Presenta il Quaderno #25

Antonio Malvestio, presidente del Freight Leaders Council, associazione che riunisce i maggiori operatori della logistica italiana, ha dichiarato:  “Migliorare l’impronta ambientale costituisce anche un risparmio per le aziende di trasporto, ma occorre fare presto. La sostenibilità diventi un’ossessione”

ScaniagnlImporre per legge il calcolo delle emissioni prodotte attraverso il trasporto delle merci; lanciare un piano nazionale per sostituire progressivamente i combustibili fossili con fonti a ridotto impatto ambientale: LNG e bio carburanti;  accelerare il rilancio dell’intermodalità ferroviaria e lo sviluppo della smart mobility: sono questi alcuni passi che il Freight Leaders Council ha individuato nel Quaderno #25 sulla sostenibilità ambientale del trasporto e della logistica, curato dal presidente, Antonio Malvestio, con i contributi di rappresentanti delle istituzioni, delle aziende e degli esperti del settore, pubblicato in occasione del 25° anniversario della fondazione dell’associazione che riunisce i maggiori operatori della logistica italiana.

Il testo, presentato nell’ambito del convegno “Trasporto CO2: i carburanti alternativi rendono profittevole l’azienda”, organizzato a Roma da Tforma in collaborazione con Scania, Federmetano, Federchimica/Assogasliquidi, VDO e ZF si pone come un “manuale al servizio del lettore per illustrare come è possibile ridurre l’impronta ambientale nei trasporti” dando indicazioni alle aziende e alle istituzioni su come agire nell’immediato per far fronte all’emergenza emissioni prodotte dal trasporto merci e raggiungere gli standard imposti dall’Ue.

“Come spesso accade, ha dichiarato Antonio Malvestio, siamo di fronte ad una accelerazione: la sostenibilità ambientale sta diventando una priorità, ma l’impreparazione media rischia di far compiere errori. Chi si occupa di trasporti e logistica sarà presto nell’occhio del ciclone. Mentre tutte le filiere hanno lavorato per il miglioramento dell’impronta ambientale riducendo la produzione di gas serra, i trasporti sono rimasti indietro. Con il trend attuale, saranno presto (tra il 2020 ed il 2030) responsabili per il 50% della produzione mondiale di CO2. Di questa, il 60% per il trasporto delle persone e il 40% per il trasporto delle merci. Migliorare drasticamente l’impronta ambientale del trasporto e delle aree adiacenti alla logistica è possibile ed è a portata di mano. Costituisce anche un risparmio, in quanto diminuire la produzione di CO2 elimina gli sprechi. Occorre, però, decidere di non improvvisare e di seguire una pianificazione rigorosa”.

Questi  i fronti sui quali intervenire:

L’impegno delle aziende. Già oggi le aziende hanno diversi strumenti a disposizione per impegnarsi nella riduzione delle emissioni nocive. Il Quaderno #25 ne prende in considerazione alcune, tra cui il premio Lean&Green, nato in Olanda ed “importato in Italia” dal FLC, che prevede un riconoscimento alle aziende di trasporto che si impegnano a ridurre del 20% le emissioni nell’arco di un quinquennio, producendo un’adeguata certificazione. Da notare che oggi è possibile ottenere incentivi statali a fronte di risparmi energetici in termini di carburante, grazie all’estensione del meccanismo dei certificati bianchi anche al settore dei trasporti.

Agire sui mezzi. Il passaggio imposto dalla normativa comunitaria, tra Euro 5 e Euro 6 ha drasticamente ridotto le emissioni e inciso positivamente sul consumo di carburante dei mezzi pesanti (-2/5%), ma è possibile anche lavorare sul fronte degli pneumatici, dell’aerodinamica dei mezzi e degli stili di guida che in tandem con le nuove tecnologie possono portare a risparmi di carburante fino a oltre il 10%.

