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16 aprile 2012
Una nuova stagione
di Roberto di Vincenzo
Le novità contenute nella legge sulle liberalizzazioni cambieranno il volto del settore. Passano in capo al titolare della licenza UTF tabacchi, somministrazione, rivendita di giornali.
Per dimostrare una tesi –così come avviene in geometria- bisogna partire da un’ipotesi. Anche da quella che, a volta, viene definita una dimostrazione per assurdo. Il fascino sta proprio in questo.
In altre parole dobbiamo provare ad immaginare cosa può accadere se, all’improvviso, i fattori noti ed arcinoti, abbandonando gli schemi usuali si ricombinano, improvvisamente, fra di loro per scrivere un’altra declinazione.
Tale ricombinazione improvvisa e fuori dagli schemi di un’idea-forza ci porta a considerare la possibilità che sia ipotizzabile determinare un altro scenario: una nuova dimensione dialettica all’interno della quale sia possibile declinare diversamente le regole conosciute per arrivare a costruire un equilibrio avanzato che faccia sintesi di posizioni che pure sembrano apparire inconciliabili o radicalmente opponibili.
Ma, senza indugiare nell’astrattezza del ragionamento, Proviamo a descrivere cosa è accaduto in questi mesi: il legislatore ha ritenuto indispensabile tracciare un percorso al termine del quale le certezze che l’industria petrolifera ha acquisito nel corso degli ultimi 80 anni cedano il passo a un confronto reale fra uguali e all’emergere, con assetti del tutto diversi da quelli attuali, di nuovi soggetti economici e sociali (gestori).
Gestori che, negli ultimi anni, sono stati parcheggiati ai margini del settore, vittime di una politica di esclusione voluta fortemente da alcune compagnie petrolifere (e segnatamente da una) e avallata da chi si è assunto l’ingrato compito di fornire l’alibi dell’adesione formale della categoria a ogni scelta della controparte.
Nel merito il provvedimento appena approvato cambierà radicalmente la faccia di questo settore (e i rapporti di forza sottostanti): lo stesso Parlamento ha chiarito che intende perseguire l’obiettivo di:
- promuovere lo sviluppo di operatori indipendenti e impianti multimarca, agendo anche sulla diversificazione delle tipologie contrattuali che legano produttori e distributori di carburanti;
- favorire una più generale liberalizzazione delle attività svolte dai gestori di impianti di distribuzione carburanti;
- incentivare la diffusione degli impianti automatizzati;
- accrescere la concorrenza e favorire una potenziale diminuzione dei prezzi;
- agevolare e promuovere l’uscita dal mercato degli impianti di distribuzione meno efficienti.
In questo quadro, appare evidente che il provvedimento, appena convertito in legge, contiene elementi di fortissima novità e di sicura discontinuità rispetto a quanto il legislatore aveva immaginato fino ad oggi.
La necessità che i soggetti interessati, gestori, compagnie e retisti, definiscano collettivamente un nuovo quadro contrattuale (entro il prossimo 31 agosto) all’interno del quale, per incrementare la concorrenzialità, possa essere contemplato –a condizioni convenute di salvaguardia di marchio ed investimenti- il superamento del vincolo di esclusiva nel rifornimento è un segnale inequivocabile di una tendenza che, sullo sfondo, può animare lo scenario ed indirizzarlo da una parte o dall’altra.
Se l’obiettivo è quello di dinamizzare il mercato con l’ingresso di nuovi operatori che possano, utilizzando tutti gli strumenti di una forte e spinta competitività, dare il loro contributo al contenimento dei prezzi al pubblico, mi sembra che ciò sia nelle corde del provvedimento.
Ma, mentre su questo punto si è concentrata la massima attenzione di tutti i soggetti, non dobbiamo invece fare passare sotto silenzio due elementi che lasciano immaginare l’evoluzione del mercato in senso fortemente concorrenziale: il primo è quello relativo alla facilitazione dell’aggregazione fra gestori non titolari di impianti e il secondo è quello relativo alla definizione dei criteri per la costituzione di un mercato all’ingrosso dei carburanti. Ed evoluzioni annesse.
