Il rincaro del metano preoccupa la filiera

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Federmetano teme che la situazione di mercato possa mettere in difficoltà un settore che presenta enormi opportunità di decarbonizzazione. La Federazione autonoma italiana benzinai difende i gestori e denuncia speculazioni internazionali

Il recente rincaro del gas naturale compresso (Cng) sta preoccupando gli addetti delle aree di servizio e gli operatori della filiera del metano. In alcune aree del Paese i prezzi del Cng hanno raggiunto anche i due euro al chilogrammo. La situazione potrebbe mettere a rischio un segmento, quello dei veicoli alimentati a metano, che negli ultimi anni, grazie ai costi inferiori per il rifornimento e alle minori emissioni inquinanti, ha assistito a una crescita, passando dal 2019 al 2020 (anno della pandemia) da 1,071 milioni di veicoli a 1,088 milioni.

Nei giorni scorsi le associazioni di categoria Federmetano, che rappresenta i distributori e trasportatori, e la Federazione autonoma italiana benzinai (Faib), che riunisce le imprese esercenti, hanno diffuso comunicati in cui, commentando la situazione sul mercato, hanno espresso la loro preoccupazione.

Federmetano, il primo ottobre, ha assicurato che “si è adoperata, e si adopererà, per sostenere il comparto”. Nello specifico, in merito al Decreto Legge “Salva-bollette”, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 27 settembre scorso, l’associazione ha aperto un dialogo con il ministero dell’Economia e delle Finanze affinché l’Iva agevolata al 5%, prevista da quel testo, possa essere applicata anche all’uso per autotrazione con la possibilità di traslare il beneficio all’utenza finale. “Poiché sono necessari 60 giorni prima che il decreto sia convertito in legge, Federmetano sta proseguendo la sua battaglia in merito e sta vagliando ulteriori soluzioni”, si legge nella nota. Federmetano, inoltre, ha chiesto al Comitato gestione fondo bombole metano di mettere all’ordine del giorno uno slittamento/riduzione degli oneri del contributo previsto, al fine di consentire ulteriori sgravi per l’utenza.

Infine, Federmetano ha ricordato il suo intervento in merito alla questione prezzi anche sul fronte parlamentare. Così si è espresso il presidente dell’associazione, Dante Natali: “In attesa che le risorse e le misure previste dal Pnrr, si traducano in maggiori quantitativi di biometano disponibili sul mercato, Federmetano farà quanto in suo potere per sostenere gli operatori del comparto a fronte dell’attuale emergenza, per continuare a garantire all’utenza prezzi congrui per questo carburante, necessario per correre lungo la strada della sostenibilità. Non dimentichiamo, infatti, che questa escalation dei prezzi della materia prima gas mette in difficoltà un settore di eccellenza che presenta enormi opportunità di decarbonizzazione per l’Italia e per l’Europa”.

Come indicato da Natali, in Italia sono in esercizio quasi 1.500 stazioni di rifornimento di Cng: infrastrutture che alimentano il 2,1% del parco circolante nazionale, ossia mezzi che già oggi per il 20% si muovono a biometano, e che rappresentano un ponte verso la distribuzione e l’utilizzo dell’idrogeno. Nella nota Natali ha sottolineato che “questo andamento del mercato non interessa solo il gas naturale compresso, ma anche il liquefatto. Infatti, il prezzo dell’Lng, con le sue caratteristiche di mercato spot, ha subito per primo le ripercussioni dovute a tale aumento, secondo Natali. “Riteniamo che il mercato Lng, così come è stato rapido nel recepire gli aumenti, sarà altrettanto celere nell’adeguarsi alle diminuzioni del prezzo della materia prima, non appena queste si verificheranno. D’altra parte non vediamo ulteriori elementi strutturali che possano prolungare la criticità attuale. Il perdurare di tale anomalia avrebbe conseguenze negative sulla evoluzione in chiave ecologica del settore trasporti. Un settore che negli ultimi anni è stato protagonista di una vera rivoluzione”, ha spiegato il dirigente. Natali ha ricordato che dall’apertura del primo punto vendita Lng nel 2014 a oggi si contano oltre cento distributori in attività sul territorio, a cui si sommano altri 31 punti vendita in fase di progettazione o costruzione. Sempre dal 2014 a oggi, ricorda Natali sono stati immatricolati oltre 3.600 mezzi pesanti a Lng, mezzi che comportano un abbattimento del particolato (PM10, PM2,5), un calo degli inquinanti locali (ossidi di azoto e ossidi di zolfo) e una riduzione del 20 per cento delle emissioni di anidride carbonica. Veicoli che, secondo Natali, potranno essere alimentati in misura sempre maggiore a BioLng, al crescere della sua disponibilità.

Il presidente della Federazione autonoma italiana benzinai, Giuseppe Sperduto, ha sottolineato che “l’aumento del metano è da collocarsi nell’ambito delle speculazioni internazionali e non è certo riconducibile ai gestori che anzi sono rimasti interdetti da questo repentino aumento”. In una nota diramata il 4 ottobre, il leader della Faib, ha osservato che “i gestori, come è noto, applicano i prezzi raccomandati dai fornitori e come i consumatori hanno solo da perdere dagli aumenti, essendo il loro guadagno commisurato ai litri erogati”. Come indicato dal dirigente, “più salgono i prezzi, meno si vende e meno guadagnano” i gestori. Il presidente della Faib ha ricordato anche che “i gestori guadagnano mediamente tre centesimi al litro, qualunque sia il costo”.

Il problema è un altro, ha affermato Sperduto: Si stanno vendendo meno benzina e meno gasolio per l’avvento delle auto ibride, di quelle a basso consumo o a consumo intelligente, per la mobilità integrata e infine per le auto elettriche. E questa situazione produce delle conseguenze sull’organizzazione delle filiere e dei mercati internazionali. Accanto a questa considerazione, bisogna tenere presente che la ripresa dei consumi e della mobilità interna, non si è connessa alla scarsa reattività sincronica della logistica; dall’altra le tensioni sui mercati internazionali del gas e le aspettative di complicazioni delle forniture russe possono aver attivato azioni speculative. Certo chi ha fatto un investimento sull’auto a metano confidando nella maggiore convenienza di quest’energia, oggi si sente tradito e giustamente protesta”.

La Faib ha chiesto “di fare chiarezza, di attivare gli organi di vigilanza e l’apertura di un’indagine parlamentare sull’andamento dei prezzi dei prodotti energetici, alla vigilia del prossimo inverno e alla luce delle dichiarazioni di diversi esperti che prevedono un rientro della dinamica rialzista a partire dalla prossima primavera, cioè tra cinque mesi e ad inverno finito, come sembrano avvalorare alcune dichiarazioni dello stesso ministro Cingolani”. Secondo la Federazione autonoma dei benzinai, la prospettiva di un aumento dei prezzi, “è una prospettiva tremenda e di grande preoccupazione per gli automobilisti, per i cittadini, per le imprese e per la ripresa economica che potrebbe risentire di questo fardello con un effetto a raggiera”. La Faib ha concluso che “oggi più che mai le scelte in materia energetiche devono essere plurali ed affidarsi alla neutralità tecnologica per il futuro”.