Autolavaggisti: per crescere occorrono competenze e qualità dei servizi

  Autolavaggio, Intervista

Il presidente di Assolavaggisti, Giuseppe Sperduto, analizza gli elementi di forza e i punti di debolezza di una professione pressata dalle incombenze amministrative e da forme di concorrenza sleale. La formazione è un elemento centrale. Necessaria l’uniformazione delle norme regionali sulla materia e la loro estensione a tutti i tipi di attività indipendentemente dall’area su cui viene esercitata.

Lei presiede Assolavaggisti dalla costituzione, quattro anni fa. Può farci un bilancio dell’attività?

Il bilancio è senz’altro positivo per l’associazione, ma sono molte le problematiche ancora da risolvere e che fanno parte degli obiettivi che ci siamo dati. Penso fra tutte agli aspetti amministrativi e autorizzativi, all’armonizzazione di norme regionali, all’uniformità delle regole e dei controlli. Il nostro, come più volte abbiamo sottolineato, è un settore in bilico tra controlli serrati e severi per le attività strutturate e la quasi inesistenza per centinaia e centinaia di attività artigianali minori. Le prime subiscono una concorrenza spesso sleale su più fronti. Non vogliamo criminalizzare nessuno: è giusto che chiunque voglia sviluppare una attività, anche piccola e artigianale lo faccia, nel rispetto di tutte le norme, ambientali, fiscali e contrattuali.

Il bilancio è però negativo se guardiamo al nostro settore e all’economia del Paese: stiamo attraversando anni difficili; una vera ripresa non c’è mai stata; la sensazione che si afferma tra i più è che anche nei prossimi anni un ritorno a un’economia di crescita non ci sia.

E intanto dobbiamo far fronte a novità amministrative e legislative mentre la spesa media per la cura dell’auto si è ridotta.

Ciononostante io vedo qualche spiraglio. Il perdurare di questa situazione, di un’offerta diffusa del lavaggio a prezzi molto bassi, dell’automazione assoluta, fa riemergere una domanda di servizio e ci spinge, paradossalmente, nella direzione opposta. Noi crediamo che in questo settore occorra investire sapendo tenere insieme innovazione e automazione, con la qualità dei servizi offerti alla nostra clientela, che è fatta di cura per i dettagli, dell’uso di prodotti di qualità. L’una non esclude l’altra. Io penso e dico a i miei clienti che sul nostro mezzo di trasporto, che sia l’auto, l’autocarro o altro mezzo per i trasporto in conto proprio o conto terzi, noi passiamo parte, a volte importante, del nostro tempo o addirittura ci lavoriamo. Si tratta di un ambiente che spesso non curiamo con la necessaria attenzione. Ci preoccupiamo del divano o del tappeto di casa molto di più di quanto non facciamo dei sedili o della tappezzeria delle nostre auto, eppure li usiamo molto e sono sicuramente più esposti a polveri, batteri o parassiti, macchie…

 

Quali sono le caratteristiche più comuni tra i vostri iscritti? Quali sono nell’associazione le percentuali di lavaggisti puri e gestori lavaggisti?

Il fatto che i nostri associati lavaggisti siano più diffusi tra gli operatori delle stazioni di servizio carburanti è un dato di fatto che ci ha caratterizzato in questa nuova avventura associativa. Io stesso nasco come gestore di un impianto carburanti e oggi sono senz’altro anche e principalmente un operatore del settore del lavaggio, in cui ho investito davvero molte risorse.

Ma vorrei cogliere questa occasione e questa domanda per fare una considerazione: l’attività di lavaggio, anche quando è di minori dimensioni ed è svolta in un contesto integrato con altre attività non è tanto diversa da attività similari svolte in contesti autonomi.

Insomma vorrei dire che occorre superare l’idea che ci sia chissà quale differenza tra un lavaggio gestito in una stazione di servizio carburanti e uno gestito in autonomia. Le differenze non stanno in questo, ma semmai nell’investimento che viene realizzato, nei servizi offerti, nell’impegno imprenditoriale che svolge l’operatore con il suo personale, sia sulla stazione di servizio che in un’area libera dalla presenza di altre attività. In entrambi i casi l’impegno imprenditoriale caratterizza, se non determina, il successo o meno dell’attività.

 

Siete presenti in tutta Italia, ma dove siete cresciuti maggiormente?

Grazie alla rete Confesercenti diffusa sul territorio nazionale, potrei dire un po’ ovunque. Però dobbiamo fare di più: occorre che le nostre sedi confederali si attivino per offrire servizi specifici, qualificati e professionali per questo comparto. Molti servizi di gestione amministrativa, fiscale, assicurativa e del credito vengono erogati; a questi dobbiamo aggiungere ad esempio quelli legati agli aspetti ambientali, molto complessi, sia per le nuove attività, che in sede di rinnovo e di controllo periodico. Gli aspetti dell’innovazione tecnologica, del marketing, ecc…

Dobbiamo anche sviluppare meglio le reti di partenariato con aziende del settore per offrire prodotti a prezzi vantaggiosi per i nostri associati e alcune opportunità già sono in campo.

I lavaggisti si rivolgano alle sedi Confesercenti sul territorio ed entrino nel network: senz’altro troveranno aspetti di interesse per le loro attività.

 

Ci indica tre temi che intendete affrontare e risolvere entro il 2019?

Questi ultimi anni sono stati caratterizzati dalle novità fiscali. Il 2019 è stato l’anno dell’introduzione della fatturazione elettronica. Veniamo dalla comunicazione telematica degli incassi da vending machine e arriveremo con il 2020 alla comunicazione telematica dei corrispettivi. Si tratta di novità estremamente importanti che hanno inevitabilmente modificato le nostre attività e che hanno imposto alle nostre imprese di affrontare altre spese per adempimenti burocratici. Costi ingenti che si sommano ad altri e che difficilmente riusciremo a recuperare sul prezzo finale dei servizi offerti.

