L’avvocato Bonaventura Sorrentino (Studio legale e tributario Sorrentino Pasca Toma) ha redatto una guida dei principali riferimenti legislativi che hanno interessato negli ultimi venti anni la rete carburanti. Lo scritto aiuta a sciogliere nodi complessi che nascono dagli intrecci tra le normative di organi di diverso livello con attribuzioni e competenze non sempre limpidamente definite. Illustrata l’iscrizione all’Anagrafe degli impianti di distribuzione.

 

  1. A) Percorso normativo: i principali riferimenti normativi che hanno regolamentato negli anni la materia sono:
  • Il decreto legislativo dell’11 febbraio 1998 n. 32 (razionalizzazione del sistema di distribuzione dei carburanti, a norma dell’articolo 4, comma 4, lett. C) della legge 15 marzo 1997, n. 599), così come modificato dal decreto legislativo 8 settembre 1999, n. 346;
  • La Legge 5 marzo 2001 n. 57 (art. 19);
  • Il D.M. del 31 ottobre 2001 (approvazione del Piano Nazionale contenente le linee guida per l’ammodernamento del sistema distributivo dei carburanti);
  • La legge del 6 agosto 2008, n. 133, art. 83 bis, comma 17 (tutela della sicurezza stradale e della regolarità del mercato dell’autotrasporto di cose per conto terzi);
  • Legge 4 agosto 2017 n.124, (legge annuale per il mercato e la concorrenza), commi da 100 a 119.

In sintesi:

  • Il decreto legislativo 32/1998: il cui contenuto, modificato dal decreto legislativo 8 settembre 1999 n. 346, teneva conto di quanto previsto dalla legge del 15 marzo 1997 n. 59, con delega al governo per il conferimento di funzioni e compiti alle regioni ed enti locali, ed in particolare con riferimento alla disciplina delle attività economiche e industriali e in materia di razionalizzazione della rete commerciale, nonché dell’accordo interprofessionale tra le associazioni di gestori e le associazioni dei concessionari degli impianti di distribuzione dei carburanti, sottoscritto il 29 luglio 1997.

In sostanza la fonte normativa regolamentava la liberalizzazione per la distribuzione dei carburanti e l’assoggettamento di tale attività alla autorizzazione del Comune in cui essa veniva esercitata; subordinando la stessa alla verifica della conformità alle disposizioni del piano regolatore, alle prescrizioni fiscali e a quelle concernenti la sicurezza sanitaria, ambientale e stradale, alle disposizioni per la tutela dei beni storici e artistici, nonché alle norme di indirizzi programmatico delle regioni. Per quanto disposto espressamente, gli impianti in esercizio alla data di entrata in vigore del decreto, andavano sottoposti dal Comune a verifica, comprendente anche i profili di incompatibilità con la normativa urbanistica, con le disposizioni a tutela dell’ambiente, del traffico urbano ed extraurbano, della sicurezza stradale e dei beni di interesse storico e architettonico e, comunque, in contrasto con le disposizioni emanate dalle regioni e dai Comuni. In caso di incompatibilità, il titolare dell’autorizzazione, per quanto disposto dal decreto, era tenuto a presentare un proprio programma di chiusura e smantellamento dell’impianto ovvero di adeguamento alla vigente normativa.

Per consentire la razionalizzazione della rete di distribuzione e la semplificazione del procedimento di autorizzazione di nuovi impianti su aree private, i Comuni erano tenuti a individuare i criteri, requisiti e caratteristiche delle aree sulle quali potevano essere installati gli impianti.

Al fine di assicurare il servizio pubblico, il decreto consentiva al sindaco di autorizzare la prosecuzione dell’attività di un solo impianto in deroga ai divieti di legge, se nel medesimo territorio comunale non fosse presente altro impianto e, comunque, fino a quando non venisse installato un nuovo impianto conforme alla normativa vigente.

Veniva consentito alle regioni ed ai Comuni di cui all’articolo 17, comma 1, della legge 8 giugno 1990, n. 142, dotati di appositi piani di ristrutturazione della rete degli impianti, approvati prima della entrata in vigore del decreto, di applicare criteri, modalità e procedure, in deroga a quanto stabilito dal decreto.

