23 agosto 2011
Saglia: ora attuiamo la riforma
Il sottosegretario si augura che in tempi rapidi si chiudano gli impianti incompatibili, avanzi la selfizzazione degli impianti e si avvii il dialogo tra compagnie e gestori sulle forme contrattuali. Nuove norme per liberalizzare altre attività non oil.
Onorevole perché dopo, tavoli, convegni, incontri, intese avete scelto di includere, quasi frettolosamente, la riforma della rete carburanti nel decreto legge della manovra finanziaria, senza richiami al lavoro dei quattro tavoli costituiti nel 2010?
Il testo inserito in manovra è il risultato della concertazione avvenuta nel corso dei tavoli con tutti gli operatori della filiera e corrisponde perfettamente al testo concordato anche con le principali sigle dei sindacati dei gestori a settembre 2010. Lo strumento del decreto legge è stato una scelta legata all’urgenza di dare attuazione a quanto concordato nei tavoli. E anche perché è ormai urgente una riforma strutturale del settore.
Lei ha già annunciato per l’autunno un tavolo permanente, con tutti i protagonisti del settore, a cosa si vuol porre mano ? Quale sarà i ruolo delle Regioni? Cosa si attende?
Il tavolo permanente affronterà la parte applicativa della riforma per far sì che le norme inserite nella manovra vengano effettivamente attuate in tempi rapidi. Gli argomenti saranno: accelerazione chiusura impianti incompatibili, piano di selfizzazione degli impianti, l’avvio tra le parti interessate (compagnie e gestori) di un dialogo sulle possibili nuove forme contrattuali. Le Regioni avranno un ruolo nel dare gli indirizzi ai Comuni per la chiusura degli impianti incompatibili e anche per la questione relativa agli orari di apertura.
Già in passato sono stati posti obiettivi ambiziosi di chiusure, ma poi sono stati parzialmente mancati, anche per comprensibili ragioni. A parte i 1500 punti vendita da chiudere in breve tempo per “incompatibilità”, quali criteri condivisi si possono mettere alla base per la chiusura degli altri 6.800 impianti? Si può ipotizzare il già utilizzato criterio del “minimo erogato”?
Non facciamo chiudere per legge. Si potrà rendere effettiva la chiusura di quelli incompatibili. Invece per due anni daremo incentivi per chiudere gli impianti obsoleti o a basso erogato. Attualmente questi impianti rimangono aperti al minimo perché non intendono affrontare le spese per la chiusura tra cui quelle di bonifica ambientale per le quali daremo un contributo.
Una vera liberalizzazione delle attività non oil, anche dei generi di monopolio, non aiuterebbe a compensare le perdite che i gestori avranno con la selfizzazione obbligatoria?
Nella manovra è stato fatto un primo passo in avanti con la liberalizzazione di quelle attività non oil che potevano essere liberalizzate immediatamente mediante lo strumento del decreto legge. Ulteriori passi in avanti si potranno fare con una normativa ordinaria e una discussione parlamentare.
Secondo lei sono maturi i tempi per intervenire sugli impianti di distribuzione carburanti della rete autostradale ed applicare anche a questo comparto le stesse liberalizzazioni della rete ordinaria eliminando, per esempio, il regime di concessione?
Eliminare il regime di concessione non è competenza solo del ministero dello sviluppo economico ma anche del ministero dei trasporti. È un regime giuridico diverso in cui l’attività di distribuzione dei carburanti si svolge in aree predeterminate e gestite dalle stesse società autostradali. Eliminando la concessione non cambierebbero molto le cose.
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