Quando il legislatore fissa criteri per:
- condizioni di vendita non in esclusiva relative ai gestori degli impianti per la distribuzione carburanti titolari della sola licenza di esercizio, purché comprendano adeguate condizioni economiche per la remunerazione degli investimenti e dell’uso del marchio (in ogni momento i titolari degli impianti e i gestori degli stessi, da soli o in società o cooperative, possono accordarsi per l’effettuazione del riscatto degli impianti da parte del gestore stesso, stabilendo un indennizzo che tenga conto degli investimenti fatti, degli ammortamenti in relazione agli eventuali canoni già pagati, dell’avviamento e degli andamenti del fatturato, secondo criteri stabiliti con decreto del Ministero dello sviluppo economico);
- aggregazioni di gestori di impianti di distribuzione di carburante finalizzate allo sviluppo della capacità di acquisto all’ingrosso di carburanti, di servizi di stoccaggio e di trasporto dei medesimi;
- attuazione della direttiva 2009/119/CE del Consiglio, del 14 settembre 2009, che stabilisce l’obbligo per gli Stati membri di mantenere un livello minimo di scorte di petrolio greggio e/o di prodotti petroliferi, sono altresì stabiliti i criteri per la costituzione di un mercato all’ingrosso dei carburanti;
Non v’è dubbio che la distribuzione carburanti sarà investita, da un “ciclone” che non potrà, in alcun modo essere contenuto. Non sarà sufficiente, in altre parole, mettere il dito nella falla della diga per arrestare il processo. Ci sarà bisogno di intelligenti politiche di confronto e dell’individuazione di soluzioni condivise per evitare ulteriori strappi e riportare nell’alveo normale il clima delle relazioni industriali. Senza scorciatoie e senza la richiesta, almeno a chi ha sostenuto la necessità della “riforma”, di acritiche adesioni a progetti che, francamente, non possono essere condivisi.
Ora, se l’elemento caratterizzante la “riforma” è quello dell’apertura dei mercati –ed il divieto di cessione dei prodotti per uso di autotrazione ai gestori a condizioni che non siano eque e non discriminatorie (peraltro già contenute nella L. 111/2011)- il problema è quello di trovare le giuste compatibilità per impedire che, surrettiziamente, le compagnie petrolifere (o alcune di esse) e i retisti privati (o alcuni di essi) cerchino di resistere aumentando la pressione sui gestori.
C’è un altro elemento forte, nel provvedimento, che è l’esplicito richiamo alla norma contenuta nella L. 192/1998 con la quale era stato introdotta la fattispecie giuridica di “abuso di dipendenza economica”. Tale norma è, oggi, totalmente e immediatamente applicabile a comportamenti abnormi dei titolari o dei fornitori in esclusiva dei gestori (i comportamenti posti in essere dai titolari degli impianti ovvero dai fornitori allo scopo di ostacolare, impedire o limitare, in via di fatto o tramite previsioni contrattuali, le facoltà attribuite dal presente articolo al gestore integrano abuso di dipendenza economica, ai sensi e per gli effetti dell’articolo 9 della legge 18 giugno 1998, n.192).
Se questi sono i punti nodali della riforma non possiamo non rilevare che ce ne sono almeno altrettanti che ne rappresentano altri e qualificanti aspetti: dalla liberalizzazione dei tabacchi alla liberalizzazione totale delle opportunità commerciali –somministrazione compresa- in capo al titolare della licenza UTF, alla rivendita di giornali senza alcuna limitazione. Certo c’è anche la norma che facilita –almeno così sembra all’impronta- la realizzazioni di impianti ghost fuori dai centri abitati.
E, poi, un ragionamento a parte va fatto sulla obbligatorietà del completamento dei nuovi impianti con l’offerta di almeno un carburante a basso impatto ambientale (Gpl/Metano) e l’installazione di sistemi di alimentazione energetica integrativi e/o sostitutivi rispetto a quelli tradizionali a forte impatto ambientale sui quali ci sembra iniquo e antistorico invadere l’area di competenza delle Regioni (alle quali rinnoviamo la nostra disponibilità a un confronto a tutto campo) e una violazione del nuovo titolo V della Costituzione.
Nessun trionfalismo, quindi, ma consapevole soddisfazione perché la categoria, contro ogni aspettativa, ha saputo ribaltare un pronostico che la vedeva “perdente”. Pronostico sostenuto da più forze politiche, da petrolieri e retisti. E non solo come le cronache sanno bene.
Ora siamo nella situazione nella quale, ancora, le tessere che compongono il mosaico non sono tutte al loro posto: il compito più difficile è quello di trovare la sintesi fra tematiche sulle quali non c’è –come sempre capita in occasioni di riforme così complesse- una unanime condivisone.
Ma se sapremo, tutti, senza riserve ideologiche affrontare il nuovo con coraggio e con lungimiranza, il settore avrà la possibilità di vivere una nuova stagione di crescita nella quale il gestore, finalmente, avrà un ruolo propositivo e non subalterno e nel quale tutte le attenzioni non saranno scaricate sui prezzi.
Una nuova stagione per offrire, in prima istanza ai gestori e poi a tutti gli altri soggetti, quelle occasioni che da troppo tempo si sono perse o sono state cancellate dalla sfiducia nel domani.
Una sfiducia figlia di una forte discriminazione messa in atto con quel pricing differenziato e quella “concorrenza sui cartelli” che alcune compagnie petrolifere (e retisti) hanno enfatizzato svuotando, così il ruolo del gestore e sprecando le risorse del comparto anziché in investimenti, ammodernamenti e crescita economica dei partner in azioni fine a se stesse.
Noi al futuro ancora ci crediamo per questo riprendiamo con passione, caparbietà esattamente dal punto dal quale 15 mesi fa’ abbiamo lasciato: ci auguriamo che altri siano altrettanto liberi per immaginare un futuro possibile.
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