Fino al 30 giugno del 2001 in deroga alle previsioni innanzi riportate, al fine di agevolare la razionalizzazione della rete distributiva, la promozione dell’efficienza ed il contenimento dei prezzi per i consumatori, l’autorizzazione dei nuovi impianti od il trasferimento di quelli in esercizio era subordinata alla chiusura di almeno tre impianti esistenti alla data di entrata in vigore del decreto, ovvero di almeno due impianti nelle medesime condizioni, purché l’erogato complessivo nell’anno solare precedente quello della richiesta fosse stato non inferiore a 1800 kilolitri.

  • Legge 5 marzo 2001 n. 57 (art. 19: norme per ammodernamento della rete distributiva dei carburanti): con la norma in esame, al fine di assicurare l’efficienza del servizio, il contenimento dei prezzi di vendita ed il raggiungimento degli obiettivi di razionalizzazione del sistema distributivo dei carburanti di cui al decreto 32/1998 innanzi citato, si prevedeva che il Ministro dell’industria, del commercio e dell’artigianato, adottasse di intesa con la Conferenza unificata di cui all’art. 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997 n. 281, il Piano Nazionale contenente le linee guida per l’ammodernamento del sistema distributivo dei carburanti. Le Regioni, in coerenza con tale Piano, avrebbero dovuto provvedere a redigere i Piani regionali, tenendo conto dei seguenti indirizzi:
  • determinazione degli obiettivi prioritari e delle modalità per la chiusura degli impianti incompatibili;
  • definizione sul territorio regionale di bacini di utenza da individuare con parametri omogenei;
  • determinazione dei criteri per l’apertura di un nuovo punto vendita, incluse le superfici e le distanze minime obbligatorie tra gli impianti;
  • determinazione di regole transitorie durante il periodo di attuazione del processo di ammodernamento della rete;
  • determinazione di parametri di individuazione degli impianti di pubblico servizio al fine di assicurare in zone periferiche o particolarmente disagiate, nonché in zone montane, i servizi minimi;
  • definizione di modalità per l’aumento dell’automazione degli impianti in misura non inferiore al 50 per cento dei volumi di vendita;
  • individuazione della necessaria flessibilità degli orari;
  • definizione delle modalità di sviluppo di attività commerciali integrative presso gli impianti di distribuzione dei carburanti della rete stradale ed autostradale;
  • determinazione dei criteri in base ai quali i Comuni individuano il numero delle autorizzazioni rilasciabili ai soggetti titolari della licenza di esercizio per l’attivazione di un esercizio per la somministrazione di alimenti e bevande.
  • Il D.M. del 31 ottobre 2001 (approvazione del Piano Nazionale contenente le linee guida per l’ammodernamento del sistema distributivo dei carburanti)

 

Approva il Piano Nazionale di ammodernamento della rete distributiva dei carburanti contenente le “Linee Guida” con l’obiettivo:

  • di promuovere l’ammodernamento della rete per migliorare l’efficienza complessiva del sistema distributivo al fine di favorire il contenimento dei prezzi e l’incremento, anche qualitativo, dei servizi resi all’utenza;
  • migliorare l’attuale conoscenza del sistema distributivo attraverso la creazione di banche dati regionali che utilizzino modalità di rilevamento omogenee;
  • razionalizzare l’offerta attraverso la riduzione del numero di impianti e conseguente aumento dell’erogato medio e favorire la chiusura degli impianti incompatibili, non adeguabili con il loro eventuale riposizionamento o delocalizzazione.
  • venivano individuate le seguenti fattispecie di incompatibilità:

 

nei  centri abitati

  

  1. gli impianti situati in zone pedonali e/o a traffico limitato in modo permanente;
  2. gli impianti privi di sede propria per i quali il rifornimento avviene sulla sede stradale ;

fuori dai centri abitati

  1. gli impianti ricadenti in corrispondenza di biforcazioni di strade di uso pubblico (incroci ad y) e ubicati sulla cuspide degli stessi con accessi su più strade pubbliche;
  2. gli impianti ricadenti all’interno di curve aventi raggio minore od uguale a metri cento, salvo si tratti di unico impianto in comuni montani;
  3. gli impianti privi di sede propria, per i quali il rifornimento avviene sulla sede stradale;
  4. impianti ricadenti a distanza non regolamentare da incroci o accessi di rilevante importanza per i quali non sia possibile l’adeguamento ai fini viabili a causa di costruzioni esistenti (sempreché in regola con le norme edilizie) o impedimenti naturali (corsi d’acqua etc …)

Le fattispecie di cui al punto b) (nei centri abitati) e di cui ai punti b) e d) (fuori dai centri abitati), possono, tenendo conto delle esigenze del servizio e della necessità di certezze da parte degli operatori, essere oggetto di specifiche deroghe in sede di programmazione regionale in considerazione delle diverse realtà territoriali e di eventuali situazioni sopravvenute che hanno determinato la incompatibilità.

