle ibride, scelte non certo per i benefici ambientali, ma esclusivamente per la possibilità di accedere ai centri urbani e parcheggi senza limitazione alcuna

 

L’auto elettrica viene indicata come la risposta più efficace ai problemi dell’inquinamento soprattutto delle grandi aree urbane, ci sono elementi critici sottovalutati?

E’ ormai evidente lo scontro fra mobilità elettrica e quella a gas. Potenti lobby con l’appoggio, per ragioni di carattere populistico/elettorale (specialità tutta italiana) di certa politica, stanno proponendo una mobilità futura tutta elettrica e il primo obiettivo, da “fare fuori” per prenderne il posto, è quella a gas. Cioè stanno vendendo un’ipotesi tutta da costruire, quella di una mobilità diffusa e massiccia, come la realtà di domani, distruggendo una realtà di oggi oggettivamente efficace sotto l’aspetto industriale, energetico e ambientale qual è quella a gas e domani quella del biometano. Ma i supporter di questa mobilità nascondono il fatto che un parco circolante elettrico diffuso non è realizzabile se non dopo aver affrontato e risolto i problemi di carattere economico, ambientale (certo, anche ambientale), commerciale e fiscale legati alla disponibilità, produzione, distribuzione e vendita di energia elettrica come se fosse un carburante.

Qualcuno dice che mobilità elettrica significa una mobilità a carbone. Eminenti studi internazionali affermano che l’utilizzo del litio per le batterie comporta un significativo aumento del gas serra, tale da annullare qualsiasi beneficio ambientale. La rivista Nature ha pubblicato uno studio dal quale emerge che le auto elettriche e ibride non sono esenti da emissioni nocive, ma anzi creano più problemi all’ambiente di quelle a carburanti tradizionali. Ma ci sarebbe tanto altro da aggiungere come controindicazioni. Per non parlare delle vetture ibride che viaggiano per oltre l 80 % a benzina!

 

Cosa  gioverebbe di più al settore? La diffusione del self o l’ampliamento del parco auto a metano?

Prima del self, dobbiamo risolvere la questione “mercato”. Quel mercato che vedeva 120.000 auto immatricolate in un anno, con una rete distributiva e  consumi annuali in aumento costante …e tutto senza self, quindi…

 

Qual è il suo giudizio  sulla Dafi? Quali correzioni occorrerebbe introdurre nel Sen?

Il Decreto di recepimento della Dafi potrà essere uno strumento utile e funzionale al consolidamento e sviluppo del settore CNG nella misura in cui esso troverà concreta e coerente attuazione a livello nazionale, regionale e locale. Per ora in questa direzione va la modifica delle capacità conferita ai distributori, in altre parole del supero della capacità prenotata. Provvedimento che abbiamo atteso per quattordici anni. E adesso che è uscito è solo parzialmente efficace alla luce delle modalità attuative previste dalla delibera dell’Autorità. Quanto allo sviluppo della rete, esso sarà un elemento positivo se  essa si realizzerà in modo razionale e dove sarà necessaria. Per ora le cose non vanno in questa direzione, e continuano ad aprirsi nuovi impianti in zone già servite e dove già c’è mercato. Quanto al self service, il Ministero dell’interno ha già attivato un gruppo di lavoro che avrà lo scopo di semplificarne l’utilizzo, ma sempre, in sicurezza di esercizio. Per questo ci vorrà del tempo, ma come detto non sarà questo l’elemento che “muoverà” il mercato.

 

Sarebbe proponibile una campagna di incentivi per la trasformazione  “di massa” delle  vecchie auto a benzina in auto a metano?

Assolutamente sì. Ci sono ancora quasi quattordici milioni di veicoli fino all’euro 4 che potrebbero essere utilizzati in modalità ambientale positiva, trasformandoli a gas. Ci sono circa 5.000 officine che potrebbero trarne vantaggio e…lavoro

 

Cosa possono fare le associazioni di settore? Su quali punti potreste sviluppare un lavoro comune?

Un lavoro comune sarebbe in questa fase, non solo auspicabile, ma necessario. Però fra le associazioni del settore occorre fare un distinguo. Quelle dei “metanieri” che hanno a cuore il settore metano e fanno le battaglie per tutti e quelle che, approfittando di condizioni normative, amministrative e commerciali, e di tutela portate avanti esclusivamente dai metanieri, si sono messe anche nella distribuzione del metano ma sono restie, se non latitanti, nel portare avanti cause comuni essendo più propense a “curare il proprio orticello”, secondo una logica di immediato e a breve tornaconto economico .

Questo è il quadro, ma siccome i “metanieri” Doc hanno la pelle dura, e sanno che se mollano loro il CNG rischia di sparire dal mercato, fagocitato da altri interessi, continueranno a fare il loro dovere nella speranza che…qualcuno abbia voglia di venirci a dare una mano.