Contributi, incentivi e misure di rafforzamento patrimoniale: gli aiuti alle imprese per ripartire

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Convertito in legge il Decreto Rilancio. Un webinar dello Studio legale Sorrentino Pasca Toma ha illustrato i principali provvedimenti di ausilio

Si è tenuto il 21 luglio il webinar “Decreto Rilancio: benefici, requisiti e modalità operative per le imprese. Elettricità: Iva sugli oneri di sistema e rimborso”, organizzato dallo Studio legale e tributario Sorrentino Pasca Toma di Roma, specializzato nel settore petrolifero, energetico e ambientale. Gli avvocati Bonaventura Sorrentino ed Emanuela Pasca hanno illustrato alcune misure di interesse per il settore energia, a conclusione dell’iter parlamentare con cui il Decreto legge n. 34 del 19 maggio è stato convertito nella Legge 17 luglio 2020, n. 77.

Il seminario web si è articolato in due parti: la prima dedicata ai principali provvedimenti di ausilio per il mondo delle imprese e la seconda agli incentivi per l’efficientamento energetico, con particolare riferimento al fotovoltaico e alle colonnine di ricarica elettrica. Molti provvedimenti necessitano di decreti attuativi e di circolari delle Agenzia delle Entrate, ha premesso l’avvocato Sorrentino, per poi soffermarsi diffusamente sul contributo a fondo perduto per i titolari di partita Iva che esercitano attività di impresa (ci sono anche altri soggetti tra i beneficiari).

Il contributo, escluso da tassazione, è erogato dall’Agenzia delle Entrate (Circolare 15/E del 13 giugno 2020) a fronte di un’istanza presentata in via telematica dal 15 giugno al 13 agosto (per gli eredi degli aventi diritto dal 25 giugno al 24 agosto). Per quanto riguarda l’ambito soggettivo, il contributo è destinato a società di capitali e società di persone che producono reddito di impresa, imprenditori individuali, società cooperative, enti pubblici e privati diversi dalla società che hanno per oggetto l’esercizio commerciale, trust, stabili organizzazioni di soggetti non residenti, enti non commerciali che esercitino in via non prevalente o esclusiva attività in regime d’impresa, persone fisiche che esercitano professioni e loro associazioni.

Per quanto riguarda i requisiti, il contributo spetta a soggetti con ricavi non superiori a 5 milioni di euro nel 2019 (riferiti a tutte le attività e comprensivi delle cessioni di beni ammortizzabili) e si determina applicando una percentuale alla differenza tra il fatturato di aprile 2019 e aprile 2020. La percentuale varia: 20% con ricavi inferiori o uguali a 400mila euro; 15% con ricavi superiori a 400mila euro e fino a un milione di euro; 10% con ricavi da 1 a 5 milioni di euro. Il contributo non sarà comunque inferiore a 1.000 euro per le persone fisiche e a 2.000 euro per i soggetti diversi dalle persone fisiche.

Relativamente al settore petrolifero la circolare si è rivolta esclusivamente ai distributori di carburanti stabilendo letteralmente che ai fini della determinazione l’ammontare dei ricavi deve essere determinato “al netto del prezzo corrisposto al fornitore”. “Penso di poter asserire, in attesa di una posizione ufficiale da parte dell’Agenzia delle Entrate, che il fatturato vada considerato tenendo conto dei costi di acquisto”, ha affermato Sorrentino. Anche i retisti possono chiedere il contributo a fondo perduto? Secondo l’avvocato “c’è da ritenere che incida la natura del rapporto instaurato con i gestori”. “In linea di principio, se consideriamo quella dei retisti un’operatività imprenditoriale in sé e in presenza delle condizioni previste, si può forse ipotizzare, ma lo stiamo studiando, la possibilità che anche i retisti/imprenditori possano avere diritto al contributo in questione”, ha spiegato.

Il webinar ha poi illustrato il contributo a fondo perduto con vincolo di destinazione diretto alle imprese in crisi. In seguito alla modifica temporanea del quadro normativo sugli aiuti di Stato da parte della Commissione europea, gli aiuti possono sostenere anche le piccole imprese (meno di 50 persone occupate e fatturato non superiore a 10 milioni di euro) e le microimprese (meno di 10 persone e non più di 2 milioni di euro). Un tema di interesse prevalente, secondo Sorrentino, è quello del rafforzamento patrimoniale delle imprese di medie dimensioni, “da sempre afflitte da una strutturale sottocapitalizzazione” e dalla resistenza a forme di aggregazione. Il legislatore ha previsto un sostegno a favore delle imprese che decidano di affrontare un rafforzamento patrimoniale mediante due nuovi strumenti: il riconoscimento del credito di imposta e l’intervento di Invitalia.