Ai Comuni era consentito, sulla base delle fattispecie individuate nel Piano Nazionale e nella conseguente programmazione regionale effettuare le verifiche degli impianti esistenti dichiarando la decadenza dall’autorizzazione per gli impianti che ricadano nelle fattispecie sopra descritte.

Il D.M. 31 ottobre 2001 regolamentava anche le tipologie degli standards qualitativi, le superfici edificabili ed i criteri di ammodernamento della rete esistente.

 

  • Legge 6 agosto 2008 n. 133 (art 89bis , comma 17)

La norma richiamata stabilisce che, al fine di garantire il pieno rispetto delle disposizioni dell’ordinamento comunitario in materia di tutela della concorrenza e di assicurare il corretto e uniforme funzionamento del mercato, la installazione e l’esercizio di un impianto di distribuzione non possono essere subordinati alla chiusura di impianti esistenti né al rispetto di vincoli, con finalità commerciali, relativi a:

  • Contingentamenti numerici;
  • Distanze minime tra impianti e tra impianti ed esercizi
  • Che pongono restrizioni od obblighi circa la possibilità di offrire, nel medesimo impianto o nella stessa area, attività e servizi integrativi
  • Che prevedano obbligatoriamente la presenza contestuale di più tipologie di carburanti ivi incluso il metano per autotrazione, se tale ultimo obbligo comporta ostacoli tecnici o oneri economici eccessivi e non proporzionali alle finalità dell’obbligo come individuati da apposito decreto del ministro dello sviluppo economico, sentite l’Autorità garante della concorrenza e del mercato e la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, tenuto conto delle esigenze di sviluppo del mercato dei combustibili alternativi.

 

  • Legge 4 agosto 2017 n.124, (legge annuale per il mercato e la concorrenza), commi da 100 a 119.

 

  1. B) Anagrafe degli impianti di distribuzione di benzina, gasolio, GPL e metano della rete stradale ed autostradale (comma 100 legge 124/2017).

 

L’Anagrafe degli impianti di distribuzione di benzina, gasolio, GPL e metano della rete stradale e autostradale, amplia la banca dati istituita presso il Ministero dello sviluppo Economico, al fine di implementare la concorrenzialità del mercato dei carburanti e la diffusione al consumatore delle relative informazioni; realizzandosi una interoperabilità tra le banche dati esistenti presso il Ministero dello sviluppo economico e presso l’Agenzia delle dogane e dei monopoli.

A tal fine, l’Agenzia delle Dogane e dei monopoli dovrà trasmettere , entro il 30 giugno di ciascun anno i dati in suo possesso relativi agli stessi impianti.

All’Anagrafe possono accedere per consultazione, le regioni, l’amministrazione competente al rilascio del titolo autorizzativo o concessorio,l’agenzia delle Dogane e dei monopoli e la Cassa conguaglio GPL.

I titolari dell’autorizzazione di cui all’articolo 1 del decreto legislativo 11 febbraio 1998 n. 32 e successive modificazioni, o di concessione, laddove prevista, degli impianti di distribuzione dei carburanti hanno l’obbligo di iscrizione all’Anagrafe entro il 24 agosto (comunicato del Ministero dello sviluppo economico del 5 febbraio 2018).

L’obbligo di iscrizione riguarda anche gli impianti che sono in regolare sospensione dell’attività sulla base della disciplina regionale con l’evidenza della data di cessazione della sospensione.

  1. C) Comitato tecnico per la ristrutturazione della rete carburanti

Il Ministero dello sviluppo economico con proprio decreto provvede a riorganizzare il Comitato tecnico per la ristrutturazione della rete carburanti, di cui alla delibera del Comitato interministeriale dei prezzi n. 18 del 12 settembre 1989, riducendone il numero dei componenti e prevedendo la partecipazione di un rappresentante delle regioni e di un rappresentante dall’Associazione nazionale dei comuni italiani.

