Nicola Cavatton, AD della Costantin Spa, spiega le ragioni che sono alla base delle scelte commerciali della società veneta che non punta a costruire nuove stazioni, ma a valorizzare quelle esistenti inserendole nel network Costantin e mettendo a disposizione i servizi,  le competenze tecniche, gestionali e di marketing

 

“Mentre gli altri chiudono, noi apriamo nuove stazioni” avverte su una radio nazionale un vostro spot. Ci spiega le ragioni di questa scelta controtendenza?

Aprire nuove stazioni di servizio è sicuramente una cosa da…pazzi, giusto per citare lo spot. I motivi di questa nostra scelta sono determinati da un insieme di fattori: premetto che la Costantin Spa da anni, per scelta, non costruisce nuove stazioni di servizio, bensì acquisisce, o meglio, aggrega quelle esistenti che ritiene possano raggiungere migliori performance entrando a far parte del network Costantin,  grazie a una squadra altamente qualificata in grado di affrontare tutte le problematiche inerenti gli ambiti tecnici, fiscali e gestionali con risposte certe, immediate e molto spesso vantaggiose.

Tutto quello che oggi la nostra società è in grado di offrire, le campagne promozionali, i buoni carburante elettronici, tra cui i BCE Welfare e la Costantin Card, sono frutto di un’attenta analisi di mercato che ci rende certi di cogliere le esigenze nonché il gradimento del cliente. La forza di continuare in questo progetto è data dai risultati ottenuti dopo ogni singola apertura. Questo ci rende forti della nostra idea di poter continuare ad aprire nuove stazioni di servizio.

 

Quali fattori stanno cambiando significativamente la mobilità delle persone? Quali quelli che potrebbero rivoluzionarla?

Sono molteplici, dall’evoluzione tecnologica alla sensibilità per l’ambiente senza dimenticare i costi delle diverse fonti energetiche. Quali fattori potrebbero rivoluzionarla…? Non ho la sfera di cristallo, ma il mio pensiero è che in questo incideranno tantissimo le nostre abitudini.

 

Il concetto di transizione energetica è condiviso da operatori con ruoli diversi. Le differenze emergono quando si parla del modo e dell’arco temporale. Lei con quale gradualità crede che cambierà l’attuale quadro  “dominato” dai carburanti fossili?

M’immagino un futuro con una pluralità di possibili soluzioni: dall’energia elettrica rivolta a un mercato prevalentemente urbano e pendolare, al metano, sia in forma liquida che gassosa, rivolto, invece, a un mercato extraurbano e pesante. A mio parere, i tempi sono ormai maturi per l’introduzione di offerte non solamente basate sugli attuali carburanti fossili. Credo anche che le stazioni di servizio esistenti difficilmente potranno essere scelte del cliente che predilige la propulsione elettrica, i tempi di ricarica, anche se ridotti al minimo, che prevedono d’altro canto importanti e complessi investimenti di natura tecnica ed economica, non collimano con le abitudini degli automobilisti oggi abituati a effettuare un rifornimento in pochi minuti.

 

Il Gnl diventerà sempre più il carburante del trasporto pesante. Avete in progetto nuove realizzazioni?

Non credo lo diventerà, ricordiamoci che il GNL non esiste in natura e questo comporta uno spreco di energia per la sua trasformazione da gassoso a liquido, avendo come conseguenza un costo ben più alto dello stesso prodotto in fase gassosa. A questo aggiungerei, che se dovesse avere un futuro, di certo non credo lo possa essere in Italia, vista la capillarità dell’infrastruttura oggi esistente e i progetti di potenziamento dei gasdotti. Va da sé che la nostra azienda non ha in progetto di investire in questo carburante.

 

Come crescerà la mobilità elettrica e come vi state preparando?

La mobilità elettrica interesserà sicuramente una percentuale di automobilisti che a mio avviso nei prossimi 10 anni non potrà superare che qualche punto percentuale del parco veicoli circolante. Sicuramente ci vedremo costretti, per imposizione del legislatore, a introdurre sui punti vendita le colonnine di ricarica elettrica, ma crediamo che non sarà mai un vero business per le stazioni di servizio, se non legato ad attività economiche diverse, quali ad esempio il car-sharing.

Pensiamo quindi che gli operatori più idonei saranno coloro che abbineranno il loro business a una sosta prolungata del veicolo, dando cosi modo di ricaricare l’auto con impegni energetici inferiori e con meno disagi per gli automobilisti.

 

Quali altri “carburanti” contribuiranno a diversificare l’offerta di  “energie” per la mobilità?

Penso che avranno un ruolo fondamentale i carburanti gassosi, quali GPL, Metano e  Biometano, anche se credo sarà indispensabile, per rispondere al fabbisogno dell’intera mobilità, ricercare soluzioni tecnologiche che possano portare alla riduzione degli effetti inquinanti dei prodotti tradizionali quali benzine e gasoli.

 

Siete stati tra i primi ad avere chiaro il ruolo degli indipendenti e a operare di conseguenza. Chi saranno i protagonisti della rete fra dieci anni? Ci saranno differenze geografiche?

10 anni è un lasso di tempo talmente ampio che potrebbe riservare delle vere sorprese su chi saranno i nuovi protagonisti. Di certo per essere tra gli attori principali, non solo tra 10 anni ma forse anche prima, bisognerà essere sicuramente dei bravi osservatori per studiare e creare un modello di business “tailor-made”, contestualmente avere la capacità organizzativa e finanziaria per affrontare al meglio questi nuovi modelli. Ecco perché sarà indispensabile l’aggregazione tra gli operatori del settore senza alcuna barriera di natura geografica.

 

Ritiene utili o necessarie alleanze tra operatori indipendenti con considerevoli volumi di vendita?

Certamente, come già detto, noi crediamo che a questo punto l’aggregazione tra operatori sia un passo indispensabile, portando a dei vantaggi economici e a una offerta di servizi verso il cliente finale più completa, senza tralasciare la possibilità di vedere aumentare i propri volumi di vendita. La circolarità delle carte petrolifere potrebbe essere il primo passo, permettendo di superare i limiti geografici, oggi vero problema per i clienti fidelizzati. La nostra società già da tempo stringe collaborazioni con altre realtà per sviluppare diverse sinergie.

 

Come cambieranno la logistica e il trasporto per rispondere meglio ai cambiamenti della rete?

Anche qui il concetto di aggregazione potrà essere la giusta risposta che permetterà di ottimizzare al meglio la logistica con conseguenti vantaggi.

 

Quale ruolo assegnate ai servizi non oil nel vostro progetto di sviluppo?

È un settore importantissimo che richiede grande impegno con persone dedicate. Noi cerchiamo di fare del nostro meglio inserendo dove possibile lo shop, il lavaggio, il bar e il ristorante, il tutto brandizzato Costantin, ma non lo riteniamo indispensabile per la riuscita del nostro progetto di sviluppo.

 

Quali operatori puntate a incontrare a Oil&nonoil?

I nostri interlocutori sono molteplici, dal proprietario di impianto cosiddetto “mono decreto” al retista strutturato, cercando di coinvolgerli in un progetto che ci vede collaborare per delle possibili aggregazioni, al fine di dar vita ad una realtà che, come già affermato, possa avere un ruolo da protagonista anche tra 10 anni.