Federconsumatori e la ricetta contro l’illegalità

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Per contrastare il fenomeno dell’illegalità serve “un’azione combinata”: tracciare tutta la filiera, effettuare maggiori controlli, aumentare le sanzioni per gli illeciti, affidare ai Comuni il compito di effettuare verifiche sul campo. Utile è anche l’anagrafe dei carburanti anche se “non basta”. E’ poi è necessario che l’obbligo della fattura elettronica valga “per tutti non solo per chi ne fa richiesta”. E’ la ricetta di Emilio Viafora, Presidente Federconsumatori, per affrontare frodi e illeciti nelle rete carburanti. Quanto poi alla denuncia delle organizzazioni sindacali secondo cui il 60% dei contratti di gestione attivi sulla rete carburanti è abusivo, Viafora dice: servono controlli dell’Inps ma anche segnalazioni mirate e forme di salvaguardie per chi procede con una denuncia.

Il settore è attanagliato dalla piaga dell’illegalità e delle frodi. Ogni associazione ha le proprie proposte, quali sono le vostre?

Noi di Federconsumatori pensiamo che ci sia la necessità di un’azione congiunta di più misure da applicare contemporaneamente. Innanzitutto, bisognerebbe tracciare tutta quanta la filiera, dall’inizio alla fine. Poi è necessario effettuare maggiori controlli perché al momento sono troppo pochi rispetto alla dimensione del fenomeno. Capisco che la Guardia di Finanza sia impegnata su tantissimi fronti però su questo punto bisognerebbe insistere. Inoltre, è fondamentale aumentare le sanzioni. Al di là dei reati in senso stretto, è indispensabile inasprire le multe per gli illeciti amministrativi.

Infine, sarebbe opportuno anche affidare ai Comuni e agli enti locali, che rilasciano i permessi e le autorizzazioni, il compito di effettuare un minimo di verifica direttamente sul campo.

Intanto, Secondo una bozza di decreto-legge fiscale che dovrebbe accompagnare il disegno di legge di bilancio, dagli interventi contro le frodi sui carburanti l’Esecutivo intende recuperare gettito per 1,1-1,3 miliardi di euro. Siamo sulla strada giusta? Ritenete che il Governo si stia occupando del problema in modo adeguato?

Non so se sia realistica la stima messa a bilancio dall’Esecutivo però mi sembra un buon segnale. E’ la testimonianza della volontà di marciare verso la direzione giusta, che è quella della legalità.

I sindacati dei gestori denunciano anche che il 60% dei contratti di gestione attivi sulla rete carburanti è abusivo. Anche questo porta ad una importante evasione contributiva. Come si può intervenire?

Anche in questo caso, serve un’azione combinata per cercare di contrastare il fenomeno in maniera più efficace di come è stato fatto finora. Da una parte l’Inps dovrebbe andare a verificare con controlli accurati e puntuali. Dall’altra bisogna guardare alle associazioni di rappresentanza della categoria. E’ infatti necessaria un’attivazione da parte di chi tutela i lavoratori del settore. Ad esempio, i sindacati potrebbero fare segnalazioni mirate garantendo anche forme di salvaguardie per chi procede con una denuncia. Genericamente si dice che c’è il 60% di evasione ma io penso che si conosca la “mappa” di dove il fenomeno è più o meno presente. Magari non si conoscono i soggetti nello specifico ma sono sicuro che il settore ce l’abbia un’idea sulle le aree più interessate. Quindi sono necessarie segnalazioni più mirate per attivare controlli ad hoc.

Secondo lei l’anagrafe dei carburanti istituita al ministero dello Sviluppo economico sta avendo ricadute positive sulla competitività, e quindi anche sui prezzi. E sulla lotta all’illegalità?

Sicuramente c’è una ricaduta positiva sulla competitività perché l’anagrafe dei carburanti oggettivamente consente una maggiore possibilità di intervenire sul mercato. Grazie a questo nuovo strumento c’è anche più trasparenza. Devo anche dire però che in realtà al momento non vediamo ancora grandi risparmi e riduzioni dei prezzi dei carburanti.

