25 e 26 settembre 2011
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5 agosto 2011

Il modello di rete tedesco

Differenze e analogie tra la rete della Germania e quella italiana. Le “pompe bianche” indicate come soluzione dinamica in un mercato dai connotati oligopolistici.

di Stefano Casertano*

Controllo dei prezzi

Il mondo della distribuzione di carburanti in Germania ha forti somiglianze politiche con quello italiano. I partiti accusano i gestori di alzare volutamente i prezzi prima dei periodi di vacanza o in estate, e spesso vengono proposte misure di calmieramento. L’ultima protesta rilevante in questo senso è giunta dal portavoce per gli affari politici del gruppo CDU al Parlamento, Georg Nüßlein: “nel fine settimana prima delle ferie assistiamo sempre allo stesso gioco alle pompe di benzina: i prezzi schizzano verso l’alto!

Uno studio settoriale dell’antitrust [tedesco] ha rilevato che i prezzi salgono anche quando la domanda non aumenta in maniera significative. Le aziende petrolifere impiegano la loro posizione dominante di mercato, per sfilare soldi dalle tasche degli automobilisti”. Tutti i maggiori partiti tedeschi, negli ultimi mesi, hanno presentato nuove idee per il controllo dei prezzi, con complessi meccanismi ci comunicazione, supervisione statale, e autorizzazioni.

Una delle idee emerse ultimamente è stata quella di adottare un sistema all’”australiana”, in cui i prezzi debbano essere dichiarati il giorno prima, e rimangono validi per 24 ore.

Forte prelievo statale

Un'altra analogia tra Italia e Germania, comunicata con minor entusiasmo dalla classe politica tedesca, concerne il prelievo statale sul prezzo della benzina. Su ogni litro di carburante è applicata una tassazione fissa di 0,78 €, cui si aggiunge un IVA del 19% sul prezzo non tassato. Per questo, su un prezzo alla pompa di 1,50 €, circa 0,90 € sono costituiti da tasse. La differenza di prezzo con il diesel è dovuta principalmente alla minor tassazione, visto che la quota fissa per lo stato di ferma a 0,56 € al litro. In generale, il prezzo dei carburanti in Germania si colloca nella fascia medio-alta rispetto agli altri paesi, con quotazioni leggermente (ma non sempre) superiori all’Italia, fino a quattro centesimi al litro.

La Germania ha razionalizzato

A parte queste analogie, ci sono però differenze significative dal punto di vista dell’assetto delle reti di distribuzione. La Germania è molto più avanti dell’Italia nel processo di “razionalizzazione” dei punti vendita, e ha adottato un modello di stazione multi-servizio sullo stile americano, quasi esclusivamente con il self-service. Ci sono in Italia oltre 24.000 stazioni di servizio: la riduzione rispetto a solo pochi anni fa è stata significativa, ma è ancora ben lontana dai soli 14.785 della Germania (erano 16.404 dieci anni prima).

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Figura 1- Evoluzione del numero di stazioni di servizio in Germania dal 1950 a oggi.
Fonte: Sito Web dell'Unione Mineraria Tedesca

Come rilevato da alcune associazioni di categoria, i tedeschi hanno razionalizzato a tal punto la propria rete di distribuzione di benzina da avere il minor numero di punti di distribuzione in Europa sia per numero di auto, che per numero di abitanti.

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Figura 2 - Sull'asse verticale, numero di stazioni ogni 10.000 abitanti; sull'asse orizzontale, numero di stazioni ogni 10.000 veicoli.
Fonte: PSG Rating Branchenstudie Tankstellenmarkt 2010, p. 32

Il 70% delle quote di mercato in mano a cinque operatori

La situazione del mercato è però condizionata da una concentrazione forte nel mercato: due operatori, Shell e Aral (BP), controllano da soli circa il 45% dei punti vendita; se a esse aggiungiamo JET (ConocoPhilips), Total ed Esso, le quote di mercato detenute dai primi cinque operatori supera il 70%. Quest’anno, come citato da Nüßlein, l’antitrust ha rilevato che Shell e Aral movimentavano i prezzi in maniera analoga a distanza di poche ore.

Il nuovo ministro dell’industria, il liberale Philipp Rösler, ha recentemente dichiarato di voler approfondire la questione: l’antitrust aveva richiesto una multa di 651 milioni di € ai primi cinque operatori, poi ridotta a 52 milioni dal tribunale competente, e ciò ha lasciato le associazioni dei consumatori insoddisfatte.

Le pompe bianche” tedesche

In tale contesto, le “pompe bianche” sono additate da molti come la soluzione possibile ai comportamenti oligopolistici, veri o presunti che siano. Secondo gli inviti rivolti dalle associazioni e dai politici, fare benzina alle pompe bianche è l’unico modo per combattere il cartello”: è stato affermato dal ministro per i diritti dei consumatori, Ilse Aigner.

Il mondo oltre le major petrolifere è molto ampio, con decine di operatori più o meno grandi. Le stazioni “no-name” non sono un fenomeno nuovo, e molte di esse si sono organizzate in un’associazione di categoria, il “Bundesverband Freier Tankstellen und Unabhängiger Deutscher Mineralölhändler” (“BFT”), che raduna 46 stazioni autostradali e 1.712 stazioni urbane, per oltre 560 operatori.

