Il trasferimento della produzione Sacim nel nuovo stabilimento corrisponde a un momento di effervescenza sui mercati internazionali e su quello interno. Cresce la vendita delle cisterne. Le tecnologie legate alla movimentazione dei carburanti possono contribuire alla lotta contro le illegalità.

20160416_141957Francesco Molari, presidente della Sacim, da Romagnolo verace, non nasconde la sua soddisfazione per i risultati raggiunti nell’ultimo periodo e per la aver scollinato, dopo la dura salita degli ultimi anni: “A metà aprile abbiamo inaugurato il nuovo stabilimento e, oltre alla cerimonia tradizionale con le autorità, nel pomeriggio abbiamo dedicato un momento alle famiglie dei dipendenti e degli ex dipendenti. Vedere e ascoltare gli operai che erano entrati negli anni 70 e quelli che hanno lavorato nei decenni successivi è stato come far scorrere il film della storia dell’azienda, della sua evoluzione, dei suoi cambiamenti…una storia costruita col contributo di tutti…
Lo stabilimento precedente era cresciuto a blocchi, seguendo lo sviluppo dell’azienda, ora non era più funzionale, non rispondeva alle nuove esigenze di organizzazione produttiva più razionale”.

La crisi vi ha fatto perdere un po’ di tempo…

Sono molto soddisfatto, abbiamo raggiunto un obiettivo importante e, se mi giro indietro a guardare alle difficolta burocratiche, tecniche e finanziarie che abbiamo superato, ho la conferma che il team Sacim ha fatto un bel lavoro. Volevamo terminare prima della crisi del 2008, ma ritardi, intoppi ci hanno allungato i tempi e poi la crisi ci è arrivata addosso e sono cambiati i rapporti col credito e anche noi abbiamo rallentato, senza mai perdere di vista l’obiettivo. Stiamo parlando di un progetto complesso, impegnativo, che ha coinvolto tutta l’azienda, con gruppi di lavoro interni che hanno contribuito, con l’esperienza e la competenza, a decidere quali macchine acquisire, come strutturare la linea produttiva. Abbiamo prestato grande attenzione all’ambiente di lavoro, scegliendo i colori, puntando sulla luminosità delle aree di produttive…

Avete costruito il trampolino in un momento difficile, ora si stanno creando le condizioni per utilizzarlo?

I miei dati e le mie sensazioni sono confortati dalle statistiche Anfia, che fotografano una generale inversione di tendenza. Inoltre molte aziende, come la nostra, si sono spinte all’estero per rispondere al prosciugarsi di parti del mercato nazionale. Con questa scelta abbiamo colmato il calo del mercato in Italia e abbiamo acquisito quote di mercato estero. Noi esportiamo poco meno del 70%della nostra produzione.

IMG_3823Il mercato italiano si è ristretto, nonostante le aziende costruttrici si siano ridotte di numero?

Le aziende si sono ridotte è vero, ma non sono scomparse. Si sono disperse le professionalità migliori e si presidia il mercato in ambiti ristretti. Sono aumentate le opportunità all’estero, ma occorre la struttura per scovarle e aprire nuovi mercati.

In Italia sono ripresi i consumi di carburanti e quindi anche il mercato delle cisterne…

La razionalizzazione ha colpito anche le grandi flotte, ora però riprendono le sostituzioni, perché il parco mezzi va rinnovato. Abbiamo ordinativi dall’Italia, siamo soddisfatti. Puntiamo anche su nuovi prodotti, per esempio, facciamo il 10% del fatturato nel settore dell’ecologia. E’ un passo importante vogliamo crescere con calma, consolidando le conoscenze…C’è un percorso da fare, studiare, realizzare prototipi…avere un buon rapporto prezzo/qualità.

Cosa è cambiato nelle cisterne?

Dal punto di vista strutturale sono stati fatti adeguamenti, anche grazie agli strumenti che permettono un miglioramento del prodotto. La ‘taglia grande” è la più richiesta, perché i mezzi capienti consentono di razionalizzare il piano di distribuzione. Si punta a mezzi più capaci e più leggeri. Non ci sono stati grandi cambiamenti. Bisogna far ricerca, certe proposte devono arrivare dai fornitori, dai programmatori, dai realizzatori di impiantistica, di sistemi di sicurezza. Per l’innovazione sono fondamentali i contributi della filiera produttiva e degli utilizzatori.

Quale può essere il vostro contributo contro l’illegalità?

In Germania, almeno da 25 anni, ci sono sistemi automatici di identificazione del prodotto e dispositivi antimescolamento. Sempre in Germania hanno i compensatori di temperatura, per compensare aumenti o diminuzione di volume. Sarebbe interesse delle compagnie utilizzare un sistema che è garanzia per tutti.

I cali sono uIMG_2600-2n tema molto caldo…

Ci sono i dispositivi per correggere e monitorare. Anche i sistemi di sigillatura possono essere dotati di sensori che segnalano ogni apertura. All’estero sono in uso e ce li richiedono. Perché in Bulgaria sì e in Italia no?

Per i prossimi anni è prevista una forte crescita del consumo del gas naturale liquido, vi interessa quel segmento di mercato?

In teoria siamo in grado di produrre, ma non è un campo in cui facciamo ricerca, ci vogliono investimenti. Per il momento non abbiamo proposte.

Esiste sempre il gruppo cisternisti all’interno di Anfia?

C’è, ma non riesce più a essere un momento di proposta, il gruppo si è ristretto. L’associazionismo è utile sempre. Anche in due occorre sempre cercare il confronto. La crisi dell’associazionismo è diffusa, mancano la voglia di discutere e la consapevolezza dei vantaggi delle azioni portate avanti con una buona massa critica.

Che numeri ci sono?

Per quanto riguarda il mercato Italia siamo vicini ai tempi buoni, non dico i migliori. A mio parere il settore si sta riavvicinando alle 330 autobotti all’anno. All’estero, come ho detto, abbiamo una buona penetrazione, ma sono processi lunghi e richiedono di operare in più Paesi, perché basta che cambi il quadro politico e si perde un intero mercato. Come recentemente è accaduto con la Russia.