22 luglio 2011
Sei anni di risultati e progetti
Marco Mattioli fa un bilancio della sua presidenza Federlavaggi, ma guarda soprattutto al futuro dell’associazione e alle possibili trasformazioni.
Non c’è un vero toto-presidente, ma da quando Marco Mattioli ha annunciato di non volersi ricandidare, essendo, come contempla lo statuto, giunto al termine del suo secondo mandato, in Federlavaggi e fuori ci si chiede chi abbia la forza, la voglia e la convinzione per continuare un lavoro che egli attribuisce ripetutamente al gruppo, ma che viene riconosciuto come frutto soprattutto della sua tenacia, delle sue convinzioni e orientamenti.
Federlavaggi è nata sei anni fa, aggregando prima il gruppo di sette soci fondatori e poi arrivando a rappresentare 1000 addetti, facenti parte della filiera del lavaggio per l’autotrazione.
So che dirà di no, ma cosa dice a chi pensa che Federlavaggi sia lei e che senza di lei rischia di fermarsi?
Sono all’ultimo mandato, ho tracciato una strada e chi verrà dopo di me potrà lavorare sapendo che si avanza insieme con fatica, senza corse in avanti. Ora c’è un gruppo capace, organizzato, tutto può funzionare molto bene. Riconosco che il percorso dei primi anni è stato duro, difficile, ma credevo fortemente nell’associazione e ci ho messo tanta passione…
Smette per scelta o per rispetto dello statuto?
Per lo statuto…
Ma sa che si possono fare interventi “ad personam”…
Non mi ricandido, sicuramente per rispetto delle regole, ma ci sono ovviamente molte ragioni legate al mio lavoro, ai miei doveri in azienda. All’inizio ho fatto in modo che si strutturassero alcune idee forti, ora c’è una organizzazione viva, che produce risultati.
Secondo lei perché il gruppo non si è allargato? Non è un mistero che la mancata adesione delle aziende chimiche viene spiegata con la presenza forte di Ma-Fra… ma perché non hanno aderito i fabbricanti di prodotti complementari? Il numero degli aderenti si è stabilizzato, è solo colpa della crisi?
Ci sono state adesioni anche di aziende di detergenti. Flowey, per esempio, è tra i nostri membri e ha portato molta esperienza. Si deve avvertire l’esigenza di associarsi. Ho iniziato a pensare che fosse necessario creare un’associazione quando facevo il rappresentante e trovavo controproducente che su un guasto, che so?, di una pompa di dosaggio si giocasse a un assurdo scaricabarile tra i diversi produttori, a danno del lavaggista e senza far mai chiarezza effettiva per poter intervenire. Anche l’assistenza non dava spiegazioni.
Ora, grazie al lavoro di Federlavaggi, chi fa l’ordine sa che cosa compra, il prodotto è descritto bene e si conoscono gli effetti sulle componenti, questo evita un sacco di fermi macchina. Quello che ripeto da tempo è che manca un vero canale informativo: pochi hanno capito cosa effettivamente fa Federlavaggi e questa incomprensione mi delude. Per crescere abbiamo bisogno di comunicare di più, di far conoscere in modo più approfondito i nostri progressi.
I centri lavaggio sono almeno 4000; complessivamente, con quelli presenti nella stazioni di servizio, i lavaggisti sono intorno agli 11mila, la sensazione è che lei stia facendo un ruolo di supplenza, ma contraddittorio: da una parte rappresenta l’industria, dall’altra vuole rappresentare anche i lavaggisti che hanno una loro identità. Non avverte alcun contrasto?
Penso che stia svolgendo un’azione propedeutica e non contrastante. In tema con i 150 anni dell’Unità d’Italia, parafrasando la celebre frase di Massimo D’Azeglio, mi sento di dire: “Abbiamo fatto l’industria del lavaggio, dobbiamo fare gli autolavaggisti”.
Non è un mistero per nessuno che lavoro per far confluire i lavaggisti in Federlavaggi come soci aggregati, peraltro già previsti dallo Statuto. Credo sia uno dei compiti del futuro presidente… Ci vuole impegno, noi abbiamo dato l’esempio dimostrando che i concorrenti possono collaborare senza fare “cartello”. E’ stata una battaglia lunga, ma oggi l’hanno capito tutti.
Il tentativo di unire i lavaggisti è stato fatto tempo fa, ma gli obiettivi erano sbagliati, non si aggrega sul tema del costo del gettone a un euro, non ha funzionato e non poteva funzionare: una federazione non nasce solo sul prezzo. Bisogna parlare di regolamentazione del lavoro, di acque riciclate, di studi di settore…
Diciamo la verità: non è facile quando si inizia un lavoro così, si ricevono solo attacchi.
Occorre dire che dietro Assolavit non c’era un progetto chiaro…
Il gettone poteva essere uno slogan. Bisognerebbe fare come gli americani: individuare un simbolo, dove sono contenuti dei valori, e in quei valori riconoscersi. A me pare non manchino valori per cui battersi.
Perché non avete mai proposto nulla sul “non-lavaggio”, inteso come possibilità di guadagno da attività non direttamente connesse al lavaggio delle vetture?
Ci sono i bisogni e c’è il business. I nostri associati, alcuni anni fa, pensavano all’impianto di lavaggio come “pezzo meccanico” che poteva produrre soldi, ma non si occupavano di come li doveva produrre. Ci doveva pensare il lavaggista ad abbellire, modificare, differenziare. Ora la situazione sta migliorando.
In Bulgaria ho visitato un lavaggio con bar, club delle auto, Wi-Fi, centro di iniziative… lavare in quel centro costa almeno il 20% in più, ma è sempre pieno… Le idee non mancano, ma è difficile farle circolare. La comunicazione è distratta da altro… non aiuta in battaglie di interesse generale. Come quella che voglio intraprendere contro le tasse pubblicitarie, che colpiscono gli strumenti di comunicazione posti all’interno delle aree di lavaggio…
Tra i risultati raggiunti, quale la inorgoglisce di più?
Voglio premettere che per fare le cose ci vogliono molti investimenti. Noi abbiamo investito notevolmente sulla sicurezza, e sull’informazione per una corretta conduzione ecologica degli impianti. Dobbiamo esigere che gli impianti consumino poca corrente, poca acqua…
Sono orgoglioso di aver dato regole condivise alla depurazione. La depurazione era compressa tra il chimico e l’impianto di lavaggio. Ora abbiamo un protocollo condiviso, a cui sono interessate anche le altre federazioni mondiali del car wash.
Abbiamo fatto molti passi utili, ma devono capirli tutti, la forza vendita per prima.
Pensa che ci siano provvedimenti governativi che possano riossigenare il settore?
Direi che a noi come a tutti servano semplificazione e agevolazione del “sistema imprese” all’accesso al credito.
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