Alberto Kullovitz, Direttore Generale della Ceccato, annuncia la presentazione di un brevetto a Oil&nonoil e spiega le scelte commerciali e la particolare attenzione per i retisti. Rapidità nell’evasione degli ordini e personalizzazione dei lavaggi alla base degli ottimi risultati. La società punta a nuove quote di mercato in Italia e all’estero.

Ingegnere meccanico, Alberto Kullovitz ha portato in Ceccato, dove aveva lavorato venti anni fa, una parte dell’esperienza maturata all’Aprilia in “assetto e accelerazione” e tutte le competenze accumulate in successivi incarichi da dirigente in aziende multinazionali. In un anno ha aumentato il numero dei dipendenti e creato il clima di serenità e fiducia che, da buon giocatore di rugby, mette alla base di ogni successo di squadra.

Ceccato è fuori dal gorgo?

Sicuramente. Il 2018 è un anno positivo per tutti, ma per noi è particolarmente soddisfacente, perché abbiamo definitivamente cancellato l’incertezza che ha accompagnato la prima fase di rilancio della società e di riposizionamento del brand. Abbiamo capitalizzato e valorizzato l’attento lavoro degli ultimi anni, anche quelli precedenti al mio ritorno in azienda.

Quest’anno il nostro budget è volutamente ambizioso. Sono persuaso che i numeri che forniremo a fine anno confermeranno la nostra significativa crescita sia in Italia che sui mercati esteri, dove negli scorsi anni ci eravamo indeboliti significativamente e ora registriamo un bel fiorire di ordini. Questo risultato, che ha avuto positivi riflessi sugli occupati, ci dà una forte spinta motivazionale. Non sono sensazioni: le forniture per Eni e Q8 sono realtà.

Qual è la chiave di questa consolidamento?

Ripeto: ho trovato un lavoro ben impostato. Mi sono limitato ad accelerare alcuni processi: abbiamo ristrutturato la produzione, mettendo a punto programmi che migliorano il prodotto, ci consentono di consegnare in quattro sei settimane macchine personalizzate, definite con il cliente. Al di là della riorganizzazione produttiva abbiamo ripreso ad ascoltare il cliente, seguirlo costantemente, sia esso proprietario di un impianto o una compagnia. Infine, ripuntare sugli impianti industriali si è rivelata una mossa ricca di soddisfazioni che, al di là della robusta commessa che abbiamo ottenuto dall’Azienda Trasporti di Milano, completa un quadro positivo.

Ritengo che anche essere fuori dalla “chimica” semplifichi il nostro lavoro che è quello di fare begli impianti, ben funzionanti, lasciando libero il cliente di scegliere i detergenti che preferisce senza sentirsi vincolato da politiche commerciali che obbligano ad acquistare un determinato prodotto.

Ha parlato di lavaggista con un impianto e compagnie petrolifere…

E’ evidente che abbiamo una fortissima attenzione per i retisti a cui offriamo gli stessi servizi che offriamo alla compagnie, proponendo, per esempio, macchine coi colori del brand. Inoltre, a conferma della maturità del nostro prodotto, abbiamo esteso la garanzia sui loro impianti a tre anni e abbiamo studiato un programma che si interfaccia con i loro sistemi di pagamento e le loro carte, in modo che l’automobilista con la stessa carta possa utilizzare anche il lavaggio. Siamo a Oil&nonoil per dire che Ceccato ha ripreso il posto che gli compete nel settore ed è un partner affidabile per il lungo periodo. 

Ci sono differenze tra le richieste dei clienti italiani e quelli esteri?

Direi poche tra i clienti mediterranei. Francesi, Spagnoli, Italiani scelgono prodotti con caratteristiche simili. I mercati nord europei, dove il lavaggio costa trentacinque quaranta euro, puntano su macchine che diano un segno di opulenza.

Quali tipi di impianti sono più richiesti?

Sicuramente i portali, mentre sono in calo i numeri del tunnel. Ormai sono richiesti piccoli tunnel, agili, da 30 auto ora. Sono in leggera ripresa le piste, ma è difficile che si realizzino grandi impianti a piste, piuttosto si affiancano al portale una-due piste. Questo soprattutto al Nord, che per le piste è un mercato saturo, al Sud c’è ancora un po’ di spazio. Nei Paesi dell’ex Unione Sovietica invece le piste sono tra gli investimenti più frequenti.

C’è spazio per l’innovazione?

L’elettronica è la chiave dell’innovazione in tutto. Garantisce un ammodernamento della gestione. Nei fatti il lavaggio standard è destinato a durare. Magari qualcuno mi smentirà, ma all’orizzonte non vedo nulla che rivoluzioni a breve il lavaggio classico.

Puntate sulla riduzione dei consumi?

Le nostre parole d’ordine sono: esemplificazione della vita del gestore e integrazione con i sistemi di pagamento.

Sulla riduzione dei consumi siamo intervenuti molto, con buoni risultati, ma non vediamo grandissime possibilità di ulteriori significativi tagli. Più facile puntare sul riuso dell’acqua. A questo punto ridurre i consumi di acqua e corrente, secondo noi significa riduzione delle prestazioni

Offrite impianti chiavi in mano?

Siamo in grado di fornire la soluzione “chiavi in mano”. Questo tipo di soluzione ci viene più richiesto dagli enti pubblici. Siamo strutturati per fornire il servizio, ma riusciamo a collaborare bene con le società che ci propongono i clienti stessi.

Qual è la novità che presentate a Oil&nonoil?

La novità riguarda il lavaggio furgoni, una nicchia interessante. Il sistema brevettato permette di lavare la parte alta dei furgoni in modo semplice, con la gestione di spazzole standard. Penso che possiamo non dire di più, perché siamo in fiera anche per presentarla e spiegarla.