Giuseppe Sperduto, presidente di Assolavaggisti: “Il settore è ripartito, ma molto lentamente”

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Per gli autolavaggi la sfida combinata rappresentata dalle conseguenze economiche dell’epidemia e da problematiche preesistenti, in particolare gli operatori informali la cui concorrenza sta accrescendo ulteriormente la pressione sul comparto

 

Intervista a GIUSEPPE SPERDUTO, presidente di Assolavaggisti

 

La crisi derivante dalla pandemia di coronavirus ha avuto un forte impatto su tutti i settori dell’economia e quello degli autolavaggi non fa eccezione. La riconosciuta possibilità di tenere aperti gli esercizi durante il lockdown ha permesso alle imprese del settore di continuare a lavorare, ma con grande difficoltà, come dimostrato dal numero di dipendenti in cassa integrazione e dalle difficoltà di riattivare un settore fortemente dipendente dalla mobilità su strada.

Quale è stato l’impatto della pandemia di Covid-19 sul settore degli autolavaggi? In quale modo le imprese del settore hanno contribuito a offrire servizi essenziali di pulizia e igienizzazione dei veicoli? In che modo le aziende stanno affrontando la ripartenza? Giuseppe Sperduto, presidente di Assolavaggisti e vicepresidente della Federazione autonoma italiana benzinai (Faib), illustra il ruolo degli operatori del settore durante questo periodo, tracciando uno spaccato del comparto di fronte alla sfida combinata rappresenta dalle conseguenze economiche del coronavirus e da problematiche preesistenti, in particolare i laboratori di lavaggio informali la cui concorrenza e i bassi prezzi stanno aumentando ulteriormente la pressione sulle imprese del comparto.

L’impegno dell’Associazione nazionale dei lavaggisti italiani “è sempre stato quello di assistere le imprese di autolavaggio, sostenendole nel concreto come abbiamo sempre fatto soprattutto in questo contesto di crisi economica”, ha sottolineato Sperduto. “Noi siamo sempre stati servizi essenziali e dovevamo assolutamente rimanere aperti. L’80% della nostra rete di lavaggi è insediata sui distributori di carburanti, mentre il 20-30% è attività di autolavaggio insediata in terreni privati. Spinti da ciò abbiamo cercato di coordinare questo settore, molto importante, specialmente in un periodo come quello che abbiamo attraversato e che stiamo attraversando dovuto al Covid”, ha sottolineato Sperduto, ricordando che fino al Dpcm del 26 aprile gli esercizi sono stati costretti a non poter operare, nonostante l’essenzialità del servizio a causa di un’incomprensione da parte delle autorità.

Le aziende di settore sono infatti registrate presso la Camera di commercio con il codice 45.20 e al pari di tutte le attività di manutenzione veicoli erano nella possibilità di restare aperti. “In un primo momento, nonostante l’utilità, intervenivano le forze dell’ordine, multando i clienti che usufruivano dei servizi di autolavaggio e, spesso, anche i titolari di autorizzazione”, ha dichiarato Sperduto, osservando che di fronte a tale situazione l’Associazione si è vista costretta a scrivere alle autorità potendo infine esercitare il proprio servizio solo a partire dal 26 aprile. “Siamo stati costretti a lasciar chiuse le nostre attività che sarebbero state molto più utili nello svolgere un ruolo di disinfezione e pulizia, istruendo i dipendenti e adottando attrezzature idonee a preservare ogni tipo di rischio”, ha voluto sottolineare Sperduto, ribadendo il ruolo importante del servizio di autolavaggio al di là del mero aspetto commerciale.