Quanto al fronte illegalità, abbiamo detto prima che un fenomeno di queste dimensioni ha bisogno di tante azioni congiunte. Bisogna contemplare tutta quanta la filiera con misure combinate, altrimenti è difficile solo attraverso uno strumento come l’anagrafe. La filiera va dall’anagrafe fino poi alla pompa di benzina. Certo raccogliere tutti i dati e renderli pubblici è un qualcosa che non guasta ma sicuramente non basta.

Dal primo gennaio 2019 è in vigore l’obbligo per i gestori di emettere fattura elettronica ai clienti che ne fanno richiesta. I gestori denunciano che ciò comporta un notevole aggravio di costi. Lei cosa ne pensa? Sono più gli svantaggi o i benefici?

Ormai l’obbligo di fatturazione elettronica è esteso un po’ a tutti i settori in modo tale che ci sia un collegamento tra le banche e le registrazioni dei pagamenti. Ora bisogna solo favorire questa operazione. Intanto, rendendo conveniente il pagamento elettronico sia per il gestore sia per il consumatore.

Io sono per l’obbligo per tutti non solo per chi ne fa richiesta. In un Paese dove è fortissima l’evasione e ci sono questi fenomeni di illegalità così marcata, la tracciabilità dei pagamenti è essenziale. Dovrebbe essere un qualcosa di naturale. Quindi io renderei la fattura elettronica obbligatoria per tutti i consumatori altrimenti poi si finisce che la chiede solo chi può scaricarsela. Poi può essere anche solo uno scontrino e non necessariamente la fattura. Se lo rendiamo obbligatorio ovunque anche nei supermercati, non capisco perché nella rete carburanti no. E’ una misura in linea con il processo di legalizzazione di cui tanto parliamo.

Certo mi rendo conto che ci può essere un aggravio ma si possono pensare ad azioni per fare in modo che non ci siamo costi aggiuntivi per il lavoratore. Ad esempio si possono sviluppare delle convezioni con le banche. 

Federconsumatori propone da tempo l’introduzione di un’accisa mobile sui carburanti. Può spiegarci meglio come funzionerebbe questo meccanismo? Quali sono le altre misure che si potrebbero affiancare?

Intanto bisognerebbe eliminare l’Iva sulle accise perché la tassazione sulle tasse mi sembra una follia. Ma questo in realtà non riguarda solo il carburanti ma tutte quante le fatturazioni energetiche.

Poi noi di Federconsumatori pensiamo che le stesse accise vadano proporzionate non soltanto in termini percentuali ma in base all’andamento del costo della materia prima. Soprattutto nei periodi di picco del prezzo bisognerebbe avere un sistema mobile. Se varia il costo della materia prima non si capisce perché il sistema delle accise deve rimanere immobile.

Quali misure servirebbero per aiutare gli operatori della rete carburanti ad affrontare la transizione energetica?

Ci dovrebbero essere degli incentivi alla riconversione degli impianti e un aiuto alla transizione, almeno fino a quando non si entra a regime. Inizialmente è necessario investire e non tutti quanti gli operatori hanno questa possibilità. Rischiamo di buttare fuori mercato una serie di soggetti che non troverebbero conveniente o proprio non ce la farebbero economicamente ad investire in attività e carburanti alternativi. Si può ad esempio pensare ad una diversa tassazione fino almeno a quando non si copre il costo dell’investimento.

Bisogna quindi guardare al lungo periodo. Soprattutto è necessaria una forte attenzione soprattutto per gli impianti nei piccoli centri, che rischiano di collassare. Dove ci sono grandi volumi con una maggiore liquidità è più facile affrontare il cambiamento.

Inoltre una strategia efficace di lungo termine avrebbe benefici anche sui prezzi alla pompa. Passata la fase iniziale in cui bisogna rientrare nei costi per l’investimento, con il tempo anche i prezzi dei carburanti si ridurranno.

Poi non bisogna dimenticare tutto ciò che spendiamo, con costi indiretti, per l’inquinamento e per affrontare la sfida dei cambiamenti climatici. Vanno considerati anche questi costi, non solo quello che spendo sul momento. Bisogna domandarsi, quanto paga la collettività nel suo insieme per questo tipo di modello prevalentemente basato sull’oil?