Ecco perché andiamo al Sud

Nella querelle sulla crisi tra pessimismo apocalittico e ottimismo a tutti i costi si può propendere per una terza posizione che prende in considerazione le specifiche peculiarità del "caso Italia", tracciandone un quadro meno fosco per almeno due motivi:

  1. elevato livello del risparmio e basso tasso di indebitamento delle famiglie;
  2. banche con in tasca meno titoli "tossici".

Non siamo economisti, né analisti di macroeconomia, ma se abbiamo deciso di lanciare Oil&nonoil Sud non siamo guidati dal puro ottimismo. Pensiamo che il Sud sia una riserva di risorse sparse, di risparmio monetario, che la crisi , con riduzione dei prezzi e messa in moto della ricerca di opportunità, può far confluire verso il consumo.
Pensiamo del Sud, riconoscendo che ci sono molte e differenti opinioni in materia, quello De Rita, guru del Censis, scrive dell'Italia "che non sbanda".

Censis, una analisi…

Sulla peculiarità del caso Italia, scrive Giuseppe De Rita "(…) Occorre prendere atto che il modello di sviluppo italiano permette oggi una costante e diffusa 'redistribuzione della crisi'. Avviene sul piano territoriale, dove coesistono realtà locali di vitale sopravvivenza e altre in grande difficoltà; avviene sul piano della composizione sociale, dove coesistono gruppi professionali iperprotetti e gruppi che stanno nelle valli della disoccupazione o del precariato; avviene all'interno del sistema di imprese, dove alcune continuano a restare fiduciose e altre, specialmente nel terziario, perdono l'aggressività un po' vuota degli ultimi anni; avviene anche e specialmente all'interno delle finanze familiari, dove le difficoltà di alcuni componenti vengono spesso compensate dai redditi più 'sicuri', di altri o dalla nuova espansione del lavoro sommerso. Se a tutto ciò si aggiunge la coazione alla liquidità che contraddistingue l'attuale momento (le famiglie non spendono, i commercianti non rinnovano i flussi di offerta, le banche non erogano, eccetera), possiamo aver conferma che tutto è sospeso, quasi fermo: nessuno rischia, ma nessuno crolla. Il policentrismo italiano, con la conseguente 'architettura distribuita del sistema', decomprime la crisi e la ridistribuisce su vari punti di tenuta, magari flebili, ma capaci di non tracollare".

La conclusione di De Rita è lapidaria: "Ciò può apparire molto italiano, quasi provinciale, ma è cosa che funziona. Se il Paese, quindi, per ora non sbanda, è perché ridistribuisce i problemi su più processi di responsabilizzazione. (…) La sensazione è che ancora per alcuni mesi il meccanismo possa continuare a reggere, pur con qualche inevitabile slabbratura. E se dovesse reggere, avremmo a disposizione un fattore potente della eventuale auspicata ripartenza: questa non sarebbe portata avanti da pochi eletti, e meno ancora dalle autorità centrali, ma sarebbe una ripresa vitalizzata dai molti punti di responsabilità che si sono condensati negli anni, ed anche nella attuale fase di crisi".

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