“Superata questa impasse abbiamo cercato di sviluppare la sensibilità in tutti i nostri associati su tutta la rete italiana”, ha aggiunto il presidente di Assolavaggisti. Sperduto ha ricordato che la situazione di questi mesi si è presentata in modo differente a seconda delle aree geografiche, con un’intensità del virus, ad esempio nelle regioni dell’Italia meridionale e nel Lazio, “totalmente diverse” da quelle di Lombardia, Piemonte e di altre zone del Nord d’Italia. “Noi abbiamo sempre spinto, e ritenevamo di essere utili, indicando comportamenti che potevano seguire linee guida e vademecum ma che non avevano valore legislativo. L’unica valenza legislativa esclusiva era quella del Dcpm del 26 aprile. L’impegno da parte nostra come Assolavaggisti Confesercenti è sempre stato orientato ad assistere le imprese di autolavaggi nel concreto, come abbiamo sempre fatto, soprattutto in questo periodo di crisi economica.

Lo spaccato della situazione attuale, con il graduale ritorno alla normalità, mostra un settore colpito sia dalla crisi derivante dalla pandemia che da problematiche preesistenti. “Siamo ripartiti, ma molto lentamente”, osserva Sperduto, che cita la persistente difficoltà economica e anche la titubanza nello svolgere il proprio ruolo. “Ci si rivolge a quelle attività dove il cliente vede che l’operatore agisce con mascherina e prodotti appropriati, ma vi è purtroppo anche una parte di clientela che si rivolge, soprattutto per difficoltà economiche, a quelle attività informali di laboratorio lavaggi dove si assiste a forme di sfruttamento dei lavoratori e che operano non al massimo della correttezza delle norma e della sicurezza”, denuncia il presidente di Assolavaggisti. “Quello che era purtroppo un fenomeno che si sviluppava nei grossi centri urbani e nel Sud si sta propagando sempre di più anche in altre regioni del Nord. I bassi costi che offrono queste realtà sono ingiustificati e impossibili da applicare per chi segue le regole, smaltendo i fanghi, usando prodotti certificati e attrezzature a norma”, continua Sperduto. Ci sono vincoli giustissimi che ci impediscono di dare al cliente di prezzo un trattamento di prezzo di egual misura, aggiunge Sperduto affermando che l’Associazione ha chiesto più volte alle autorità il controllo di queste attività informali e di sottoporle ad autorizzazione obbligatoria. “Investire su un depuratore che svolga precisamente e correttamente il suo lavoro costa decine di migliaia di euro. Tutte queste attività che sono legalmente e correttamente portate avanti sono continuamente messe in crisi da piccole attività che se ti aprono a fianco ti fanno fallire”, ammette il presidente di Assolavaggisti.

In questo contesto chi ha investito e chi è al passo con i tempi e ha rate, leasing e affitti da pagare non sa come agire. Continua ad essere sempre più in difficoltà e vede una parte di realtà economica che continua a prosperare alle spalle di tutti”, precisa ancora Sperduto. “Il settore ha sicuramente bisogno di essere sostenuto, non fosse altro per il contributo che potrebbe dare nella pulizia. Il lavaggista vero come lo intendiamo noi come Associazione non si preoccupa di lavare solo carrozzeria, ma soprattutto di lavare e pulire gli interni. Oggi il cittadino medio tende sempre più a non prendere i mezzi pubblici e a utilizzare l’auto privata per limitare i contatti. Noi ci siamo sempre più curati dell’interno delle autovetture che dell’esterno, soprattutto in questo momento”, afferma. “Noi vorremmo dalle istituzioni: correttezza, uguaglianza per tutti. Ci sono delle regole che devono essere uguali per tutti”, osserva Sperduto.

Un altro problema riscontrato dalle imprese del settore è stato il sistema di accesso della cassa integrazione per i dipendenti: “Noi abbiamo dovuto lottare fin dall’inizio per ottenere la cassa integrazione perché in base alla norma noi risultavamo attività obbligate a stare aperte. Le richieste da noi avanzate in questo senso alla fine hanno fatto breccia e siamo riusciti a ottenere l’accesso alla cassa integrazione”. Al pari di altri settori quello degli autolavaggi deve fare i conti con una drastica diminuzione delle entrate giornaliere, secondo Sperduto l’attività media di un esercizio si è ridotta di circa il 50% rispetto ai livello pre-Covid e risulta “difficile” portare avanti la propria impresa.