Capisco che in Italia vi sia una enorme evasione fiscale e che lo Stato adotti tutte le forme possibili per un recupero di risorse, ma le imprese vanno aiutate e sostenute.

L’altra questione centrale della nostra attività riguarda l’armonizzazione delle norme regionali e l’estensione delle stesse in tutte le realtà che svolgono attività di lavaggio: che siano su aree libere, su stazioni di servizio o in negozi sotto i palazzi. Non possono esserci differenze autorizzative e di controllo tra attività che svolgono gli stessi servizi, come accade oggi. Si tratta di un obiettivo più facile a dirsi che a farsi. Tutti lo comprendono e lo condividono, salvo però registrare tante resistenze.

 

Quali risultati potete elencare nei quattro anni di attività?

Ha presente uno scalatore che affronta una parete della montagna a picco? Ecco quelli siamo noi nel tentativo di disinnescare la “bomba” della comunicazione telematica degli incassi da vending machine; in parte ci siamo riusciti e con il concorso di altri, in particolar modo i costruttori.

Alla stessa maniera stiamo tentando di affrontare il tema dell’armonizzazione delle norme e uniformità di rilascio di autorizzazione. A Roma, in cui il fenomeno delle autorizzazioni al lavaggio artigianali si è diffuso e poi propagato, abbiamo fatto approvare una circolare che uniforma le procedure; a livello regionale del Lazio stiamo lavorando ad una specifica norma che va in questo senso; al nord del Paese, in molte regioni già si adotta l’Autorizzazione Unica Ambientale, anche se ci sono falle nella norma. Mentre più complessa è la realtà verso il Sud, anche se stiamo lavorando.

Il tema che abbiamo affrontato da subito e che continuiamo a seguire è quello di contrastare la concorrenza sleale. Ci siamo riusciti solo in parte. Il problema ancora persiste.

Ora ci occuperemo di comunicazione telematica dei corrispettivi e ci adegueremo con specifici accordi per aiutare la categoria ad affrontare il passaggio dal sistema cartaceo al quello elettronico, utilizzando anche lo strumento del credito d’imposta.

 

Come sono i vostri rapporti con i produttori della filiera dell’autolavaggio? L’assistenza (tempi, costi) è uno dei temi al centro del confronto?

I rapporti con i produttori sono buoni e anche con l’assistenza la situazione la riusciamo a gestire, almeno nei grandi centri. L’informatizzazione rappresenta un costo ulteriore ed è un aspetto che rende le attrezzature che utilizziamo sempre più complesse. In questo senso riteniamo che occorra che le case costruttrici investano, nella vendita delle loro attrezzature, in formazione da offrire alle nostre attività per sfruttare al meglio le attrezzature stesse e quindi caratterizzare la loro offerta. La situazione si presenta più difficoltosa in realtà periferiche.

Lo ripeto da un po’ di tempo: oggi il tema non è solo quello dei costi delle attrezzature ma quello dell’assistenza tecnica di cui le attrezzature necessitano: restare fermo una settimana o più giorni con un lavaggio o un’altra attrezzatura di assistenza alla pulizia in alta stagione perché manca il pezzo di ricambio o tarda ad arrivare la manutenzione non compensa il risparmio che potrei aver ottenuto all’atto dell’acquisto.

 

Per gestire un lavaggio occorrono competenze tecniche, di marketing, di normativa, avete pensato di offrire corsi di professionalizzazione anche a chi già gestisce impianti?

Si, eccome! Abbiamo pensato a strutturare un prototipo di corso ma declinandolo ad aspetti concreti che riguardino l’innovazione tecnologica e del marketing e gli aspetti fiscali di adempimento, degli aspetti ambientali e dei prodotti meno inquinanti… Questo è uno di quei servizi a cui pensavo quando ho accennato alla capacità di implementare i servizi offerti dalla rete della Confesercenti sul territorio.

La nostra categoria ha bisogno anche di crescere da questo punto di vista e lo faremo sul territorio coinvolgendo i nostri centri di formazione di Confesercenti e con il concorso delle aziende produttrici che vorranno realizzare con noi accordi commerciali e di formazione per la vendita di attrezzature, servizi di innovazione, prodotti a basso impatto ecc…

 

Secondo lei nella scelta dell’impianto di lavaggio cui affidare la propria vettura, l’automobilista pensa più al prezzo o al fatto che l’impianto abbia scarichi a norma e utilizzi prodotti non inquinanti?

L’attenzione al prezzo resta uno degli elementi che caratterizzano la scelta della stazione di lavaggio, ma non il solo. Il cliente è attratto dal servizio e dall’area, dal luogo: se questo si presenta pulito, ordinato, illuminato. Ovvero predilige un luogo ben esposto in tutti i sensi, in cui la comunicazione è chiara, il personale è accogliente e gentile. La prima e migliore pubblicità che noi possiamo fare della nostra attività e proprio nell’attività che svolgiamo.

Vi è poi una crescente attenzione agli aspetti ambientali, che stanno prepotentemente caratterizzando il dibattito politico, sui grandi mezzi di comunicazione, ma risulta ancora marginale nella scelta della clientela. Su questo punto sono convinto che spetterà alla stessa categoria stimolarla e farla emergere investendo sul rispetto dell’ambiente, mettendo in risalto un aspetto “reputazionale” che potrebbe fare la differenza. Ci stiamo lavorando.

In altre parole, noi crediamo che la qualità del servizio premi.