Oltre a quelle della BFT, ci sono anche altre piccole catene, che portano il totale degli indipendenti a oltre 5.000. Si noti che la riduzione del numero di stazioni di servizio ha colpito sia le grandi catene, che i piccoli. In generale, le “no-name” tedesche appartengono a due categorie, in maniera simile a quanto avviene in Italia: ci sono le “stazioni libere” (come le italiane “pompe bianche”) e quelle che non hanno la vendita di benzina come attività principale.

A questa seconda categoria appartengono i 320 punti vendita collegati a supermercati, che rappresentano un numero molto ridotto rispetto al totale – e rispetto, soprattutto, inferiore rispetto alle aspettative iniziali all’introduzione del modello nel 2007. In particolare, le stazioni di benzina dei supermercati sono diminuite in numero, calando dal massimo iniziale di 350 alle dimensioni attuali. Ciò è dovuto probabilmente all’attenzione che molti tedeschi hanno per la qualità della benzina, che ha spinto a preferire altri gestori dalla qualità comprovata; chiaramente, la riduzione ha fatto anche parte di un normale fenomeno di selezione degli operatori, visto che vendere benzina è un’attività tutt’altro che semplice.

La grande catena di supermercati EDEKA ha annunciato nel dicembre 2010 l’intenzione di cedere le sue 41 stazioni alla Shell, per migliorare le capacità di marketing: evidentemente, lo stemma della conchiglia gialla convince di più rispetto al marchio di un grande magazzino.

I margini

Anche in Germania i piccoli avvertono in maniera molto decisa le tensioni provenienti dal mercato petrolifero. A livello di margine, i centesimi di euro spettanti all’operatore sono rimasti pressoché invariati nel corso degli ultimi anni: all’inizio del boom del barile, nel 2001-2, il compenso era di circa 6 centesimi al litro, ed è rimasto tale fino a oggi. Analogamente all’Italia, il problema è stato rappresentato da un calo – o perlomeno un rallentamento – nella domanda di prodotti petroliferi, che ha condizionato la sopravvivenza di molte piccole catene. In particolare, anche in Germania si sta sviluppando una progressiva sostituzione della super con il diesel. La situazione si era risollevata nel 2010, ma i nuovi rialzi delle ultime settimane stanno mettendo a dura prova la tenuta finanziaria dei gestori.

IL “non oil” rappresenta l’80% del fatturato

Alla luce di questi sviluppi, la reazione dei gestori delle “pompe bianche” tedesche è stata operativa, finanziaria e politica. Si è cercato di convogliare gli interessi di tutti nell’associazione di categoria, la BFT, per sviluppare le tre direttive. A livello operativo, l’associazione sottolinea come il settore non-oil abbia raggiunto un fatturato dell’80% rispetto all’oil, per cui l’importanza di offrire un servizio completo – dal food ai richiestissimi lavaggi – è fondamentale. Si fa leva sull’associazione per ottenere vantaggi in termini di contrattualistica e servizi, e si propongono studi di settore per migliorare la pianificazione e la tenuta finanziaria. Infine, la BFT è un organismo di lobby, che segue con attenzione lo sviluppo dei rapporti politici con la major, e cerca d’inserirsi nei dibattiti.

Rapporto grandi-piccoli

Il rapporto che lega grandi e piccoli in Germania è molto sfaccettato. Gli indipendenti, spesso, usano i prezzi dei grandi come benchmark e si collocano come prezzo a un misero centesimo di euro in meno. I grandi, vista anche la penuria di licenze disponibili, sono accusati dai piccoli di applicare alle volte politiche di “price dumping” a livello locale, con prezzi inferiori perfino al costo del prodotto raffinato (a parte le tasse) per far fuori gli indipendenti e comprarne le attività – e non esiste regolamentazione in grado di impedire questo fenomeno.

La BFT si è però sempre dimostrata critica verso l’ipotesi che le grandi catene vengano obbligate a vendere parte delle proprie stazioni, al fine di migliorare le condizioni di concorrenza. Riconosce il direttore dell’associazione Stephan Zieger (in un’intervista rilasciata su Welt Online) che “nel 70% dei casi i nostri concorrenti sono anche nostri fornitori”, ma spaccarli non è necessario: basterebbe spingerli a farsi concorrenza. Se si riuscisse a farli competere per rifornire a prezzi migliori le pompe bianche, i piccoli operatori riuscirebbero ad applicare prezzi molto migliori per gli automobilisti.

La BFT si lascia aperta comunque la strada dell’insolvenza: sempre secondo Zieger, non bisognerebbe comunque impedire ai grandi di comprare gli indipendenti, se si presentano le condizioni opportune. In fondo, non si può mai sapere che sorprese riserva il mondo del petrolio.

*Stefano Casertano è adjunct professor in politica internazionale e politiche energetiche all’Università di Potsdam, in Germania. Il suo sito internet è www.stefanocasertano.it

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