La scelta del carburante. Sono già 4 i produttori di veicoli pesanti che presentano in gamma modelli alimentati a GNL. Anche la rete di distribuzione è in via di sviluppo. Si tratta di un’alternativa già esistente e ampiamente esplorata in altri paesi europei. Anche i biocarburanti, di cui l’Italia è uno dei maggiori produttori in Europa (e anche esportatore) è una tecnologia già pronta, adattabile alla maggior parte dei motori in circolazione. Si tratta di “incentivare” il salto verso queste scelte e lavorare sulla rete di distribuzione.

La logistica urbana. Una visione più smart e ottimizzata delle consegne in ambito urbano diventa uno dei temi fondamentali sul fronte dell’efficientamento delle emissioni: le aree metropolitane non sono più un semplice punto di destinazione delle merci (il 45% delle tonnellate km origina nelle città) ma anche di partenza (per il 25%) mentre il restante 30% è costruito da merci che si muovono all’interno delle città stesse. Per quanto riguarda la destinazione d’uso del territorio è importante osservare che una percentuale variabile fra il 3 ed il 5% del territorio urbano è dedicato ad uso esclusivo delle merci.

L’intermodalità. Recuperare l’intermodalità ferroviaria significa tornare a “contare” sulla modalità treno per tutte le tipologie di merci. Ovvero rimettere in piedi un sistema di collegamenti cadenzati che offrano la possibilità agli imprenditori di accedere con facilità e convenienza a questa “alternativa”.

Ecco i sei passi da fare subito:

1 – Imporre il calcolo della CO2 prodotta attraverso il trasporto. Occorre prevedere, con un accordo tra vettori e committenti, una legge che imponga il calcolo delle emissioni prodotte nei servizi di trasporto, anche attraverso meccanismi premianti i comportamenti virtuosi. La misurazione delle performance renderà più facile avviare processi di riduzione delle emissioni.

2 – Lanciare un piano nazionale per i combustibili a ridotto impatto ambientale: GNL e combustibili bio. Il GNL va sostenuto attraverso un piano che congeli il livello di tassazione su un periodo di 5 anni per consentire la pianificazione degli investimenti. Parallelamente si dovrebbe avviare lo sviluppo dei biocarburanti, una tecnologia che già esiste e che non richiede quasi mai la sostituzione dei motori in circolazione.

3 – Un piano nazionale per l’intermodalità ferroviaria

Occorre un’offerta di trasporto intermodale utilizzabile a domanda: le lunghe dorsali peninsulari devono avere servizi regolari nelle due direzioni, anche con fermate intermedie per trasporto container a casse mobili con terminali efficienti. E non bisogna dimenticare che le linee AV (alta velocità) sono in realtà state costruite per essere AC (alta capacità).

4 – Premiare i trasporti più lenti per migliorare la sostenibilità del sistema

L’aumento della sostenibilità dei trasporti deve obbligatoriamente passare attraverso un rallentamento pur minimo dei flussi. I committenti devono fare un salto culturale accettando un “ritardo” nelle consegne per fare spazio all’intermodalità ferroviaria e marittima. E’ indispensabile identificare un sistema premiante per chi allunga, anche minimamente, le rese.

5 – Occorre dare visibilità allo sforzo per una migliore sostenibilità del trasporto merci

L’Istat dovrebbe aggiungere una serie di statistiche sul trasporto merci ed in particolare sulla produzione di CO2 nel trasporto. L’Albo degli Autotrasportatori dovrebbe dare visibilità alle certificazioni ambientali dei trasportatori seppure non obbligatorie. Il sito del ministero delle Infrastrutture e Trasporti dovrebbe indicare i dati di produzione di CO2 per il trasporto merci ed il relativo trend nazionale, confrontato a quello di altre nazioni ove disponibile.

6- Accelerare lo sviluppo della smart mobility

L’Italia deve accelerare l’attuazione del Piano d’Azione ITS che prevede “la creazione di piattaforme logistiche integrate e/o interoperabili con la Piattaforma Logistica Nazionale (PLN)” allo scopo di interconnettere il più possibile i vari attori della Supply Chain, cercando un ritorno positivo sulla limitazione dei tempi di attesa, i viaggi a vuoto e sulla sicurezza generale dell’intero sistema.