Albergo (Assopetroli): anche per l’extrarete la prima sfida è la lotta all’illegalità

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Il Presidente del Comitato Tecnico Extrarete di Assopetroli-Assoenergia sottolinea che la piaga della criminalità attanaglia anche l’extrarete, e, tra le possibili soluzioni, indica il Reverse Charge come soluzione unica, “strutturale e definitiva”. Altra “minaccia” per il settore extrarete è la paventata abolizione dei cosiddetti “sussidi ambientalmente dannosi”, attualmente allo studio del Governo: “Tagliare questi ‘sussidi’ significherebbe mettere in crisi interi comparti già fragili e, a caduta, anche il settore extrarete”

A maggio è stato eletto Presidente del Comitato Tecnico Extrarete di Assopetroli-Assoenergia. Quali sono le prossime sfide per l’extrarete?

Ci sono molte sfide aperte per l’extrarete ma tra queste sicuramente primeggia quella trasversale del contrasto all’illegalità. Un fenomeno che ha colpito il nostro comparto da diversi anni, con esiti devastanti. Il settore, per via della tassazione elevatissima sui carburanti, è tra i più affetti da fenomeni di illegalità che sono riconducibili in misura assolutamente preponderante alle frodi IVA, che vengono perpetrate su larghissima scala da soggetti dietro ai quali si cela spesso la criminalità organizzata. Le frodi IVA alimentano un consistente mercato parallelo, che si traduce in vendite sottocosto e concorrenza sleale. Il tema è annoso e ben conosciuto non solo dagli operatori, ma anche dai media, dalle forze politiche e dalle Istituzioni. Con le Leggi di Bilancio 2017 e 2018 sono state introdotte numerose novità in chiave antifrode, che però non hanno ancora concretizzato gli effetti sperati.

Negli ultimi 5 anni Assopetroli-Assoenergia, non è stata solo la prima organizzazione a denunciare il problema, ma quella che ha profuso l’impegno più costante e in profondità per sensibilizzare i decisori e informare il mercato su una deriva pericolosa in generale per l’economia italiana.

Tutto quello che ne è scaturito in termini di riforme normative, di prassi e controlli è certamente frutto anche di questa mobilitazione, ma vista la situazione tutto questo non basta perché il fenomeno non è sradicato.

Secondo il nostro punto di vista sulle frodi IVA è mancata, per inerzia e miopia dentro e fuori al settore, la lucidità di imboccare la strada maestra. Quella prevista dalla direttiva IVA come risposta naturale alle frodi carosello che si concentrano in un settore economico su così larga scala, ossia il Reverse Charge, l’inversione contabile dell’IVA nell’ambito del cosiddetto QRM, il Meccanismo di Reazione Rapida che possono adottare gli Stati membri in questi casi.

Sono tre anni che lo chiediamo ai due Governi che si sono succeduti, e sin qui hanno prevalso resistenze al cambiamento e particolarismi non condivisibili. Ma la nostra determinazione non cambia e continueremo, dati alla mano, a chiedere questa svolta. Per farlo occorre avviare al più presto l’istruttoria comunitaria e in quel caso vedremo concretizzarsi la soluzione che in altri settori merceologici ha già dimostrato di saper stroncare le frodi carosello (pc, tablet, cellulari, etc.).

Non sostenere questa istanza e affermare, peraltro senza alcuna dimostrazione o aggancio ai precedenti, che per i carburanti ciò non è fattibile o non funziona, e al contempo vagheggiare soluzioni dai contorni e dai tempi indefiniti, come la digitalizzazione della filiera distributiva, a questo punto è gettare fumo negli occhi. E’ sviare il discorso. E questo sì equivale, consapevolmente o meno, a perpetuare lo status quo che rischia di far franare il settore.

Nelle more del Reverse Charge che come ho detto è la soluzione strutturale e definitiva, chiediamo che si anteponga da subito, come minimo, l’inibizione dell’utilizzo delle lettere d’intento nel settore dei carburanti per autotrazione. Si tratta dello strumento al quale ricorrono gli esportatori abituali per acquistare merci senza l’applicazione dell’IVA. Di questo strumento i frodatori fanno un uso distorto e massivo, falsificandone il contenuto e scappando in tempi rapidi con l’IVA incassata e non versata all’erario. Nonostante oggi una maggiore rapidità dei controlli sulla legittimità delle lettere d’intento, l’Amministrazione finanziaria non riesce a intercettare queste frodi ex ante.

