a cura d el Dott. Edoardo Gabbrielli, Consultant Colin & Partners 

Impianti di videosorveglianza e stazioni di servizio. Un binomio divenuto più che mai indissolubile, dettato dalle crescenti esigenze di sicurezza, non solo negli orari di attività, ma anche in quelli di chiusura.

L’attività di ripresa e registrazione delle immagini apre tuttavia una serie di importanti scenari, in primis sul piano privacy. Ma vediamoli meglio.
L’utilizzo di impianti di videosorveglianza comporta necessariamente un trattamento di dati personali, in quanto le immagini sono considerate, a tutti gli effetti, un dato personale, come più volte precisato dal Garante Privacy. Sul piano normativo la disciplina di riferimento in materia di videosorveglianza è stabilita dal Codice Privacy (D. Lgs. 196/2003), dal provvedimento in materia di videosorveglianza 8 aprile 2010 del Garante Privacy e dal nuovo art. 4 Statuto dei Lavoratori (L. 300/1970).
La normativa prevede degli adempimenti specifici da effettuare prima dell’installazione dell’impianto e stabilisce quali sono le aree che possono essere oggetto di ripresa e quali non possono esserlo, come ad esempio spogliatoi e bagni. Tali disposizioni incidono dunque sul posizionamento delle telecamere. La normativa specifica inoltre le modalità e le tempistiche di conservazione delle immagini, determinando un tempo di conservazione preciso allo scadere del quale le immagini dovranno essere cancellate. L’operazione di cancellazione delle immagini può essere svolta automaticamente dall’impianto oppure da un soggetto appositamente nominato per questa mansione. Tale operazione dunque non potrà essere compiuta da un soggetto qualsiasi dell’azienda, ma solo da specifici soggetti preventivamente designati a tale attività.

Altro punto su cui la normativa fissa precisi paletti riguarda le misure di sicurezza di cui dovrà essere dotato l’impianto, necessarie alla protezione dei dati degli interessati da eventuali violazioni, come furti, smarrimenti o accessi non autorizzati. Parimenti dovranno essere adottate misure tecniche ed organizzative, che consentano di verificare l’adeguatezza dell’attività espletata, da parte di chi accede alle immagini o da chi controlla gli impianti.

Infine è determinata la predisposizione di cartellonistica informativa che segnali la presenza dell’impianto di videosorveglianza all’interno della stazione di servizio; è bene precisare che la cartellonistica deve essere posizionata prima del raggio d’azione delle telecamere e visibile in ogni condizione di luce, dunque anche in orario notturno.

Si è anticipato che gli impianti di videosorveglianza installati negli esercizi commerciali, come le stazioni di servizio, ricadono sotto la sfera dell’art. 4 dello Statuto dei Lavoratori (L. 300/1970), recentemente riformato dal Job Act, a tutela dei dipendenti che, attraverso gli obiettivi delle telecamere, potrebbero subire un controllo a distanza dell’attività lavorativa prestata. Pertanto in questi luoghi è possibile installare un impianto di videosorveglianza solo per esigenze organizzative e produttive, sicurezza del lavoro e tutela del patrimonio. E’ importante ricordare che prima dell’installazione delle telecamere è necessario raggiungere un accordo con le RSA presenti in azienda. Qualora non fossero presenti o non sia stato possibile ottenere ciò, è necessario richiedere l’autorizzazione per l’istallazione alla Direzione Territoriale del Lavoro competente per provincia.

Per il mancato adempimento alle disposizioni fissate dalla normativa di riferimento, il Codice Privacy prevede sanzioni amministrative e penali gravose. In conclusione, l’installazione di un sistema di videosorveglianza – pur rappresentando il primo passo per tutelare le stazioni di servizio da furti, rapine e altri illeciti – deve essere necessariamente preceduta da un’accurata verifica della conformità dell’impianto rispetto alla normativa.