Per gentile concessione della Staffetta Quotidiana proseguiamo la pubblicazione delle note del viaggio di Riccardo Piunti nel mondo europeo della distribuzione dei carburanti. Questa volta tocca agli orari di apertura dei punti vendita: come funzionano in Italia? come in Europa? e che rapporto c’è con gli orari di apertura dei supermercati? Una riflessione che suggerisce come, oltre al “costume” italiano, lo scarso successo del non oil nel nostro Paese dipende dalle rigidità imposte delle norme

Nei suoi giri, il nostro Ulisse passa ora a osservare, pur con brevi e non pretenziosi colpi d’occhio, alcune prerogative dei vari paesi, dipendenti dal costume, dalle abitudini, dalle norme o dal carattere delle genti cui szoomi riferiscono.

In pratica vedremo, in giro per il nostro e altri Paesi, alcune “italianità” (cioè prerogative Italiche) o alcune “Suissitè” (particolarità svizzere) oppure…”Besonderheiten von Österreich” (austriache).

Una prima riflessione e una prima fotografia d’Italia Ulisse la fa partendo dall’abusato e noto tema degli orari di apertura di supermercati e stazioni di servizio.

Non si pone certo l’obiettivo di scoprire qualcosa di nuovo, ma di cogliere alcune immagini che possono, a suo parere, magari rendere giustizia di un possibile pregiudizio.

Il pregiudizio concerne il “famoso non–oil” e la spesso ripetuta frase “gli italiani non vanno a comprare il pane dal benzinaio” assunta come paradigma di un consumatore italiano che non amerebbe frequentare “i benzinai” se non per comprare il carburante.

Ebbene, Ulisse non la condivide, almeno non nel modo estremo con il quale viene spesso proposta. Perché?

In primo luogo gli Italiani comprano dal “benzinaio” qualunque tipo di cibo; tutti ben conoscete alcune stazioni, a volte non additabili come esempio di pulizia né di “alta cucina”, ma certamente capaci di offrire un servizio di bar e ristorazione che incontra giustamente la domanda. Certo, il cliente si aspetta (non sempre con successo) di trovare dietro il bancone del bar, appunto, un barista e non un addetto alle pompe nonché una toilette pulita.

In secondo luogo perché ben ricorda, come esempio eclatante, una stazione di grande passaggio in Svizzera (del tipo di quelle presenti nel GRA di Roma, volendo paragonare erogati a due cifre, viabilità e frequentazioni, per capirsi) che faticava a rifornirsi del pane richiesto nel corso della giornata poiché arrivava a fatturare, appunto in pane, centinaia di migliaia di franchi (quasi € oramai) all’anno.

I critici opporranno facilmente che gli italiani amano il pane fresco del fornaio e non comprano le baguette surgelate; ma basterà andare a vedere quante baguette surgelate e riscaldate con un forno efficace vendono i supermercati Italiani (se andate a fare la spesa…) per rendersi conto che, ferme restando le molte diversità di costumi e abitudini, per vendere delle baguette è necessario un forno di alta qualità, con adeguata duplicazione (back up, si dice oggi) per garanzia verso i guasti, e un idoneo e capace surgelatore.

Ovviamente qui il pane è, ancora una volta, un esempio, pur non tanto estremo come si può pensare; al pane si accompagna sempre anche il “companatico” nelle sue varie forme, sia da preparare (parlo di tutto quanto si può trovare in un convenience store) sia già preparato (mi riferisco, ovviamente, a tutto quello che un bar, anche senza pretese, può offrire in una stazione di servizio).

Quindi, dice Ulisse, ci sono le differenze fra i consumatori ma, a volte, sono anche correlate a quello che il mercato è stato capace di offrire; infatti tutte queste diversità e affinità fra il gusto delle genti trovano la loro camera di compensazione finale, e in gran parte decisiva, nel tipo di offerta e, in particolare in questo caso, nella disponibilità di adeguate strutture commerciali, con orari di apertura competitivi o, almeno allineati, rispetto a quelli dei di supermercati.

Concludendo, il consumatore “di bocca buona” si trova anche da noi, non sono tutti aspiranti gourmet o sommelier, ma nelle stazioni di servizio si prende l’abitudine ad andare e comprare o consumare di tutto soprattutto quando sono almeno… aperte, mentre, al contempo, i negozi sono chiusi e, perché no, sul tardi, quando anche i supermercati hanno serrato le loro capaci (potremmo dire rapaci?) porte di ingresso.

Ci limitiamo a fare qualche “foto”, in tre paesi, cogliendo gli orari di un supermercato Migros, in Svizzera, un Billa, in Austria (insomma Mittel Europa) e un Panorama in Italia; nulla di nuovo o sorprendente…

Per le stazioni di servizio, gli esempi vengono dalla Shell di Zuchwil, in Svizzera, dalla Jet di Schwaz e dal regolamento del comune di Roma in Italia.

