Ormai da un anno è operativa l’anagrafe degli impianti di distribuzione carburanti. Con il sottosegretario al ministero dello Sviluppo economico, Davide Crippa, abbiamo fatto un bilancio complessivo sui risultati raggiunti finora, sulle difficoltà e sui risvolti positivi di questo strumento.

Tra i dati interessanti emersi, ad esempio, troviamo che il numero degli impianti incompatibili è inferiore a quelli attesi (circa mille). Anche se il sottosegretario precisa: “il lavoro è solo all’inizio in quanto adesso spetta alle Amministrazioni locali effettuare i controlli sulle dichiarazioni di compatibilità che i titolari hanno prodotto”. Crippa precisa poi che “gli impianti non compatibili sono maggiormente collocati nel centro-sud dell’Italia” e che “i titolari sono società petrolifere o soggetti privati titolari degli impianti”.

Da novembre il Ministero dello sviluppo economico sta cercando di snellire il data base dell’anagrafe carburanti, incrociando i dati con quelli delle Dogane e dell’Osservaprezzi carburanti. A che punto siamo? Può anticiparci qualcosa? In generale, qual è il bilancio complessivo dell’anagrafe?

L’anagrafe degli impianti di distribuzione carburanti è già realizzata e operativa: dal mese di giugno 2018 i titolari delle autorizzazioni/concessioni hanno potuto iscriversi attraverso la piattaforma informatica Impresainungiorno.gov.it. Le iscrizioni dovevano essere effettuate entro la fine del mese di agosto e il bilancio complessivo è sicuramente positivo, in quanto entro i termini risultavano iscritti oltre 22.500 impianti. Inoltre il sistema realizzato rende possibile lo scambio dati in modalità interoperabile, con accesso contemporaneo da parte delle Amministrazioni coinvolte (MiSE, Regioni, Comuni ed Agenzia Dogane e Monopoli).

Il numero degli impianti incompatibili è tale da poter essere una pietra miliare nella ristrutturazione della rete carburanti?

I dati degli impianti incompatibili sono inferiori a quelli attesi (circa mille secondo le stime), ma il lavoro è solo all’inizio in quanto adesso spetta alle Amministrazioni locali effettuare i controlli sulle dichiarazioni di compatibilità che i titolari hanno prodotto. Si può segnalare, in questo ambito, un’iniziativa della Regione Siciliana che ha emanato un recente Decreto Assessorile con il quale ha disciplinato in maniera puntuale le attività di verifica da parte delle Amministrazioni locali sia per gli impianti non iscritti in anagrafe, sia per quelli iscritti nonché i controlli in materia di sospensione temporanea dell’attività (D.A. n.1248/1 del 5 aprile 2019). Il Ministero auspica che anche altre Amministrazioni regionali adottino provvedimenti simili.

A breve dovrebbero iniziare a partire dal Ministero dello sviluppo economico le multe per i titolari di licenza che non si sono iscritti all’anagrafe. Quanti sono gli impianti non in regola? Dove sono maggiormente collocati? Chi sono i titolari delle autorizzazioni?

Le prime sanzioni nei confronti di titolari che hanno omesso l’iscrizione dell’impianto nell’anagrafe sono state irrogate, grazie ad una prima recente segnalazione proveniente dall’Agenzia Dogane e Monopoli. Sul numero degli impianti non iscritti in anagrafe, non abbiamo dati certi: attendiamo ulteriori segnalazioni da parte dell’Agenzia delle Dogane, in via di inoltro.

Le sanzioni del Mise possono essere sollevate soltanto a fronte di dati e informazioni provenienti dall’Agenzia delle Dogane e da altre Amministrazioni interessate (ad esempio quelle che rilasciano il titolo autorizzativo all’installazione e all’esercizio dell’impianto).

In relazione agli impianti non compatibili, ecco i dati aggiornati all’8 maggio 2019 relativi a quanto dichiarato dai titolari:

– impianti incompatibili non adeguabili n.146;

– impianti incompatibili con impegno all’adeguamento n.424;

Gli impianti non compatibili sono maggiormente collocati nel centro-sud dell’Italia. I titolari sono società petrolifere o soggetti privati titolari degli impianti.

Quali sono le immediate ripercussioni positive dell’Anagrafe sul settore? E quali prevedete possano essere tra qualche anno?

