Potenziare l’infrastruttura ferroviaria, relativa sia all’alta velocità e al trasporto locale; mettere in atto politiche efficaci per lo sviluppo dei biocarburanti e per la diffusione della mobilità elettrica. Secondo Chiara Braga, deputata del Partito Democratico (PD), sono questi i tre punti fondamentali per “una transizione verso un modello di mobilità sostenibile”.
In particolare sull’auto elettrica è necessario “sviluppare un’infrastruttura adeguata”, mettere a disposizione “incentivi fiscali e investire sulla formazione e sulla diffusione della conoscenza di quanto i comportamenti individuali possono influire sul miglioramento della qualità del nostro ambiente e quindi della vita di tutti noi”.
Chiara Braga è stata eletta per la prima volta alla Camera dei deputati alle elezioni del 2008, nelle liste del Partito Democratico nella Circoscrizione Lombardia 2. Nel 2013 è stata nominata in segreteria nazionale del PD come responsabile nazionale per l’ambiente dal neoletto segretario nazionale Matteo Renzi. Nel 2017 è stata eletta presidente della Commissione parlamentare bicamerale d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti e illeciti ambientali (cosiddetta Commissione Ecomafie).
Nel marzo 2018 è stata rieletta deputata nelle liste del Partito Democratico.

 

In generale, sulla green mobility quali politiche dovrebbe portare avanti il futuro Governo? Con quali obiettivi a breve, medio e lungo termine?

Una transizione verso un modello di mobilità sostenibile dovrebbe essere un impegno per qualunque Governo si insedierà. Penso che si debba proseguire sulla strada intrapresa dai Governi Renzi e Gentiloni nella programmazione e finanziamento di infrastrutture ferroviarie, a completamento della rete ad alta velocità e per promuovere il rinnovo e potenziamento anche delle ferrovie minori, capaci di dare risposta al bisogno di mobilità locale. Accanto a questo occorre accompagnare con politiche efficaci lo sviluppo di una mobilità su gomma che punti sull’utilizzo dei biocarburanti e sulla diffusione della mobilità elettrica. Tutti questi obiettivi non sono evidentemente raggiungibili con politiche di breve respiro, ma richiedono uno sguardo lungo e soprattutto coerente.

 

Sulla Strategia energetica nazionale (Sen) qual è il suo giudizio?

Per la prima volta attraverso la SEN il nostro Paese prova ad affrontare in modo integrato le questioni energetiche e quelle legate al contrasto ai cambiamenti climatici. L’obiettivo della de-carbonizzazione stabilito dalla SEN è un obiettivo sfidante, ma non più rinviabile, anche in relazione agli impegni che l’Italia e l’Europa si sono assunte a livello globale. Penso che sia necessario dedicare molta attenzione alla fase di implementazione della SEN e far sì che questo percorso sia accompagnato sempre da un’attenta valutazione sull’impatto sul nostro sistema produttivo.

 

Perché fanno fatica a decollare il trasporto pubblico, il car sharing, le piste ciclabili?

In realtà in questi anni si sono fatti molti passi in avanti, grazie anche alle possibilità messe in campo da finanziamenti di carattere europeo e nazionale per lo sviluppo di forme di mobilità più sostenibili. In linea generale penso che l’attrattività di queste forme di mobilità sia strettamente legata alla loro funzionalità. Provo a spiegarmi: per consentire un massiccio riorientamento di abitudini da un modello di mobilità urbana fondato sull’uso dell’auto privata a uno invece centrato sul trasporto pubblico, serve che quest’ultimo dia garanzie di efficienza e convenienza, non solo economica, per l’utente. Purtroppo non dappertutto è così; ma vediamo che in alcune città, come Milano, si assiste a una crescita della propensione a muoversi utilizzando mezzi pubblici funzionali e sempre meno inquinanti, a scegliere forme condivise di mobilità, come il car sharing. Rispetto alle piste ciclabili poi bisogna superare l’idea che si possano usare solo per il tempo libero, ma devono sempre più consentire possibilità di movimento sicuro anche per ragioni di studio o di lavoro. In questo senso gli investimenti fatti dall’ultimo Governo sulla rete nazionale delle ciclovie turistiche e il programma di finanziamento ai Comuni per favorire e promuovere la mobilità sostenibile nei percorsi casa-scuola e casa-lavoro hanno iniziato a dare risposte concrete e interessanti. Per questo mi auguro che il prossimo Governo possa proseguire su questa strada.

 

Per il raggiungimento degli obiettivi sono fondamentali anche gli enti locali, come si possono coinvolgere maggiormente?

Da un lato proseguendo nella direzione detta poco fa, perché per gli enti locali è fondamentale avere la certezza che alcune politiche di incentivazione e di finanziamento dal livello statale abbiano carattere di continuità; questo aiuta molto i Comuni, specie quelli più piccoli che per poter ottenere risultati interessanti devono aggregarsi, a sviluppare una migliore capacità di programmazione. Oggi poi i Comuni sono chiamati a pensare le proprie politiche di mobilità nello stesso momento in cui pianificano l’uso del territorio; anche se molte competenze sono di carattere regionale, una nuova legge urbanistica nazionale potrebbe definire obiettivi e linee guida per lo sviluppo dei piani di mobilità comunali, aiutando in questo modo i Comuni a far passare progetti e obiettivi di maggiore sostenibilità.

 

Si parla sempre di più di auto elettrica, eppure ci sono ancora troppi ostacoli al suo decollo. In particolare manca un’adeguata infrastruttura. Perché su questo punto non si riescono a fare passi in avanti?

Anche su questo il Ministero delle Infrastrutture in questi anni ha sostenuto la realizzazione del Piano Nazionale per la ricarica dei veicoli elettrici, promuovendo e valorizzando il concorso di soggetti pubblici e privati. Il MIT ha finanziato un Fondo dedicato con 28,7 milioni, ripartendo la somma tra le Regioni attraverso uno specifico accordo. Ovviamente, però, lo sviluppo di un’infrastruttura adeguata richiede tempo e investimenti che non riguardano solo le colonnine di ricarica. Su questo penso che dovremo superare alcuni ritardi storici nel nostro Paese, dettati anche dalla presenza di un’industria automobilistica che non ha mai creduto nella diffusione di mezzi elettrici, come invece avvenuto in altri contesti europei, oggi molto più avanzati.

 

Secondo un recente sondaggio della Lorien Consulting per Legambiente, un italiano su 3 comprerebbe un’auto elettrica se la ricarica costasse meno e se ci fossero incentivi fiscali. E’ d’accordo con queste misure?

Penso che misure come quelle degli incentivi fiscali siano una leva importante per accompagnare la diffusione di comportamenti sostenibili; lo dimostrano i bonus fiscali applicati ormai da anni per la riqualificazione energetica e poi sismica degli edifici. Moltissimi cittadini hanno aderito a queste opportunità, cresciute e perfezionatesi nel tempo, consentendo anche al settore edile di contenere, almeno in parte, negli anni durissimi della crisi immobiliare la perdita di posti di lavoro e accompagnando una evoluzione del settore stesso. Il tema della convenienza economica delle auto elettriche, così come di altre forme di mobilità che richiedono un cambiamento degli stili di vita delle persone, è fondamentale. Ma accanto agli aspetti economici penso che si debba investire molto anche sulla formazione e sulla diffusione della conoscenza di quanto i comportamenti individuali, anche legati al tipo di mobilità che si sceglie, possono influire sul miglioramento della qualità del nostro ambiente e quindi della vita di tutti noi.