Per questo bisogna inibirne immediatamente l’uso lungo tutta la filiera distributiva. E’ una misura ovvia, di buon senso, e compatibile con l’ordinamento, eppure anche su questo si ritarda. Non nascondiamo che come associazione stupisce che, dopo anni di analisi e denuncia dei problemi, sia ancora la nostra organizzazione a dover chiedere risposte così evidenti, anziché le Istituzioni a muoversi, motu proprio, su questi due provvedimenti chiave.

Quindi il fenomeno dell’illegalità che sta devastando la rete colpisce allo stesso modo anche l’extrarete?

Il fenomeno dell’illegalità è uno soltanto ed è quindi il medesimo problema che affligge sia la rete che l’extrarete. Come dicevo il fenomeno consiste in una serie di sistemi di frode mirati al non assolvimento delle imposte (accise, ma soprattutto IVA), per un ammanco annuo nelle casse dello Stato da noi stimato prudenzialmente nel 2017 in non meno di 2 miliardi di euro. Questa stima è stata poi ampiamente superata dai dati emersi da parte dell’Amministrazione finanziaria.

Da questo origina una concorrenza sleale che impatta su tutte le tipologie di aziende, dalle grandi alle piccole e medie, ed anche sugli acquirenti che possono incorrere in implicazioni penali e fiscali connesse all’acquisto di carburanti commercializzati in frode, con la seria possibilità di rispondere solidalmente dell’IVA evasa. Non mancano neppure effetti negativi per i consumatori: dubbia qualità dei carburanti e possibili danni ai mezzi.

A livello organizzativo, come si distingue l’extrarete dalla rete?

Il settore extrarete si identifica con tutta la distribuzione che non avviene sulle stazioni di rifornimento carburante ed è rappresentato dalle aziende che operano nel commercio all’ingrosso dei prodotti petroliferi per l’industria, l’agricoltura, la marina, l’aviazione, il riscaldamento e l’autotrasporto, svolgendo tale compito attraverso propri depositi di stoccaggio e flotte di veicoli adibiti al trasporto di queste merci.

A differenza della rete, il settore extrarete è quello più minacciato dalla paventata abolizione dei cosiddetti “sussidi ambientalmente dannosi”, attualmente allo studio del Governo. A beneficiare di aliquote ridotte di Iva e accise, tra gli altri, sono infatti il mondo della pesca, dell’agricoltura, della navigazione, del residenziale per il riscaldamento nelle zone montane non metanizzate: tutti canali forniti in extrarete. Tagliare questi “sussidi” significherebbe mettere in crisi interi comparti già fragili e, a caduta, anche il settore extrarete subirebbe una grave crisi del lato della domanda, e al peggioramento della dinamica dei pagamenti e del rischio di insolvenze.

Intanto però i confini tra rete ed extrarete si stanno indebolendo sempre di più. Su questo fronte, come vedete il mercato dei carburanti tra qualche anno?

Negli ultimi anni si sta registrando uno spostamento di volumi di vendite dal canale extrarete verso quello rete. Questo fenomeno è in parte fisiologico e si può imputare all’offerta di servizi sempre più competitivi, come le carte carburante con le quali fidelizzare anche i clienti business. Buona parte del fenomeno però, purtroppo, ha una natura molto dubbia e si associa a prezzi stracciati e anticoncorrenziali, frutto con ogni probabilità della diffusione delle frodi IVA nel nostro settore di cui dicevo prima. Auspichiamo che per effetto delle misure antifrode che Assopetroli-Assoenergia promuove il mercato possa riassestarsi e recuperare un sano e concorrenziale equilibrio; di certo la situazione è molto grave e non possiamo tollerare che si temporeggi ancora.

Quale ruolo ha l’extrarete nella transizione energetica?

Il settore extrarete è fondamentale per la logistica e la sicurezza energetica del nostro Paese. Sicuramente anche in futuro avrà un ruolo centrale, grazie anche all’incremento della diffusione di nuovi prodotti che saranno protagonisti della transizione energetica, come il GNL e i biocarburanti. L’infrastruttura italiana dei depositi è capillare e rappresenta un asset strategico per il Paese. La capacità di innovazione e di adeguamento ai mutamenti sono i punti forti del nostro settore, che ne fanno il principale ponte verso il futuro dell’energia.