Nata solo come censimento degli impianti, al fine di eliminare quelli pericolosi sotto il profilo della sicurezza della circolazione stradale (cosiddetti incompatibili), l’anagrafe, soprattutto quando sarà resa dinamica in seguito alla manutenzione evolutiva del portale che è in corso, diverrà uno strumento certamente utile per avere la situazione della distribuzione carburanti nella rete sia stradale sia autostradale in tempo reale e sempre aggiornata (anche ai fini degli eventuali controlli e monitoraggio da parte delle dalle istituzioni preposte – GDF, Agenzia delle dogane, circa la circolazione dei carburanti).

Si sta lavorando a un’integrazione tra Database prodotto dall’Anagrafe e il sito Osservaprezzi carburanti del nostro Ministero che permette di consultare in tempo reale i prezzi di vendita dei carburanti effettivamente praticati presso gli impianti di distribuzione situati nel territorio nazionale, così come comunicati dai gestori dei punti di vendita settimanalmente o nei casi di aumenti infrasettimanali. Come previsto dalla legge sviluppo (articolo 51 della legge n. 99 del 2009) e dai relativi provvedimenti attuativi (DM 15 ottobre 2010 e DM 17 gennaio 2013), dopo il periodo iniziale di applicazione ai soli impianti della rete autostradale, a decorrere dal 16 settembre 2013, è infatti obbligatorio per i gestori di tutti gli impianti di distribuzione di carburante dell’intera rete stradale comunicare al Ministero dello sviluppo economico i prezzi praticati per tutte le tipologie di carburanti (benzina, gasolio, gpl e metano, compreso quello proveniente da rigassificazione L-GNC e quello erogato in forma liquida GNL) e per tutte le forme di vendita (con priorità per la modalità self service, se attiva durante l’intero orario di apertura), ai fini della loro pubblicazione su questo sito.

Questa attività di monitoraggio e informazione al consumatore, realizzata dalla Direzione Generale per il mercato, la concorrenza, il consumatore, la vigilanza e la normativa tecnica del Mise rappresenta un importante passo avanti verso uno degli obiettivi fondamentali del Ministero: la valorizzazione della trasparenza nei mercati e, in particolare, nel mercato dei carburanti, come contributo necessario alla politica di tutela dei consumatori.

Il portale può avere riflessi anche nella lotta all’illegalità? In che modo? Prevedete altre misure di affiancamento?

Insieme all’altro strumento dell’Osservaprezzi carburanti, l’anagrafe aumenta il livello delle informazioni disponibili sugli impianti e può essere un supporto non soltanto per l’Agenzia delle Dogane che interagisce direttamente, ma anche potenzialmente per altre Amministrazioni quali Guardia di Finanza, Vigili del Fuoco, nell’ambito delle rispettive attività di controllo.

Il settore in alcune occasioni ha denunciato una mancanza di interlocuzione con le istituzioni…

L’anagrafe con la sua modalità di azione interoperativa, rappresenta un modello di accessibilità e comunicazione tra Amministrazioni pubbliche, perché favorisce l’interscambio istantaneo di informazioni.

Come si configureranno le stazioni di servizio fra una decina di anni? Come le cambierà la transizione energetica?

Il settore del trasporto sarà complessivamente forse il più interessato da un profondo cambiamento da qui a dieci anni, per raggiungere il target di energie rinnovabili e riduzione delle emissioni al 2030. Nella proposta di Piano nazionale Integrato per l’Energia e il Clima, abbiamo previsto un obiettivo al 2030 superiore al 21%, dunque un valore decisamente molto ambizioso. Dunque, l’intero modo di organizzare e gestire la mobilità sarà interessato dalla transizione e, di conseguenza, lo saranno anche i servizi collegati. Tra dieci anni le stazioni di servizio saranno verosimilmente meno numerose (per via della eliminazione delle stazioni obsolete e incompatibili dal punto di vista ambientale e soprattutto di quelle che verranno ritenute inefficienti e non più rispondenti in termini di efficacia del servizio offerto che a fronte del quantitativo di carburante annuo venduto), ma più articolate in termini di servizi ai clienti e dotate maggiormente di prodotti energetici a minor impatto ambientale (ricariche elettriche, GNL, idrogeno, metano e biometano), soprattutto in dipendenza dello sviluppo parallelo del settore motoristico.

Tra i grandi cambiamenti, possiamo attenderci anche una significativa crescita dei servizi non oil?

Potremmo riscontrare un certo sviluppo, almeno in proporzione rispetto alla totalità degli impianti, dei settori non oil, in quanto gli impianti saranno con ogni probabilità più attrezzati e strutturati anche sotto questo profilo, quindi impianti sia multiprodotto sia multiservizi.