La Cassazione cambia rotta sulla prova della consapevolezza della frode a carico del contribuente

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Una questione più volte sollevata nelle sedi processuali, ha riguardato e riguarda la discrepanza tra la posizione della Corte di Giustizia Europea e quella della Cassazione, con specifico riferimento all’onere della prova, circa la consapevolezza di partecipazione in una operazione fraudolenta per fatture soggettivamente inesistenti

 

di Avv. BONAVENTURA SORRENTINO, Studio legale e tributario Sorrentino Pasca Toma

 

La Corte di Giustizia ha più volte ritenuto che tale onere facesse capo alla Amministrazione Finanziaria cosi come a contrariis la Cassazione ha sempre ribadito il contrario.
Una svolta storica a tale ultima posizione sembra data da una recentissima sentenza della Cassazione, che ha dichiarato che in caso di fatture soggettivamente inesistenti l’Amministrazione deve dimostrare, anche in sede indiziaria, non solo l’oggettiva fittizietà del fornitore, ma anche (ed è questa la novità) la consapevolezza del destinatario della partecipazione alla frode.
Sostanzialmente deve essere l’Amministrazione finanziaria sulla base di elementi oggettivi e specifici a provare che il contribuente sapeva, o avrebbe dovuto sapere, con l’ordinaria diligenza che l’operazione si inseriva in un’evasione fiscale, o almeno che possedeva indizi idonei a porre sull’avviso qualunque imprenditore onesto e mediamente esperto della sostanziale inesistenza del contraente.

La Cassazione ha sostanzialmente affermato quello che spesso si è sostenuto in udienza ossia, che se l’Amministrazione contesta fatturazioni soggettivamente inesistenti inserite o meno in una frode carosello, deve essere essa a provare anche solo in via indiziaria, non soltanto l’oggettiva fittizietà del fornitore, ma anche la consapevolezza del destinatario che l’operazione si inseriva in una evasione di imposta.

Solo a questo punto è compito del contribuente provare di aver agito in assenza di consapevolezza rispetto alla frode praticata e di essersi adoperato secondo criteri di ragionevolezza.
Sostanzialmente la Cassazione sembra essersi messa in linea con la posizione della Corte di Giustizia, realizzando un equilibrio di tutela anche alle difese in presenza di assenza di consapevolezza e dunque in assenza di responsabilità.