“Un Punto Vendita di carburanti che innova il suo ruolo, puntando a un’offerta ‘multienergia’, dal gasolio alla benzina, dal gas all’elettrico fast e ultrafast per favorire la mobilità extraurbana, per arrivare in futuro all’idrogeno”. E’ quello a cui mira Daniele Bandiera, AD del Gruppo Api, in un prossimo futuro dove il settore petrolifero deve “essere protagonista della transizione energetica verso un modello di mobilità sostenibile, multiservizi e tecnologicamente avanzato”.

Basta quindi “ragionare con logiche difensive o agire da soli”, piuttosto “serve fare sistema a livello di filiere, progettando con concretezza, attenzione alla qualità e alla creazione di lavoro”.
In questa trasformazione c’è anche il “non oil”, inteso come “servizi alla persona”. Daniele Bandiera suggerisce quindi di cambiare nome: il termine “non oil” “indica un aspetto residuale, mentre in un hub multiservizi le offerte commerciali diverse dal carburante devono stare al centro”.

di Elena Veronelli

 

E’ passato un anno dall’acquisizione da parte del Gruppo Api di TotalErg. Quali sono i risultati raggiunti?

Siamo orgogliosi per i risultati raggiunti. Positivi, nonostante le difficoltà del contesto macroeconomico, la flessione del PIL italiano e dei consumi dei privati. Il primo bilancio consolidato del Gruppo evidenzia dati economico-finanziari più che raddoppiati rispetto all’anno precedente, confermando la bontà della scelta fatta lo scorso anno di dar vita al più grande attore privato del settore in Italia. Oggi siamo una realtà industriale tutta italiana con un fatturato netto di 6,8 miliardi di Euro, un Ebitda di 251 milioni di Euro, un utile netto di 63,1 milioni di Euro.

 

E invece gli obiettivi futuri?

Lo scenario della mobilità e delle abitudini di consumo cambia rapidamente, e noi abbiamo scelto di crescere e cambiare pelle. Da media industria del downstream petrolifero siamo diventati un vero e proprio retailer della mobilità con la rete di negozi più estesa del settore: oltre 5200 in tutto il Paese, più delle stazioni dei carabinieri. Siamo impegnati in un ambizioso percorso di innovazione che vede al centro il nostro cliente, i consumatori e le loro esigenze di mobilità.

 

Ormai in tutti i dibattiti sul clima si parla di “transizione energetica”. Quali progetti a medio e lungo termine intendete sviluppare per rispondere al mutamento del parco automobilistico circolante?

La transizione è entusiasmante soprattutto per le imprese che vengono da settori “tradizionali” come la nostra. Abbiamo l’obbligo di essere protagonisti della transizione energetica verso un modello di mobilità sostenibile, multiservizi e tecnologicamente avanzato. Abbiamo i mezzi per farlo: i nostri oltre 5200 punti vendita a marchio IP sono al centro del “rituale di vita” quotidiano di milioni di italiani: in questo senso la Rete diventa una infrastruttura abilitante per la transizione su cui innestare le innovazioni e rispondere alle esigenze di tutto il parco auto circolante. Non serve ragionare con logiche difensive o agire da soli, come ha fatto per lungo tempo il settore petrolifero. Serve fare sistema a livello di filiere, progettando con concretezza, attenzione alla qualità e alla creazione di lavoro. Lo stiamo facendo, ad esempio, con Enel sulle ricariche elettriche e con Snam sul metano. Sono partner chiave per portare energie nuove nella nostra rete. Ricordiamoci che è fondamentale avere un framework politico e regolatorio stabile e prevedibile che guidi per una corretta transizione.

 

In particolare come vi ponete di fronte alla diffusione sempre più massiccia di auto ibride ed elettriche? La vedete come una nuova opportunità o come una “minaccia” per la rete carburanti classica?

Il futuro della mobilità si sta delineando secondo dei driver abbastanza chiari: primo, la sostenibilità ambientale diventa centrale per ogni cittadino, e non serve citare la marcia dei giovani di qualche settimana fa per dimostrarlo. Secondo, cambiano le abitudini dei consumatori sulla mobilità. Terzo, l’innovazione tecnologica e digitale permea ogni angolo dell’esperienza quotidiana. In questo contesto la nostra strategia ruota intorno a un concetto semplice: vogliamo il cliente e la sua libertà di muoversi nel modo che preferisce. In città e fuori, a benzina, diesel, elettrico o metano. Con auto di proprietà e con lo sharing…. La nostra visione a fronte di questo futuro è quello di un Punto Vendita di carburanti che innova il suo ruolo, puntando a un’offerta “multienergia”, dal gasolio alla benzina, dal gas all’elettrico fast e ultrafast per favorire la mobilità extraurbana, per arrivare in futuro all’idrogeno.

 

Anche il Gnl prende piede, su questo fronte avete progetti?

Pensando alle opportunità offerte dal Gas Naturale Liquefatto per il trasporto pesante su gomma e per quello navale, i distributori di carburante extraurbani posizionati sulle rotte della logistica, così come le nostre raffinerie, potrebbero diventare degli hub eccezionali per rifornire veicoli e navi a GNL, creando nuovi corridoi puliti di logistica intermodale.

 

Storicamente il non oil è un’attività poco sviluppata; sono ipotizzabili interventi che consentano in tempi ragionevoli lo sviluppo delle attività complementari alla distribuzione dei carburanti fino a farne la principale fonte di ricavi?

Dovremmo iniziare con il cambiargli nome. “Non oil” indica un aspetto residuale, mentre in un hub multiservizi le offerte commerciali diverse dal carburante devono stare al centro. Con la nascita del nuovo Gruppo ci siamo dotati di una Direzione che segue soltanto queste offerte, immaginando il Punto Vendita come creatore di valore aggiunto di chiunque sia in mobilità: non solo ristorazione e servizi alla vettura, ma anche servizi alla persona. Il tutto abilitato da una forte iniezione di digitale, a partire dai metodi di pagamento.

 

Da qualche anno il settore è attanagliato da frodi e illegalità. Da cosa dipende? A ottobre avete chiesto una cabina di regia sulla questione. Avete avuto risposte? Cosa si può fare nel concreto per ridurre questo fenomeno?

Colpiscono tre cose del fenomeno: la dimensione dilagante, la fantasia dei delinquenti che inventano frodi sempre più articolate e il danno apportato dal fenomeno agli operatori onesti del settore. Come Gruppo siamo in prima fila per richiamare l’attenzione sul tema e denunciarne gli effetti sul mercato. Grazie alle leggi di Bilancio 2017 e 2018 oggi cominciamo a vedere i frutti dell’impegno profuso. Una cosa è certa: serve digitalizzare tutta la filiera distributiva: fatturazione elettronica, trasmissione telematica dei corrispettivi e registro di carico e scarico telematico comportano investimenti, ma saranno decisivi, così come ridurre o addirittura riuscire a togliere, attraverso i pagamenti elettronici, il contante dalla strada. Allo Stato spetta la repressione, e abbiamo accolto con soddisfazione le crescenti operazioni avvenute nei mesi scorsi. Alle aziende spetta di adottare policy aziendali adeguate e mettere all’angolo chi non sta dentro la legalità.