Accise e fatturato di riferimento per accesso al contributo fondo perduto alle aziende del settore petrolifero

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Una delle questioni interpretative che coinvolge anche il settore petrolifero, riguarda il corretto computo del fatturato di riferimento di cui tener conto ai fini della verifica delle condizioni di accesso ai contributi a fondo perduto, di cui all’articolo 25 del Decreto legge 19 maggio 2020 n°34, denominato “Decreto Rilancio”

In particolare, si è posto il problema se tale computo dovesse tener conto dell’imposta sul valore aggiunto e, per gli operatori della filiera petrolifera, anche dell’accisa.

 

di Avv. BONAVENTURA SORRENTINO, Studio legale e tributario Sorrentino Pasca Toma

 

La questione per l’accisa sorge in considerazione del fatto che è essa stessa base imponibile IVA e dunque richiede qualche ulteriore riflessione; è di tutta evidenza l’incidenza delle imposte richiamate nella quantificazione e nelle modalità di calcolo dei dati di riferimento.
Ma andiamo per gradi…

L’articolo 25 del Decreto legge 19 maggio 2020, n°34, il c.d. Decreto Rilancio, regolamenta il riconoscimento di un contributo a fondo perduto, erogato dalla Agenzia delle Entrate, a favore degli imprenditori titolari di partita Iva, colpiti dalla emergenza epidemiologica Covid; distintamente il comma 3 dell’articolo riporta le condizioni soggettive necessarie, il comma 4 stabilisce le condizioni oggettive ed il comma 5 il criterio di calcolo del contributo.

Il disposto normativo richiamato stabilisce che spetta esclusivamente ai soggetti con ricavi (secondo i criteri di qualificazione di cui all’articolo 85 del TUIR, reddito di impresa) o compensi (tenendo conto della definizione di cui all’articolo 54 del TUIR, lavoro autonomo) , non superiori a 5 milioni di euro nel periodo di imposta 2019 (se periodo di imposta coincide con l’anno solare), a condizione che l’ammontare del fatturato e dei corrispettivi del mese di aprile 2020 sia stato inferiore ai due terzi dell’ammontare del fatturato e dei corrispettivi del mese di aprile 2019, facendo riferimento alla data di effettuazione dell’operazione di cessione di beni o di prestazione dei servizi.

Con riferimento all’ammontare del contributo, esso è determinato applicando una percentuale alla differenza tra l’ammontare del fatturato e dei corrispettivi del mese di aprile 2020 e l’ammontare del fatturato e dei corrispettivi del mese di aprile 2019, più dettagliatamente:

a) 20% per i soggetti con ricavi o compensi non superiori a 400mila euro nel periodo d’imposta precedente a quello in corso alla data di entrata in vigore del decreto;

b) 15% per i soggetti con ricavi o compensi superiori a 400mila euro e fino a 1 milione di euro nel periodo d’imposta precedente a quello in corso alla data di entrata in vigore del decreto;

c) 10% per i soggetti con ricavi o compensi superiori a 1 milione di euro e fino a 5 milioni di euro nel periodo d’imposta precedente a quello in corso alla data di entrata in vigore del decreto.

La Circolare della Agenzia delle Entrate n°15/E del 13 giugno 2020, rubricata “Chiarimenti ai fini della fruizione del contributo a fondo perduto di cui all’articolo 25 del Decreto Legge 19 maggio 2020, n°34 recante Misure urgenti in materia di salute, sostegno al lavoro e all’economia, nonché di politiche sociali connesse all’emergenza epidemiologica da COVID-19”, si è espressa con riferimento alla incidenza o meno dell’Iva sul calcolo del contributo, in maniera sufficientemente dettagliata.