Il credito di imposta riguarda società di capitali con sede in Italia e ricavi tra 5 milioni e 50 milioni di euro che a marzo e aprile a causa della pandemia abbiano subito una riduzione dei ricavi di almeno il 33% rispetto allo stesso bimestre del 2019. A condizione di un aumento di capitale di 200mila euro entro 31 dicembre 2020, ai sottoscrittori degli aumenti di capitale viene riconosciuto un credito di imposta pari al 20% e fino a 2 milioni di euro e alle società che ricevono i capitali un credito di imposta pari al 50% delle perdite eccedenti il 10% del patrimonio netto. Per questi due interventi sono previsti 2 miliardi di euro. Inoltre, è stato costituito un Fondo patrimonio Pmi gestito da Invitalia con una dotazione iniziale di 4 miliardi. La finalità è sottoscrivere entro il 30 dicembre obbligazioni o titoli di debito di nuova emissione.

Un’altra forma di sostegno è il patrimonio destinato per le imprese ritenute strategiche che abbiano sede in Italia e un fatturato superiore a 50 milioni, con l’intervento di Cassa Depositi e Prestiti. L’intervento è finalizzato a sostenere e rilanciare in via preferenziale la sottoscrizione di prestiti obbligazionari convertibili e l’acquisizione di azioni sul mercato secondario. L’obiettivo è assorbire le perdite e fornire liquidità all’interno di un programma di bonifica industriale e senza intervenire sulla governance delle aziende.

Ci sono poi misure per il rafforzamento delle start-up innovative, con la finalità di attrarre nuovi capitali dall’estero e lavoratori qualificati. I beneficiari sono società di capitali costituite da non più di 60 mesi e residenti in Italia, con un fatturato inferiore a 5 milioni di euro, che non distribuiscono utili, che abbiano per oggetto esclusivo o prevalente l’innovazione tecnologica, che spendano in ricerca e sviluppo almeno il 15% del valore maggiore tra fatturato e costo e che impieghino personale qualificato.

Al di fuori delle misure con impatto patrimoniale, sono stati previsti crediti di imposta per botteghe e negozi (nella misura del 60% dell’ammontare dei canoni di locazione di immobili ad uso non abitativo di categoria C1) e per affitti aziendali (nella misura del 30%) e il differimento della sospensione dei pignoramenti fino al 31 agosto 2020.

A completare la carrellata, le detrazioni, potenziate fino al 110% delle percentuali già previste, per gli interventi di efficienza energetica e riduzione del rischio sismico ovvero i cosiddetti “ecobonus” e “sisma bonus”, riguardanti anche gli immobili “strumentali” come i capannoni. Del bonus per l’installazione di impianti fotovoltaici (e relativi sistemi di accumulo) e colonnine di ricarica di veicoli elettrici – destinato a condomini, persone fisiche, Istituti autonomi, case popolari, cooperative, terzo settore e associazioni – possono beneficiare anche le imprese se gli interventi sono eseguiti in unità immobiliari di loro proprietà situate all’interno di edifici condominiali e relativamente alle parti comuni. Al riguardo occorrerà attendere provvedimenti di dettaglio da parte delle Agenzia delle Entrate.

Inoltre, l’avvocato Pasca ha dedicato un approfondimento alla questione degli oneri generali di sistema riscossi mediante la bolletta energetica, “da sempre un punto caldo per il mondo dell’energia elettrica”, come ha sottolineato, e al quale lo Studio SPT dedica da tempo grande attenzione. Il nodo della questione è se tali oneri abbiano natura tributaria e debbano pertanto essere esclusi dall’applicabilità dell’Iva. Pasca ha ripercorso le tappe salienti di una vicenda ancora in evoluzione, che ha visto pronunciarsi anche la Corte di giustizia europea nel 2017 con un’indicazione di massima sulla natura di “tributi” di tali oneri, per la loro natura coattiva, la destinazione al riparto degli oneri economici pubblici per finalità di interesse generale e la tendenza a gravare sul consumatore del bene o del servizio. Secondo Pasca, la recente sentenza della Commissione Tributaria Provinciale di Varese, dello scorso ottobre, ha dato il via a “un’ulteriore analisi della fattispecie” e “non dovrebbe rimanere isolata”. In conclusione, ci sono “buone prospettive” che l’analisi giuridica sulla natura degli oneri di sistema consenta infine “di poter dire che sono esclusi dall’Iva.