Le stazioni di servizio nella Mittel Europa sono aperte, generalmente, in linea con il seguente orario (ovviamente ci si riferisce allo shop, la erogazione del carburante è sempre aperta), peraltro omogeneo fra i diversi paesi: dalle 5-6 di mattina alle 23-24, inclusi sabato e domenica (circa 17-18 ore al giorno).

Alcune stazioni, in zone di particolare flusso di traffico, sono aperte 24 ore, anche nello shop.

Al contrario, i Supermercati centro-europei sono normalmente chiusi la domenica e aperti fino alle 18.30 – 19.30 negli altri giorni.

Sussistono differenze, pur non rilevanti, fra i vari paesi, fra i quali spicca la Svizzera che si collocava fra i primi paesi come orari di chiusura serali (alle 18.00, 18.30) seppure oggidì cominci a manifestarsi una tendenza a garantire orari serali più lunghi (19, 20) soprattutto nelle città maggiori.

In Italia la situazione è sicuramente difforme; gli orari dei supermercati italiani sono certamente più ampi in serata (con chiusure alle 20.30-21.00 ) e, soprattutto, normalmente o spesso, sono aperti di domenica (di recente è iniziato anche qualche format “24 h, 7 su 7”).

Le stazioni di servizio Italiane, come sapete, hanno orari variamente regolamentati ma, in generale, l’orario dei giorni feriali è di circa 9-9,5 ore, con intervallo all’ora di pranzo e, comunque, chiusura alle 19.30; il sabato il 50% degli impianti è chiuso e la domenica il 75%; la domenica di apertura, peraltro, dà diritto a compensazione nel corso della settimana.

Valutando, con il peso percentuale delle aperture, le ore medie settimanali di apertura per le stazioni di servizio e i supermercati, si ottiene una situazione rappresentabile, per Svizzera, Austria e Italia, dal grafico 1.

Abbiamo quindi voluto calcolare un “Indice di Sovrapposizione” che esprime, in modo certamente non sofisticato, la misura della sovrapposizione fra la apertura dei supermercati e quella delle stazioni di Servizio (notoriamente “più aperte”).

Bene, il risultato non sorprende, in quanto ben noto, ma è , sicuramente, eclatante (grafico 2).

Traducendo i numeri in concetti, si conferma che:

  • in Italia i supermercati hanno orari di apertura tendenzialmente maggiori che nei paesi centro-europei (per circa un +25%, soprattutto grazie alla abitudine della apertura domenicale);
  • al contrario le Stazioni di Servizio mantengono orari di apertura inferiori a quelli delle stazioni Europee per oltre il 50% in meno (includendo gli effetti ponderati delle chiusure del week-end);
  • complessivamente, quindi, mentre nel nostro campione europeo i supermercati interferiscono per il 60% circa nell’orario di apertura delle stazioni di servizio (lasciando loro oltre il 40% di esclusività), in Italia sono i supermercati che sopravanzano di gran lunga le aperture delle stazioni di servizio.

Detto ciò sugli orari, possiamo vedere in breve sintesi che, certamente anche per altri e complessi motivi, non in tutti i paesi si è verificato, come in Francia e nel Regno Unito, che le grandi catene di supermercati abbiano occupato grandi quote della distribuzione carburanti.

Nei paesi della Mittel Europa le stazioni di servizio con shop hanno ben tenuto testa ai supermercati, non hanno concesso agevole spazio sui carburanti e hanno conteso loro fasce di clientela e di mercato, soprattutto nel “fuori orario” e “festività”, facendo leva sui segmenti della piccola ristorazione e del “convenience store”.

In Italia non si sono verificate né la prima né la seconda situazione: i supermercati sono rimasti, allo stato, abbastanza limitati nel settore oil, ma hanno potuto occupare spazi importanti che, soprattutto in certi orari e nei giorni festivi, sarebbero stati di pertinenza dei potenziali convenience store “petroliferi”.

Concludendo, quest’analisi, pur parziale, magari troppo orientata alle città e ai grandi supermercati e meno ai villaggi con i loro piccoli negozi, con alcune approssimazioni e comunque sempre da collegare con le diversità dei costumi delle genti, consente di dire che ci troviamo dinnanzi a una specificità italiana.

Essa non trova spiegazione e luogo solo negli atteggiamenti del consumatore, ma anche nelle norme e regolamenti vigenti cui, nel lungo termine, si sono in qualche modo adattate anche le strutture commerciali che da tali regolamenti traggono la loro fattibilità, giustificazione e, soprattutto, possibile redditività.