Una recente sentenza della Consulta stabilisce che l’obbligo di erogare Gpl o metano “non lede la concorrenza attraverso ingiustificate discriminazioni nei confronti dei gestori di nuovi impianti”. Giacomo Orlanda, coordinatore del gruppo tecnico delle Regioni per la rete carburanti, commenta:“Questa decisione mette in primo piano l’ambiente e riconosce la competenza regionale in materia”.

imagesRecentemente il settore della rete carburanti è stato protagonista di una notizia dirompente. Riferendosi alla normativa della Lombardia, la Corte Costituzionale, con la sentenza n. 105 del 5 aprile 2016, ha stabilito che l’obbligo di un terzo carburante “ecologico” (GPL o metano) per i nuovi punti vendita “non lede la concorrenza attraverso ingiustificate discriminazioni nei confronti dei gestori di nuovi impianti”.

Per la Consulta, infatti, “l’introduzione di criteri migliorativi dell’efficienza ambientale non è in contrasto con la tutela della concorrenza” e “non crea ostacoli nei confronti di coloro che entrano per la prima volta sul mercato”. L’obbligo di Gpl/metano – continuano i giudici – “è fonte sia di costi, sia di introiti aggiuntivi, suscettibili di equilibrato inserimento nel piano economico-finanziario della futura gestione”. Inoltre, “contribuisce a una migliore efficienza degli impianti e quindi dei servizi offerti ai consumatori che rientra tra le finalità alle quali la concorrenza è rivolta”.

La sentenza segna per vari motivi un punto di svolta per il settore.

Innanzitutto perché va da sé che il principio stabilito dai giudici può valere per altre Regioni, anche quelle che prevedono l’obbligo di un’altra fonte di energia come l’idrogeno e il fotovoltaico. “La decisione della Consulta mette in primo piano l’ambiente e riconosce la competenza regionale in materia”, commenta Giacomo Orlanda, coordinatore del gruppo tecnico delle Regioni per la rete carburanti.

In quasi tutte le amministrazioni vige infatti una normativa che prevede il rispetto di maggiori impegni “ambientali” per chi vuole aprire un punto di erogazione dei carburanti. C’è allora chi stabilisce l’obbligo di vendere anche il gpl, chi il metano, chi impone le colonnine per “ricaricare” le auto elettriche e a idrogeno.

Ultima, in ordine di tempo, troviamo la Regione Marche che, in un recente regolamento, chiede pannelli fotovoltaici o un sistema di cogenerazione a corredo della pompa di benzina. Prima ancora ci sono la Regione Piemonte, che offre l’opzione tra gpl e metano (ma solo fino al 2007), la provincia di Trento, che fa scegliere tra gpl o idrogeno o, ancora, la Sicilia che dice che laddove non sia possibile dotarsi di impianto gpl si può provvedere con una colonnina elettrica. Molte anche le amministrazioni che chiedono i pannelli solari, come Marche, Piemonte, Lombardia, Sicilia, Emilia Romagna.

Ma la sentenza è importante anche perché mette in discussione quel che sostiene da anni l’Antitrust. L’obbligo del terzo prodotto è sempre stato considerato dal Garante una “barriera” discriminatoria e anticoncorrenziale. Sono molte le segnalazioni per spingere il Governo a vietare qualsiasi obbligo che non riguardi anche gli impianti già esistenti e per riportare la competenza allo Stato. Secondo l’Antitrust, infatti, si tratta di concorrenza e non di commercio. Così l’Esecutivo ha cercato di intervenire con l’ultimo Ddl concorrenza, inserendo un comma per vietare l’obbligo sul terzo carburante. Nel percorso parlamentare il comma è però cambiato e al momento prevede solo che le Regioni possano prevedere obblighi sul terzo carburante a patto che non abbiano costi eccessivi (stabiliti dal Ministero dello Sviluppo Economico). Il Ddl concorrenza è al momento in Parlamento e ancora tutto può cambiare, ma è difficile pensare che, dopo il parere della Consulta, venga nuovamente eliminato l’obbligo del terzo carburante.