Confartigianato Trasporti, dieci motivi per non aumentare l’accisa sul gasolio

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L’ipotesi ventilata dal governo incontra l’opposizione del settore autotrasporto, per il quale l’imposta, già più alta rispetto ai competitor dell’UE, aggraverebbe ulteriormente i costi e avrebbe un effetto prociclico

Confartigianato Trasporti, insieme ad altre associazioni dell’autotrasporto, della logistica e del commercio di carburanti, si è espressa in modo netto contro l’ipotesi di un aumento dell’accisa sul gasolio per autotrazione che faccia diventare il diesel meno conveniente rispetto alla benzina. La presa di posizione è giunta in risposta alla consultazione pubblica lanciata a fine luglio e chiusa il 27 agosto dal ministero dell’Ambiente su alcune proposte normative per la rimodulazione dei sussidi ambientali dannosi (Sad). I contributi raccolti sono ora all’esame della Commissione interministeriale sui Sad, che formulerà le sue conclusioni in vista della prossima legge di bilancio.

“Siamo di fronte a due aliquote di accisa diverse, come diversi sono i due prodotti sia in termini di prestazioni che di impatto ambientale. Rispetto alla benzina, il gasolio (grazie anche alla crescente efficienza dei motori) consente di fare più chilometri con un litro e produce minori emissioni di CO2. Sgombrato il campo da scelte motivate da questioni ecologiche, per le organizzazioni della filiera del trasporto merci il ventilato rincaro dell’accisa sul gasolio si configura come l’ennesimo inasprimento delle tasse stavolta camuffato con presunte motivazioni ambientali, delle quali si fatica a trovare il reale fondamento”, si legge in un passaggio di una lettera inviata al governo, pubblicato sul sito di Confartigianato. “È bene ricordare che oltre il 95% del parco veicoli adibiti al trasporto merci sono alimentati a diesel. L’incremento delle accise sul gasolio si tradurrebbe quindi in un aumento dei costi di trasporto, con l’inevitabile aumento dei prezzi dei beni di consumo”, si legge in un altro passaggio.

Confartigianato Trasporti, inoltre, ha compilato una lista di dieci motivi per non aumentare l’accisa sul gasolio, che è già la più elevata dell’Unione europea. Innanzitutto, sottolinea l’associazione, le imprese italiane operano in un contesto a elevata pressione fiscale: del 42,9% nel 2020, 1,4 punti percentuali al di sopra della media dell’area dell’euro. Nel pieno della recessione causata dall’emergenza coronavirus, un aumento del prelievo fiscale avrebbe un effetto prociclico. In secondo luogo, la tassazione sul lavoro è 4,1 punti superiore alla media dell’eurozona, mentre il prelievo fiscale sull’energia supera del 46,4% la media dell’Unione economica e monetaria, con un gettito di 398 euro per tonnellata equivalente di petrolio, il più elevato di tutta l’Ue. Ad agosto – viene evidenziato al terzo punto – risultano accise sul gasolio per autotrazione del 21,2% al di sopra della media dei competitor dell’eurozona e del 28% al di sopra della media Ue a 27.

L’elenco prosegue con altri dati penalizzanti per il settore italiano dei trasporti: la tassazione per unità di CO2 emessa è di 240 euro per tonnellata, il 54,3% in più della media dei 18 paesi competitor nel trasporto merci internazionale su strada, nel quale in cinque anni la quota di mercato dei vettori nazionali è scesa di oltre cinque punti, dal 25,6% del 2014 al 20% del 2019.
Ai punti 6 e 7 viene poi fatto presente che l’autotrasporto risente in modo pesante della crisi Covid-19, dato il calo della produzione manifatturiera e del commercio estero, e che un’impresa su tre (32,1%) presenta rischi operativi e di sostenibilità dell’attività.

Tra le ragioni che sconsigliano un aumento degli oneri fiscali c’è anche quella occupazionale: per il trimestre settembre-novembre si prevede già una diminuzione delle assunzioni delle imprese dei servizi di trasporto, logistica e magazzinaggio del 29,6% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso, pari a 27.700 unità. Inoltre, un aggravio dei costi potrebbe frenare il percorso di efficientamento delle micro e piccole imprese, che nell’ultimo quinquennio hanno migliorato la produttività del lavoro. Il decimo e ultimo motivo che Confartigianato Trasporti adduce contro l’ipotesi di un aumento dell’accisa sul gasolio è la probabile conseguente compressione dei margini destinati agli investimenti per l’ammodernamento delle flotte, ovvero per l’acquisto di mezzi più sicuri e con un minore impatto ambientale.

Le proposte oggetto della consultazione pubblica sono in tutto sei: disposizioni in materia di accisa, disposizioni in materia di imposta di consumo sugli oli lubrificanti, disposizioni in materia di accisa sul gas naturale per usi industriali e sui gas di petrolio liquefatti utilizzati negli impianti centralizzati per usi industriali, disposizioni in materia di rinnovo del parco veicoli circolante, disposizioni per le forze armate, crediti d’imposta per investimenti in specifici settori. Nella relazione introduttiva il ministero dell’Ambiente ha premesso che “è in atto una profonda trasformazione del sistema economico e sociale globale”, che “l’Italia ha tutti i presupposti necessari per dare avvio ad un disegno teso a cogliere le opportunità che, sul piano ambientale ed economico, possono derivare da tale transizione” e che “in questa prospettiva, la strategia di governo è orientata a far sì che l’Italia dia un segnale forte”.

Nella relazione si spiega che “realizzare la transizione verso un cambiamento ‘verde’ significa riorientare il nostro intero sistema alla riconversione energetica, all’economia circolare, alla protezione dell’ambiente, così realizzando un modello di produzione sostenibile, quindi più ecologico e socialmente ed economicamente vantaggioso”. Su queste basi, la volontà è quella di avviare “la progressiva riconversione dei vigenti sussidi dannosi all’ambiente (cosiddetti Sad) in sussidi favorevoli all’ambiente (cosiddetti Saf)”, ha sintetizzato il ministero, sottolineando che gli interventi proposti sono stati pensati in una “logica a saldo zero”, cioè con l’idea di reindirizzare “le risorse già attribuite ad uno specifico settore verso soluzioni ‘green’ ovvero ambientalmente sostenibili e virtuose, senza incidere sui soggetti e sulle categorie attualmente percettori delle agevolazioni”.