La delibera n.18/1989, lo aveva composto di:

  • Un direttore generale (della Direzione generale delle fonti di energia);
  • Un rappresentante del Ministero dell’industria e del Commercio;
  • Un rappresentante del Ministero del tesoro;
  • Un rappresentante del ministero delle finanze;
  • Un rappresentante della segreteria del C.I.P.;
  • Tre rappresentanti delle Aziende petrolifere;
  • Tre rappresentanti delle associazioni nazionali di categoria.
  1. D) Dichiarazione sostitutiva dall’Atto di notorietà (comma 102 legge 124/2017)

Contestualmente alla iscrizione all’Anagrafe i titolari degli impianti di distribuzione dei carburanti devono presentare una dichiarazione sostitutiva dell’atto di notorietà indirizzata:

  • al Ministero dello sviluppo economico;
  • alla Regione competente;
  • alla amministrazione competente al rilascio del titolo autorizzativo o concessorio
  • all’ufficio della agenzia delle Dogane

attestante, in relazione ai soli aspetti attinenti alla sicurezza della circolazione stradale, che l’impianto di distribuzione dei carburanti ricade ovvero non ricade in una delle fattispecie di incompatibilità previste dalle vigenti disposizioni regionale e meglio precisate, ai soli fini della presentazione della dichiarazione sostitutiva dell’atto di notorietà, ai commi 112 e 113, ovvero che, pur ricadendo nelle fattispecie di incompatibilità, si impegnano al loro adeguamento, da completare entro 18 mesi dalla data di entrata in vigore della legge 124 /2017 (entrata in vigore il 29 agosto 2017) ed entro 15 giorni dalla conclusione dei lavori di adeguamento il titolare dell’autorizzazione presenta una dichiarazione sostitutiva dell’atto di notorietà relativa alla compatibilità dell’impianto. Tale dichiarazione può essere corredata da una deroga formale, disposta antecedentemente alla data di entrata in vigore della legge, dalla amministrazione competente sulla base della specifica disciplina regionale.

In alternativa alla predetta dichiarazione può essere resa perizia giurata di tecnico abilitato.

Una formulazione del comma 102 che ha inizialmente lasciato forti dubbi interpretativi, sia con riferimento alla sua natura (interpretativa od innovativa delle vigenti disposizioni regionali), considerato che i commi 112 e 113 includevano ulteriori casi di incompatibilità rispetto a quelli già indicati a livello regionale.

La maggiore preoccupazione ha inizialmente riguardato la concreta possibilità che una interpretazione innovativa potesse far venir meno ogni precedente diversa regolamentazione ed in particolare le deroghe già concesse in precedenza dalle regioni territorialmente competenti.

Questione risolta con l’Accordo (Conferenza unificata), ai sensi degli articoli 4 e 9 del decreto legislativo 28 agosto 1997 n. 281,dell’8 marzo 2018 (vedi paragrafo Accordo tra Amministrazioni).

  1. E) Casi di incompatibilità (commi 112 e 113 legge 124/2017)

Con riferimento alla dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà di cui al comma 102, sono considerati incompatibili, in relazione agli aspetti di sicurezza della circolazione stradale:

gli impianti ubicati all’interno dei centri abitati:

  • privi di sede propria per i quali il rifornimento, tanto all’utenza quanto all’impianto stesso, avviene sulla carreggiata, come definita all’articolo 3 , comma 1, numero 7, del codice di cui al decreto legislativo 30 aprile 1992 n. 285;
  • situati all’interno di aree pedonali ai sensi dell’articolo 3, comma 1, numero 2, del codice di cui al decreto legislativo 30 aprile 1992 n. 285

gli impianti ubicati all’esterno dei centri abitati:

  • ricadenti in corrispondenza di biforcazioni di strade di uso pubblico (incroci a y) e ubicati sulla cuspide degli stessi, con accessi su più strade pubbliche;
  • impianti ricadenti all’interno di curve aventi raggio minore o uguale a metri cento, salvo si tratti di unico impianto in comuni montani;
  • impianti privi di sede propria per i quali il rifornimento, tanto all’utenza quanto all’impianto stesso, avviene sulla carreggiata, come definita all’art. 3, comma 1, numero 7, del codice di cui al decreto legislativo 30 aprile 1992 n. 285.