Sostanzialmente l’Agenzia, con riferimento all’Iva, ai fini del limite dimensionale, ha sinteticamente chiarito che:

• con riferimento, al requisito di cui al punto sub 2), si precisa che, per il calcolo del fatturato e dei corrispettivi da confrontare al fine di verificare la riduzione prevista dalla disposizione normativa, poiché si fa riferimento alla data di effettuazione dell’operazione di cessione dei beni o di prestazione dei servizi, dovranno essere considerate le operazioni che hanno partecipato alla liquidazione periodica del mese di aprile 2019 (rispetto ad aprile 2020);

• la data da prendere a riferimento è quella di effettuazione dell’operazione che, per le fatture immediate e i corrispettivi, è rispettivamente la data della fattura (nel caso di fattura elettronica il campo 2.1.1.3 e la data del corrispettivo giornaliero, mentre per la fattura differita è la data dei DDT o dei documenti equipollenti richiamati in fattura, nel caso di fattura elettronica il campo 2.1.8.2.
La circolare riportando un esempio chiarisce che, nel calcolo dell’ammontare del fatturato dei mesi di aprile 2020 e 2019, rilevante per il controllo del requisito della riduzione, andranno escluse le fatture differite emesse nei citati mesi (entro il giorno 15) relative ad operazioni effettuate nel corso dei mesi di marzo 2020 e 2019, mentre andranno incluse le fatture differite di aprile 2020 e 2019 emesse entro il 15 maggio 2020 e 2019;

• devono essere considerate tutte le fatture attive (chiarendo, al netto dell’IVA) con data di effettuazione dell’operazione che cade ad aprile nonché le fatture differite emesse nel mese di maggio e relative a operazioni effettuate nel mese di aprile;

• occorre tenere conto delle note di variazione di cui all’art. 26 del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633, con data aprile;

• nel caso di operazioni la cui imposta viene calcolata con il metodo della ventilazione dei corrispettivi ovvero con applicazione del regime del margine, per le quali risulta difficoltoso il calcolo dei corrispettivi o delle fatture al netto dell’IVA, l’importo può essere riportato al lordo dell’IVA (sia con riferimento al 2019 che al 2020).

È stato dunque chiarito con la Circolare della Agenzia delle Entrate n°15/ E, che le operazioni di cui tener conto ai fini del corretto fatturato di riferimento, vanno considerate al netto dell’Iva, tranne nel caso di commercianti al dettaglio che applicano la ventilazione dei corrispettivi (Dm 24 febbraio 1973).

Con riferimento a taluni operatori del settore, ossia per i distributori di carburante, la Circolare n°15/E ha precisato che per essi “… sempre ai fini della determinazione del summenzionato limite, (N.D.R. ricavi non superiori a 5 milioni di euro nel 2019) si ritiene sia necessario fare riferimento alla nozione di ricavi determinata secondo le modalità di cui all’articolo 18, comma 10 , del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973 , n°600. In sintesi, nei casi sovraesposti, al fine di rispettare la ratio della disposizione normativa volta a determinare l’ambito di applicazione del contributo a fondo perduto COVID-19, l’ammontare dei ricavi o compensi da confrontare con la soglia in commento deve essere determinata al netto del prezzo corrisposto al fornitore”.

L’articolo 18 richiamato stabilisce che per i distributori di carburante, ai fini del calcolo dei limiti di ammissione ai regimi semplificati di contabilità, i ricavi percepiti si assumono al netto del prezzo corrisposto al fornitore dei predetti beni.
La circolare non fa alcun esplicito ulteriore riferimento all’accise, ma richiamando i “ricavi”, sembrerebbe che le accise restino estranei al computo in questione.
Qualche perplessità sorge con riferimento, come accennato in premessa, alla considerazione che l’accisa è da considerare base imponibile ai fini Iva.
In conclusione, per la comparazione tra i fatturati di aprile 2019 ed aprile 2020 va preso come riferimento il totale de corrispettivi al netto dell’imposta sul valore aggiunto, di cui si è tenuto conto ai fini della liquidazione Iva del mese di aprile e dunque il calcolo deve tener conto del prezzo corrisposto al fornitore.