Pierluigi Roveda, responsabile della sezione cisternisti di ANFIA, descrive la particolare sezione della  filiera distributiva dei carburanti. Un segmento che ha subito la riduzione del numero delle aziende, ma che garantisce prodotti corredati di tutte le innovazioni tecnologiche. A Oil&nonoil un confronto sulle prospettive del trasporto dei carburanti

L’ingegner Pierluigi Roveda, dopo la laurea ha iniziato a lavorare alla Pirelli, poi è  stato per diversi anni il direttore tecnico e della ricerca e sviluppo della Acerbi, una delle più importanti aziende del settore. Per le sue raffinate competenze, maturate anche con lunghe permanenze all’estero, ha incarichi in diverse commissioni tecniche ministeriali. Dal 1997 è presidente della sezione cisternisti di ANFIA  (Associazione Nazionale Filiera Industria Automobilistica) e il suo ruolo lo rende particolarmente attento alle novità normative e alle innovazioni tecnologiche.

 

La sua esperienza le consente uno sguardo analitico e ampio su un segmento fondamentale della filiera distributiva dei carburanti…
Il mondo dei cisternisti si è ridotto a pochi soggetti grandi e alcuni piccoli che producono tra le dieci e le trenta cisterne, soprattutto per rispondere a richieste particolari. I grandi investono nella ricerca e per adeguarsi alle normative, ma i prodotti italiani sono di ottima qualità. Questo garantisce la presenza sui mercati internazionali e garantirebbe anche una migliore penetrazione sui mercati europei, se non si attuassero scelte politiche “protettive”, celate da soluzioni tecniche obbligatorie. La scelta dovrebbe essere quella di produrre nel paese in cui si vuol vendere, ma non è operazione facile. In passato, questa via è stata tentata, ma i risultati non sono stati buoni.

Ovviamente alcuni paesi, che hanno meno esigenze di sicurezza rispetto all’Europa, acquistano cisterne usate che da noi non avrebbero mercato sia per i materiali con cui sono state realizzate sia perché prive dei miglioramenti tecnici che sono stati introdotti negli ultimi anni.

 

Il momento peggiore è stato superato?
Nel 2015 abbiamo toccato il punto più basso; gli effetti della crisi sul tessuto delle aziende  sono stati pesanti: riduzioni, accorpamenti, acquisizioni…Nel 2015 tutto il gruppo cisternisti ha venduto 1.546 manufatti, di cui 328 cisterne per il trasporto carburante. Nel 2016 si è passati a 2.097 cisterne di cui 637 per i carburanti. Lo scorso anno i costruttori di cisterne per carburanti ne hanno vendute cento di meno (537), ma nell’insieme si sono raggiunte le 2.129 autobotti.

Mi spiego il balzo della “nicchia” cisterne per carburanti con la necessità di sostituire mezzi invecchiati e non sostituiti nel 2015.

 

A chi si vende?
Si vende soprattutto alle grandi aziende di trasporto, ma sono cresciute, pur senza garantire grandi numeri, le vendite ai piccoli trasportatori e retisti indipendenti.

Si vende anche all’estero, soprattutto Medioriente e Nord Africa.

 

L’acquisto è l’unico contratto utilizzato?
Nella maggior parte dei casi sì, ma si stipulano ancora contratti di leasing. In passato erano gli stessi costruttori a proporre la soluzione, oggi ci sono società specializzate.

 

Quali sono i miglioramenti principali degli ultimi anni?
Significativi miglioramenti sono stati apportati per garantire che lo scarico del carburante sia totale e che non siano possibili “spillature’ lungo il percorso. La sigillatura elettronica è un notevole passo avanti. Per la sicurezza si è fatto molto con il controllo elettronico della frenata, con i sistemi antiribaltamento e blocco della fuoriuscita del liquido e con la telecamera per avere la completa visone durante la retromarcia. E’ sicuramente migliorata la tenuta della cisterna, nel caso di urti laterali.

Molti mezzi hanno accorgimenti non obbligatori, ma che sono apprezzati.

 

Come vede il futuro del segmento del trasporto?
Il trasporto sta cambiando per varie ragioni e nei prossimi anni una riorganizzazione sarà sicuramente necessaria. Il segmento dopo la crisi si è dato un’organizzazione produttiva adeguata ai tempi, ma, al di fuori delle aziende, sta cambiando la rete, stanno cambiando le auto, sta mutando la mobilità, quindi credo che possa essere stimolante, in occasione di Oil&nonoil, affrontare la questione con un confronto tra i diversi protagonisti. Credo che sia interessante ragionare tra costruttori, trasportatori, operatori della rete. Propongo un titolo: Cambia la rete: effetti sulla logistica e il trasporto carburanti.

 

A proposito di nuovi carburanti, l’industria italiana è pronta per la produzione di cisterne criogeniche per il trasporto del metano liquido?
Il mercato italiano, nonostante sia in rapida crescita, è ancora troppo piccolo per pensare a significativi cambiamenti delle linee produttive. Sicuramente le aziende valutano, studiano, stimano i costi, ma per il momento non ci sono ipotesi concrete di produzione. Se il nostro mercato fosse attivo come quello spagnolo, le unità richieste sarebbero tali da rendere economicamente compatibile avviare la produzione e sarebbe interessante avviare la produzione di cisterne criogeniche in serie.