 

Una innovazione normativa di rilievo, rispetto alle precedenti incompatibilità, riguarda la previsione, in relazione agli aspetti di sicurezza della circolazione stradale, secondo la quale sono incompatibili gli impianti per i quali il rifornimento, anche per lo stesso impianto, avvenga sulla carreggiata mentre in precedenza sulla carreggiata non era consentito il rifornimento all’utenza.

E’ del tutto evidente che la polemica interpretativa ha riguardato le deroghe già concesse dalle regioni che sarebbero potute essere inficiate da una interpretazione innovativa della norma che rendeva incompatibili tutti gli impianti privi degli spazi adeguati.

Tutto ciò anche in considerazione del fatto che nel tempo molte regioni differenziavano le proprie leggi in materia di distribuzione di carburanti e di condizioni di incompatibilità degli impianti stradali creando quadri normativi diversificati.

  1. F) Accordo in Conferenza Unificata dell’8 marzo 2018

A seguito delle problematiche accennate al paragrafo E), la Presidenza del Consiglio, con seduta dell’8 marzo 2018 , ai sensi degli articoli 4 e 9 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n.281, sottoscrive un Accordo per l’attuazione dell’articolo 1, commi 100- 119 della legge 4 agosto 2017 n.124, in Conferenza Unificata.

Sostanzialmente una corretta interpretazione dei commi 100-119 richiede una lettura in combinato disposto con l’Accordo in questione.

La tipologia di Accordo prevede la possibilità che Governo,Regioni, Province autonome ed Enti locali, in attuazione del principio di leale collaborazione e nel perseguimento di obiettivi di funzionalità, economicità ed efficacia dell’azione amministrativa, possano concludere in sede di Conferenza, appositi accordi, al fine di coordinare l’esercizio delle rispettive competenze e svolgere attività di interesse comune.

La necessità di un Accordo tra amministrazioni, nel caso di specie, nasce dal dato oggettivo che le Regioni e le Province autonome hanno negli anni approvato norme che stabilivano le condizioni per considerare incompatibile un impianto di distribuzione su rete stradale ma, pur richiamando le normative nazionali in materia di sicurezza stradale, hanno differenziato le proprie leggi in materia di distribuzione di carburanti e le condizioni di incompatibilità degli impianti stradali creando quadri normativi “diversificati”. Gli enti locali a loro volta hanno individuato, sulla base dei propri ordinamenti e delle proprie competenze, un quadro di vincoli aggiuntivi che specificano e differenziano il contesto della normativa di riferimento a seconda del Comune. Una situazione sostanzialmente di disomogeneità negli ambiti territoriali di competenza.

A fronte di tale contesto il MISE, le Regioni e Province autonome e gli Enti Locali hanno ritenuto opportuno redigere uno specifico accordo al fine di fornire una applicazione omogenea e coordinata delle disposizioni previste dai commi 100 – 119 della legge 214/2017, sull’intero territorio nazionale.

  1. G) Contenuto dell’ Accordo in Conferenza unificata dell’8 marzo 2018

L’Accordo di cui al punto F) stabilisce i seguenti punti interpretativi della norma:

  • Il Mise si impegna ad ampliare nel più breve tempo possibile la banca dati prevista ai sensi dell’articolo 51 della legge 99/2009, con un Anagrafe degli impianti di distribuzione e di benzina, gasolio, GPL, metano della rete stradale ed autostradale;
  • Il MISE mette a disposizione i dati dell’Anagrafe per la consultazione e la interoperabilità:

 

