HyAccelerator, al via il programma di Snam per le start-up dell’idrogeno

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La compagnia italiana è la prima a lanciare un’iniziativa globale per accelerare lo sviluppo della filiera: le giovani imprese selezionate saranno sostenute nella ricerca e nella realizzazione di studi di fattibilità

Snam ha lanciato il primo programma di accelerazione su scala globale per start-up focalizzato sull’idrogeno e gestito da un’azienda. Si chiama HyAccelerator e il suo primo bando è stato pubblicato l’11 ottobre, per i player attivi lungo l’intera catena del valore dell’idrogeno, dal trasporto allo stoccaggio fino agli usi finali.

L’obiettivo è dare ulteriore impulso allo sviluppo dell’ecosistema dell’idrogeno per favorirne l’ingresso nel mercato, grazie anche all’uso di tecnologie molto promettenti. Attraverso questa iniziativa Snam entrerà in contatto con le start-up più innovative del settore a livello globale, rafforzando il proprio ruolo di abilitatore della filiera dell’idrogeno e della transizione energetica”, ha spiegato Cosma Panzacchi, vicepresidente esecutivo per l’idrogeno della compagnia.

Le start-up selezionate seguiranno un percorso di accelerazione di circa cinque mesi e riceveranno supporto su ricerca e sviluppo, oltre a sessioni di mentorship, networking e testing delle tecnologie. Queste attività potranno inoltre usufruire della rete dell’Hydrogen Innovation Center, inaugurata da Snam in collaborazione con università e centri di ricerca. Al termine del percorso, le start-up realizzeranno insieme all’azienda studi di fattibilità per futuri progetti pilota nell’idrogeno. Snam punta così a contribuire agli sforzi di decarbonizzazione del sistema economico, in linea con gli obiettivi climatici nazionali e internazionali, ma soprattutto a sostenere le tecnologie a maggior potenziale per accelerare lo sviluppo dell’idrogeno.

L’elemento può essere prodotto anche dall’elettrolisi dell’acqua. Il passaggio di corrente elettrica nell’acqua (H₂O) causa infatti la scomposizione della sua molecola in ossigeno e idrogeno allo stato gassoso. In questo caso non si genera anidride carbonica nel processo produttivo. Tuttavia, se l’energia elettrica utilizzata è generata dalla combustione di fonti fossili, la filiera non è a emissioni zero. Solo se l’anidride carbonica prodotta dalla generazione elettrica è catturata e stoccata o se l’energia elettrica utilizzata è prodotta da fonti rinnovabili come l’eolico o il solare, le emissioni complessive scendono a zero. In quest’ultimo caso si parla di “green hydrogen”. In base all’impatto ambientale, varia anche il prezzo.

In tutta Europa stanno nascendo le cosiddette “Hydrogen Valleys”, dei progetti per creare delle filiere dell’idrogeno che combinino produzione, infrastruttura e utilizzo in un’unica regione. Nel Vecchio continente ci sono una ventina di progetti di Hydrogen Valleys, che potrebbero fungere da trampolini di lancio verso un’economia dell’idrogeno a livello europeo. Sono progetti che hanno bisogno di tempo per essere sviluppati, ma potrebbero godere di un’accelerazione grazie ai fondi europei, a partire dal Next Generation Eu. Anche il governo italiano assegna all’idrogeno un ruolo importante nei piani di transizione ecologica, realizzando una sua Strategia nazionale idrogeno, presentata dal ministero dello Sviluppo sostenibile. Entro il 2050 si prevede che il 20% dell’energia arriverà dall’idrogeno.