  • alle Regioni e Province autonome;
  • all’Amministrazione competente al rilascio del titolo autorizzativo o concessorio;
  • all’Agenzia delle Dogane e dei monopoli
  • alla Cassa conguaglio GPL ora Acquirente unico S.p.A. OCSIT
  • Le regioni e Province autonome e gli Enti locali considerano assolti gli obblighi di comunicazione a loro indirizzate con la effettuazione, da parte dei titolari di impianti di distribuzione carburanti, dell’iscrizione all’Anagrafe esclusivamente tramite la piattaforma informatica del MISE, indirizzata allo stesso Ministero dello Sviluppo economico, alla Regione competente, all’amministrazione competente al rilascio autorizzativo o concessorio e all’ufficio dell’Agenzie delle dogane e dei monopoli, attestante che l’impianto ricade ovvero non ricade, in relazione ai soli aspetti attinenti la sicurezza della circolazione stradale in una delle fattispecie di incompatibilità previste dalle vigenti disposizioni regionali ovvero pur ricadendo nella fattispecie di incompatibilità si impegnano al loro adeguamento da completare entro 18 mesi dalla data di entrata in vigore della legge 124/2017 .e dunque entro il 28 febbraio 2019.
  • Sostanzialmente l’Accordo sottolinea che le fattispecie di incompatibilità riportate ai commi 112 e 113, riguardanti la sicurezza stradale, sono di esclusiva competenza dello Stato e superano le eventuali normative regionali di merito, pur restando ferma la facoltà delle Regioni e Province autonome di individuare altre fattispecie di incompatibilità purché non attinenti a materie sottoposte alla potestà legislativa esclusiva dello Stato.
  • I commi 112 e 113 dell’articolo 1 della legge n. 124/2017 elencano le fattispecie di incompatibilità da considerare, ai fini della dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà di cui al comma 102, in relazione agli aspetti di sicurezza della circolazione stradale.

Di conseguenza, la dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà viene prodotta dai titolari degli impianti di carburanti ai sensi dei soli commi 112 e 113, così come indicato dal comma 102.

Sembrerebbe che altre ipotesi di incompatibilità pregressa non derogata non debbano essere segnalate, non riguardando la sicurezza stradale. Tale conseguenziale interpretazione lascerebbe perplessi considerata comunque, in tali casi, una situazione oggettiva di incompatibilità che forse andrebbe comunque segnalata se la finalità principale della norma è una riorganizzazione della rete.

  • Sono esclusi gli impianti di uso privato, avio e per natanti in quanto non ricompresi nell’Anagrafe
  • Nel chiarire la definizione di “centro Abitato” l’Accordo stabilisce che nei casi in cui il centro abitato non sia delimitato da appositi segnali o che i segnali apposti siano discordanti con quanto previsto nella cartografia allegata alla deliberazione comunale di riferimento, fa sempre fede, ai fini amministrativi, quanto previsto dalla stessa deliberazione.

Qualora il Comune interessato non avesse ancora adottato la delibera di Giunta di delimitazione del centro abitato, il medesimo Ente locale deve rendersi disponibile a convenire con l’interessato ai fini della collocazione degli impianti se dentro o fuori il centro abitato anche tenendo conto di quanto previsto dalle norme di riferimento circa l’individuazione delle strade all’interno dei centri abitati.

 

  1. G) Schede di iscrizione all’Anagrafe

In allegato all’Accordo sono riportate le schede di iscrizione all’Anagrafe e le relative autocertificazioni da rendere nella forma della dichiarazione dell’atto di notorietà, esse costituiscono parte integrante dell’accordo e sono pubblicate sui siti istituzionali del MISE, delle Regioni e Province autonome, e degli Enti locali.

  1. H) Sanzioni
  • In caso di mancato invio della dichiarazione sostitutiva dell’atto di notorietà

da parte del titolare di un impianto di distribuzione dei carburanti nel termine previsto dalla norma,è prevista la sanzione pecuniaria amministrativa del pagamento di una somma da euro 2.500 ad euro 7000 per ciascun mese di ritardo dal termine previsto per l’iscrizione all’Anagrafe e per ciascuna mancata dichiarazione;

  • Nel caso in cui il titolare dell’autorizzazione o della concessione abbia dichiarato che l’impianto oggetto della dichiarazione ricade nelle fattispecie di incompatibilità e non abbia provveduto alla cessazione dell’attività di vendita dei carburanti entro 15 mesi dalla data di entrata in vigore della legge, il MISE irroga al titolare la sanzione pecuniaria amministrativa del pagamento di una somma da euro 5.000 ad euro 15.000 per ciascun mese di ritardo rispetto alla data ultima prevista per la cessazione dell’attività di vendita e dispone la chiusura immediata dell’esercizio dell’impianto;
  • Nel caso in cui sia accertata la non compatibilità dell’impianto dichiarato dal titolare compatibile oppure sia inutilmente decorso il termine per la conclusione dei lavori di adeguamento, l’amministrazione competente dichiara la decadenza del titolo autorizzativo o concessorio e contestualmente l’Agenzia delle Dogane dichiara la decadenza della licenza di esercizio con relative sanzioni che vanno da 5000 a 15000 euro per ciascun mese di ritardo.